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Sindacato

L’attualità di Giulio Pastore

Un “costruttore della Repubblica”, che ha lasciato una lezione chiara di “responsabilità, sostenibilità, coesione, giustizia sociale”. Così Annamaria Furlan ricorda il fondatore della Cisl, Giulio Pastore, a Roma, a cinquant’anni dalla scomparsa.

“Per la Cisl - sottolinea la segretaria generale, in una Sala del tempio di Adriano gremita e alla presenza del Presidente della Repubblica - la ricorrenza dei cinquant’anni dal giorno in cui Giulio Pastore ci ha lasciato non è un semplice momento rituale, ma l’occasione per riflettere sull’oggi attraverso il suo lascito e la straordinaria modernità che lo caratterizza, con riferimento ai valori etici”. Valori che, evidenzia Furlan, sono “ancora attuali”.

“È trascorso mezzo secolo - aggiunge la sindacalista - ma l’universo di valori e di fini di Pastore e della Cisl, unitamente al progetto di civiltà e di democrazia che ispirano, continuano ad essere un riferimento prezioso in questo nostro tempo travagliato, che richiede lungimiranza, cooperazione e coraggio innovativo per rendere concreta la centralità della persona e del lavoro”. Nei valori e poi nei fini, evidenzia la leader cislina, confluisce “la fruttuosa riflessione di Pastore sul personalismo, da Mounier a Marcel, e il confronto, quanto mai formativo, con Dossetti, Grandi, De Gasperi, Romani”. La strategia riformista della Cisl, sin dall’origine “nasce proprio da questa triangolazione: un grande rigore sui valori e sui fini; un’analisi del mondo che riconosce la grande distanza da quei valori e da quei fini; la necessità che la lungimiranza e l’efficacia della politica riformista riducano, sino ad annullarla, quella distanza”. “Questa visione, rigorosa e pragmatica - aggiunge Furlan - parla ancora al nostro tempo denso di contraddizioni e d’ingiustizie sociali”.

La numero uno di Via Po ricorda, poi, il forte europeismo del fondatore cislino. “Nella visione lungimirante di Giulio Pastore, di Mario Romani, della Cisl - sottolinea -, l'Europa rappresentava un necessario e vitale orizzonte economico, sociale, civile, politico e culturale, senza il quale non sarebbe stata possibile l’azione di sviluppo e di modernizzazione immaginata”.

Nella polemica che oppose Pastore alla lettura liberista, e alla conseguente contestazione dei Trattati di Roma sostenuta dal Pci, evidenzia ancora Furlan, “emergeva nitidamente la scelta della Cisl a favore di un'economia mista, che oggi definiremmo ‘economia sociale di mercato’, non costringibile nello schematismo riduttivo odierno, che riconduce tutto al ‘liberismo’ o al ‘dirigismo’, ma piuttosto alla capacità di coniugare gli interessi economici, del benessere sociale, delle conquiste civili, dell'evoluzione culturale del lavoro e dell’emancipazione della persona”.

“Emerge perciò - sottolinea la segretaria generale - nel pensiero originario della Cisl, la relazione organica tra economia sociale di mercato e democrazia partecipativa”.

La democrazia rappresentativa, sottolinea ancora Furlan, “se non trova il suo radicamento popolare, se si riduce al voto pur importante, diventa sempre più vuota e formale perché non entra nella concretezza della vita delle persone”.

Parlando di rappresentanza, non può mancare il riferimento a l “protagonismo virtuoso delle parti sociali”. “Pastore ci ricorda costantemente l’importanza del libero sindacato - sottolinea Furlan - in riferimento al corretto funzionamento della democrazia, alla propria missione elettiva, alle aspettative dei lavoratori. Resto fermamente convinta che la democrazia partecipativa, sia la forma di governo più prossima alla democrazia diretta nelle nostre società complesse e che si realizzi nella dialettica fra Rappresentanza politica e Rappresentanza sociale, ognuna nella propria autonomia e nel proprio ruolo specifico, come prevede l’art. 99 della Costituzione. Sono altrettanto convinta che il bene comune possa scaturire soltanto da questa dialettica”.

( 14 ottobre 2019 )

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