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Istruzione e ricerca: dopo 9 anni, l’attesa è finita

Dopo 9 anni di attesa, 1 milione e duecentomila tra docenti, personale Ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi, ha finalmente un nuovo contratto. La firma del rinnovo del nuovo comparto istruzione e ricerca è arrivata questa mattina dopo una trattativa fiume. Gli aumenti salariali sono in linea con quanto stabilito dalle confederazioni con l'accordo del 30 novembre 2016; per la scuola da un minimo di 80,40 a un massimo di 110,70 euro; pienamente salvaguardato per le fasce retributive più basse il bonus fiscale di 80 euro.

"E' una svolta importante per il mondo della scuola, della ricerca, dell'università e dell'alta formazione artistica e musicale, la firma del nuovo contratto di lavoro -  commenta Annamaria Furlan, Segretaria generale della Cisl -. Ma è anche un segnale positivo per il futuro del nostro Paese in una stagione in cui abbiamo bisogno di scommettere sul sistema formativo e sui giovani. Siamo molto soddisfatti perchè è un contratto che segna la chiusura di una situazione di incredibile stallo, durata nove anni. Un rinnovo che rappresenta un atto di grande valenza 'politica' per i risvolti che avrà per un milione e duecentomila lavoratrici e lavoratori italiani cui viene affidato un ruolo sociale delicatissimo". (l'intervento integrale di Annamaria Furlan domani su Conquiste tabloid)

Nel contratto, diversamente da quanto ipotizzavano rumors circolati (e molto strumentalizzati) negli ultimi giorni, non c’è alcun aumento di carichi e orari di lavoro né arretramenti per quanto riguarda le tutele e i diritti nella parte normativa, nella quale al contrario si introducono nuove opportunità di accedere a permessi retribuiti per motivi personali e familiari o previsti da particolari disposizioni di legge.

I sindacati portano inoltre a casa una cruciale inversione di tendenza sul fronte della contrattazione. Il contratto, sottolineano a proposito i segretari generali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola, Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi e Giuseppe Turi e i segretari confederali di Cgil Cisl e Uil, Franco Martini, Ignazio Ganga e Antonio Focillo, segna “una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale”. Vengono rafforzati, spiegano ancora i sindacati, tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, “valorizzando in tal modo il ruolo delle Rsu nell’imminenza del loro rinnovo”.

Tra le altre novità di rilievo il diritto alla disconnessione, a tutela della dignità del lavoro, “messo al riparo dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie”.

Per quanto riguarda il personale docente della scuola, i sindacati hanno ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà di insegnamento. “Riportando alla contrattazione le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale, ripristinando la titolarità di scuola, assumendo in modo esplicito un’identità di scuola come comunità educante - sottolineano Cgil Cisl e Uil confederali e di categoria -,  si rafforza un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità”.

Per le organizzazioni sindacali, il contratto - la cui vigenza triennale 2016-18 si concluderà con l’anno in corso - è fondamentale per il prossimo rinnovo e per il confronto con il nuovo Parlamento e il nuovo Governo, “per rivendicare una politica di forte investimento nei settori dell’istruzione e della ricerca”.

La lunga fase dell’unilateralismo di governo e delle riforme calate dell'alto appare dunque alle spalle. Soddisfatti i sindacati, dunque.  E sooddisfatto l'esecutivo. A partire, naturalmente, dalla ministra Fedeli che parla di impegno preso e mantenuto. “Valorizzare chi opera nei settori della conoscenza - afferma Fedeli - significa impegnarsi per garantire un futuro di qualità ai nostri giovani”.

( 9 febbraio 2018 )

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