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Voucher, via libera all'abolizione dal Consiglio dei ministri

Via libera dal consiglio dei ministri all'abolizione dei voucher. "Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l'eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale", ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. "Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti - ha aggiunto il premier - nella consapevolezza che l'Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l'orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento".

Quindi abrogazione totale: i voucher sono stati cancellati e così 'salterà il referendum promosso dalla Cgil. In precedenza la commissione Lavoro della Camera ha approvato il testo che andava in questa direzione. Poi oggi il governo ha portato in Consiglio dei ministri il decreto legge che, recependo quel testo, ha abolito i buoni lavoro.  In pratica, la commissione Lavoro della Camera ha approvato ieri l'eliminazione dei voucher, votando a favore dell’emendamento che abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act dedicati al lavoro accessorio. L’emendamento prevede anche un periodo transitorio - fino al 31 dicembre 2017 - in cui si potrà continuare ad utilizzare i buoni lavoro già acquistati. Il governo, nel Cdm di domani, dovrebbe tradurre in decreto questa decisione della commissione, di conseguenza dall'entrata in vigore dello stesso i buoni lavoro non potranno più essere venduti.

Da una parte del fronte sindacale e imprenditoriale arrivano dure critiche. "Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito", attacca la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. "La scelta che si va profilando dà un segnale evidente - sottoline anche Giggi Petteni, segretario confederale Cisl - di come la politica non sia in grado di stare al passo con il lavoro che cambia, ma faccia prevalere scelte tattiche e di convenienza di parte".

Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dice che l'eliminazione dei voucher "non ci piace e nemmeno il modo: se 's'ha da fare' si faccia il referendum". Contraria anche Confcommercio, che la bolla come vicenda "dall'epilogo paradossale". Per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, sarebbe stato "meglio fare un accordo prima del referendum" puntando ad una drastica riduzione dei buoni lavoro. In casa Cgil, il leader della Fiom, Maurizio Landini, tra i primi promotori dei referendum (compreso quello sull'articolo 18, non ammesso dalla Corte costituzionale), sottolinea che l'abrogazione dei voucher è "quello che chiedevamo, l'obiettivo che volevamo raggiungere", quindi "vuol dire che abbiamo fatto bene a fare il referendum"

Poi Maurizio Sacconi: sul lavoro un passo avanti e due indietro. ”L’idea di cancellare i voucher dopo averne ampliato il campo di applicazione è espressione di una linea oscillante tra timide aperture alla realtà delle cose e repentini ritorni alle battaglie squisitamente simboliche. Ieri le collaborazioni, oggi i voucher”, ha scritto il presidente della Commissione lavoro del Senato, nel blog dell’Associazione amici di Marco Biagi. E sugli assegni di ricollocazione « il numero di 30 mila assegni su 3 milioni di disoccupati descrive una lotteria della fortuna riservata a pochi. ”Sarebbe invece stata possibile una dura vertenza per costringere le Regioni tutte a spostare le risorse dalle solite destinazioni autoreferenziali ai disoccupati. Insomma, nel migliore dei casi, un passo avanti e due indietro”.

( 17 marzo 2017 )

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