Martedì 21 novembre 2017, ore 11:23

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Contratto

Università: docenti incrociano le braccia fino al 31 ottobre per il rinnovo

Docenti universitari incrociano le braccia fino al 31 ottobre prossimo, ultima spiaggia nel tentativo di sbloccare la vertenza sul contratto ed ottenere il rinnovo. A scatenare la protesta indetta dal Movimento per la dignità della docenza universitaria è il mancato adeguamento delle retribuzioni. "Nella legge di bilancio dovremo assolutamente trovare le risorse. Vale per i dipendenti pubblici e quindi anche per i docenti universitari e ricercatori" - dichiara la ministra Fedeli che ribadisce l’impegno preso fin dall’inizio del suo mandato: "Stiamo lavorando - dice - per creare le giuste condizioni tali da sbloccare gli scatti stipendiali. Il rinnovo del contratto è un tema che riguarda tutti". Potrebbero saltare i primi appelli della sessione d’esame, con conseguenti disagi per migliaia di studenti: 5.444 i docenti e ricercatori che hanno sottoscritto la lettera di proclamazione. La Flc Cgil chiede a Governo, Parlamento e alla ministra Fedeli di "contrattualizzarli subito", mentre gli studenti propongono di "allargare la mobilitazione di un’università ormai "in macerie: abbiamo la necessità di aprire un dibattito ampio e generale. Agli scioperanti chiediamo di convocare con noi studenti assemblee per ogni appello perso o rimandato".

"Se i docenti universitari italiani avessero avuto il contratto nazionale non si sarebbero trovati in questa situazione che rappresenta solo la punta di un iceberg, se si considerano le tante criticità esistenti e quotidianamente denunciate dal sindacato". Interviene anche Francesco De Simone Sorrentino, Cisl Università. Il problema salariale dei docenti è uno degli aspetti problematici che gravano sul sistema universitario che devono essere necessariamente risolti tempestivamente mediante un confronto con il Governo, affinchè siano introdotti strumenti normativi innovativi - aggiunge il sindacalista - che consentano anche una forte riduzione dell'eccessiva burocratizzazione cui è stato sottoposto il sistema universitario dopo la Riforma Gelmini"."Non tutti sanno - aggiunge - che il personale docente universitario è ancora regolato dalla Legge sia per quanto concerne gli aspetti giuridici del rapporto di lavoro sia per quelli economici. Questo perchè, dopo oltre 25 anni, per questa categoria di personale non è stato avviato ancora il processo di contrattualizzazione che ha interessato il restante personale del Pubblico Impiego. Ad esempio permane il problema dei Ricercatori a tempo determinato, degli assegnisti e dei borsisti, dei Ricercatori a esaurimento, della compressione dei professori associati che svolgono le stesse funzioni degli Ordinari percependo una retribuzione inferiore del 30%, del Sistema di abilitazione scientifica nazionale e di reclutamento locale, del sistema di valutazione. Temi che potrebbero, in gran parte, avere una loro disciplina specifica in un contratto nazionale come avviene per tutto il restante personale del Pubblico Impiego, nell'ambito del quale rilanciare anche l'idea di un ruolo unico della docenza che vada a rendere giustizia a tante professionalità esistenti scardinando il sistema feudale (ordinario, associato, ricercatore) ancora presente in moltissime realtà accademiche. Riteniamo che questa sia l'occasione giusta per rilanciare un tavolo istituzionale di confronto per affrontare con la Ministra Fedeli in tempi certi, i temi dell'Università e della Ricerca Scientifica, tra i quali dovrà trovare ampio spazio anche la risoluzione della questione della docenza universitaria nell'ottica di una contrattualizzazione in stile europeo che, nel rispetto dell'autonomia costituzionale riconosciuta alla docenza, possa offrire quelle garanzie che solo un contratto nazionale può dare. Non possiamo, infine, nascondere le nostre perplessità circa la posizione assunta dalla Commissione di Garanzia rispetto alla proclamazione di questo sciopero. Come organizzazione sindacale siamo favorevoli a un riconoscimento più ampio delle prerogative sindacali specie in chi si costituisce in associazione operante al suo interno con regole democratiche anche se non rappresentativa. Tuttavia dobbiamo interrogarci se la posizione oggi assunta dalla Commissione non possa aprire nuovi scenari che nel futuro possano determinare una degenerazione nell'utilizzo di uno strumento che, per la Cisl, resta sempre l'estrema ratio a cui ricorrere solo quando siano falliti tutti gli spazi di interlocuzione e di mediazione. Almeno a questa considerazione porta il senso di responsabilità con il quale da sempre la Cisl opera a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori rappresentati".

Al contempo, l'Autorità, a tutela dei diritti degli studenti, ha fissato alcuni limiti: è consentita, nel periodo 28 agosto - 31 ottobre, la sospensione del primo appello laddove siano previsti più appelli nello stesso periodo; deve essere garantita l'organizzazione di un appello straordinario non prima del quattordicesimo giorno successivo a quello dello sciopero solo laddove la sessione d'esame consista in un unico appello. Inoltre, devono essere adottate tutte le misure necessarie al fine di evitare che l'appello straordinario pregiudichi la partecipazione degli studenti laureandi alla sessione di laurea autunnale, ivi compreso l'eventuale differimento della data di inizio di quest'ultima. Infine, sostiene il Garante, deve essere garantita la massima diffusione della comunicazione di tale astensione e delle relative modalità attuative, con particolare riferimento all'erogazione delle prestazioni indispensabili, facendo ricorso anche all'ausilio di strumenti informatici (siti web, posta elettronica e intranet).

( 30 agosto 2017 )

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