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L'iper attivismo di Renzi ostacola la nascita della gamba di centro del centrosinistra

La coalizione di centrosinistra fatica a prendere forma al centro per l’eccesso di attivismo del segretario Pd.

L’investitura prima di Pierferdinando Casini, come punto di riferimento per un’aggregazione di centro disposta ad allearsi con i Democratici, poi di Alfano (per allargare Ap), poi di nuovo di Casini (dopo il passo indietro di Alfano) e infine della ministra Beatrice Lorenzin (negli ultimi gioni) ha finora ostacolato, e continua ad ostacolare, la costituzione di un nuovo soggetto che nel progetto di Matteo Renzi dovrebbe contribuire a costituire quel centro-sinistra di cui il Pd ha tanto bisogno. Per il semplice motivo che una lista di questo genere, che verrebbe giustamente percepita dall’elettorato come espressione di un ceto parlamentare senza un progetto e senza proposte ma solo alla ricerca di una ricollocazione, avrebbe un effetto boomerang sia sui partecipanti all’operazione sia sullo stesso Pd. Per questo motivo molti, anche in Parlamento, continuano a restare alla finestra. Non per un pregiudizio sulle persone ma per una valutazione politica, che attiene allo scarso appeal elettorale di una lista di quel genere, e una questione di metodo non espressa apertis verbis ma che può essere sintetizzata con un ”meglio che Renzi pensi al Pd piuttosto che cercare di andare a mettere ordine in casa d’altri”. E sono in tanti ad aver chiari i termini della questione che ieri è stata espressa in una riunione ristretta anche alla Lorenzin.

Qualcuno dei diretti interessati, per la verità, lo aveva già fatto presente. Lorenzo Dellai, ad esempio, ma anche Giuseppe De Mita e altri.

Il presidente del gruppo misto, Pino Pisicchio, lo ha detto chiaramente pochi giorni fa: ”L’alleanza di centrosinistra non può essere costruita con atomi e sigle senza popolo, ma ha bisogno di proposte politiche vere e personalità di alto profilo che le incarnino al cospetto dell’elettorato. Occorre domandarsi - ha sottolineato Pisicchio - qual è il progetto politico del centro riformista che si renda alleato con il Pd. La risposta a questa domanda - ha concluso - rappresenterà la vera chanche di vittoria dell’alleanza”. Ed è proprio questo il punto: un progetto politico che non sia di corto respiro ma sia traguardato nel medio-lungo periodo, non certamente al prossimo mese di marzo. Perchè va bene l’idea di garantire la rappresentanza, va bene preoccuparsi della sopravvivenza di qualche parlamentare, va bene tutto. Ma c’è un limite non valicabile: l’appiattimento sugli obiettivi del Pd e sui desiderata del suo segretario.

Dellai lo ha addirittura scritto in una lettera aperta ai possibili interlocutori di una lista di ispirazione civica e popolare, alleata con il Pd. Una iniziativa ”rivolta da un lato ad alcuni esponenti politici oggi in Parlamento - come Beatrice Lorenzin, Gianpiero D'Alia, Giuseppe De Mita, Bruno Tabacci, Pino Pisicchio - e dall'altro a tutte le persone, i movimenti e le esperienze civiche che possono portare un contributo” e ”hanno voglia di immaginare un percorso nuovo e di lungo periodo". Uno modo per dire a nuora affinchè suocera intenda che percorso, modalità, tempi e persone per costruire un nuovo soggetto popolare li decidono i diretti interessati e non altri.

( 14 dicembre 2017 )

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