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Parmalat, i nuovi assetti riguarderanno 2 mila addetti

Alla fine è arrivato. Infatti la Consob ha approvato il documento informativo per l’ adempimento dell’obbligo di acquisto delle azioni Parmalat ancora in circolazione da parte di Sofil, controllante del gruppo Lactalis. Il periodo di presentazione delle richieste di vendita, si legge in una nota, ha avuto inizio ieri per concludersi il 22 febbraio, salvo proroghe. La procedura, che porterà al delisting del gruppo di Collecchio, è rivolta a tutti gli azionisti a cui verrà offerto da Lactalis un corrispettivo di 2,85 euro per azione.

Una operazione che crea qualche preoccupazione. Tanto è vero che le segreterie nazionali di Fai, Flai e Uila, unitamente al coordinamento nazionale delle Rsu Parmalat, proprio in merito alla riorganizzazione futura dell’ azienda annunciata da Lactalis, rivendicano con determinazione il diritto a maggiori informazioni sugli assetti futuri ed un confronto preventivo con il sindacato. "È inaccettabile - dichiarano i segretari nazionali di Fai, Flai e Uila, Attilio Cornelli, Mauro Macchiesi e Enrica Mammucari - che decisioni che riguardano le strategie future del Gruppo e quindi della vita di migliaia di lavoratori siano comunicate via mail ai dipendenti, senza il minimo coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nei luoghi ufficiali deputati al confronto". Bisogna ricordare che Parmalat in Italia ha 9 stabilimenti con circa 2.000 addetti ed un indotto nel paese di 134 mila persone".

"Chiederemo un incontro urgente al management italiano e all’amministratore delegato per capire gli impatti della nuova organizzazione sul perimetro industriale e commerciale italiano e sull’occupazione", proseguono Cornelli, Macchiesi e Mammucari. "Laddove non ci saranno risposte soddisfacenti, il sindacato è pronto a mettere in campo tutte le necessarie mobilitazioni, investendo direttamente le sedi istituzionali ed il Governo".

Nel 2018 Parmalat ha realizzato 6.232,5 milioni di euro di fatturato, -6,9% sul 2017. Il margine operativo lordo è 401,3 milioni, -11,5%. A pesare sui dati preliminari esaminati è soprattutto la situazione venezuelana: a cambi e perimetro costanti ma escludendo il paese sudamericano i ricavi sarebbero in linea col 2017 (-0,1%). Il margine operativo lordo segnerebbe invece un calo del 3,1% per l’andamento negativo delle aree Oceania, Africa e Nord America (Canada soprattutto) confermando "le forti difficoltà che il Gruppo sta affrontando in alcuni dei principali mercati in cui opera", ha spiegato la società, aggiungendo che i dati preliminari a tassi e perimetro costanti e senza la consociata Venezuela "confermano la guidance". Per la società controllata dai francesi di Lactalis l’anno è stato caratterizzato da criticità "esogene" derivanti dalla volatilità dei prezzi del latte e dall’andamento sfavorevole del mercato dei prodotti in polvere.

( 4 febbraio 2019 )

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