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Salute e sicurezza

Amianto, 25 anni di ritardi

La parola d’ordine è: fare presto. A 25 anni dal varo della legge 257, grazie alla quale in Italia è stato possibile mettere al bando la lavorazione e l’utilizzo dell’amianto, ancora troppo poco è stato fatto sul versante del censimento e del risanamento dei siti inquinati. L’allarme è dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che oggi hanno organizzato un convegno per discutere delle proposte delle tre confederazioni in vista della terza Conferenza governativa sull’amianto, in programma venerdì 24 e sabato 25 novembre a Casale Monferrato.

La prima si era svolta nel 1999, sette anni dopo l’emanazione della legge, nel 1992, che vietò in Italia l’impiego di qualsiasi manufatto contenente la fibra; la seconda si era tenuta a Venezia, nel novembre 2012, un momento particolarissimo che, dopo la fine del maxiprocesso Eternit di primo grado, aveva visto, per iniziativa del ministero della Salute, all’epoca retto da Renato Balduzzi, uno sprone significativo sui fronti della ricerca per il mesotelioma e della tutela ambientale.

Eppure - lamentano i sindacati - siamo clamorosamente in ritardo. Basti pensare che di 32 milioni di tonnellate di amianto stimate nel 1992, ne sono state rimosse, ad oggi, solo 7.800.000. Ne restano ancora 24 milioni che, a questo ritmo, necessiterebbero di altri 70 anni per essere rimosse.

Nel frattempo, mentre il Piano nazionale dei ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Ambiente tarda a essere pienamente operativo, 4 mila persone all’anno continuano a morire per malattie correlate all’esposizione alla fibra killer.

"Questo convegno sindacale viene fatto in Parlamento perché anche la politica abbia una attenzione maggiore nei confronti di un problema che oggi, purtroppo, colpisce migliaia di lavoratori, ex lavoratori ed i cittadini che vivono vicino ai luoghi di produzione" spiega Colombini ponendo l'accento sui nodi da risolvere e sui quali investire: rifinanziare il fondo famiglia vittime dell'amianto; politiche di bonifica dei siti; aiuti ai comuni a gestire lo smaltimento dell'amianto che hanno sul proprio territorio "perché nessuno si può permettere di lasciarne, buttarne nelle rive dei canali; infine una attenzione maggiore dei medici su queste malattie professionali ma anche nei confronti dei cittadini che vengono purtroppo attaccati dal mesotelioma”.

(Approfondimento domani su Conquiste Tabloid)

( 26 ottobre 2017 )

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