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Almaviva Napoli, a rischio 150 posti di lavoro

Una manifestazione dei lavoratori di ''Almaviva'' davanti al Ministero dello Sviluppo Economico, a Roma, 19 dicembre 2016.    ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ad Almaviva Napoli rischiano il posto in 150. Per questo i lavoratori del call center protesteranno giovedì prossimo, a Roma, sotto la sede nazionale dell’Inps, dove chiederanno di essere ricevuti dai vertici dell’ente per spiegare le loro ragioni. Il rischio licenziamento arriva dopo il cambio di appalto, in seguito alla gara per la gestione del contact center dell’Inps, una commessa vinta dalla società Comdata Network. In base alla clausola di salvaguardia sociale tutti i lavoratori sarebbero dovuti passare in automatico alla nuova azienda, cosa che non è avvenuta. La nuova società, infatti, ritiene che a dover essere assunti sono i lavoratori che hanno maturato una continuità sulla commessa Inps (in precedenza gestita da Almaviva) di almeno sei mesi, dal 2 febbraio al 2 agosto 2019. In 150 circa si ritrovano, però, a non avere questa continuità per aver lavorato su altre commesse nel periodo preso in considerazione. "Assistiamo - denunciano in una nota unitaria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil - ad un gioco di forza tra le aziende coinvolte del quale fanno le spese soprattutto i lavoratori". È intanto fissato per il 18 novembre prossimo un incontro con Comdata group che ha accolto la richiesta dei sindacati. Restano fermi, però, i punti voluti dall’azienda in base ai quali viene definito un "perimetro del personale, con diritto all’assunzione, sulla base dei seguenti requisiti" e cioè i sei mesi continuativi sulla commessa Inps. Ricordiamo che la vertenza che ha coinvolto Almaviva nel 2016, si è conclusa drammaticamente con il licenziamento collettivo di 1.666 operatori della sede di Roma e il salvataggio (così venne considerata all’epoca dai mass-media nazionali) dei lavoratori napoletani, costretti ad accettare un accordo che prevedeva la sospensione del Tfr e degli scatti d’anzianità per il consolidamento del sito. Tre anni di sacrifici e promesse ma non si è ancora approdati a nulla.

( 13 novembre 2019 )

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