Venerdì 19 gennaio 2018, ore 10:20

Quotidiano di informazione socio‑economica

La protesta

Grande distribuzione, grande sciopero

di Silvia Boschetti

Sono lontani i tempi in cui Grande distribuzione faceva rima con grande benessere per aziende e lavoratori. Recessione economica, calo dei consumi, riduzione del potere di acquisto delle famiglie, incremento degli acquisti on line sono i principali fattori che hanno concorso a cambiare, per sempre, lo scenario. Ecco allora che i colossi francesi, dopo aver ampiamente fatto la spesa nel Bel Paese, devono fare i conti con personale in esubero e chiusura di sedi, intanto si fanno largo - non a caso - i discount e tiene, con qualche crepa, il mondo Coop. Crescono invece Lidl - è di ieri una nuova apertura a Palermo - ed Eurospin. Storia a sè quella di Esselunga che resta ancora sola sul podio della crescita. Un quadro variegato ed in cambiamento in cui i dipendenti però non intendono restare schiacciati. Nessun arretramento dunque rispetto ai negoziati di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. Ecco perché continua il pressing delle federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per far uscire dallo stallo i negoziati di rinnovo dei contratti di lavoro. Oggi, vigilia delle festività natalizie, in tutta Italia la categoria si ferma per una giornata di sciopero dei 350mila addetti della Distribuzione Moderna Organizzata e della Distribuzione Cooperativa. È un’attesa lunga quattro anni quella dei circa 300mila lavoratori della distribuzione moderna organizzata per la definizione del primo contratto nazionale di lavoro. Sono invece in stand by da quasi un anno i negoziati con l’associazione nazionale di settore Federdistribuzione che ha deciso unilateralmente di erogare aumenti economici inferiori rispetto alle previsioni negoziali dei contratti nazionali di settore già rinnovati con le associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti. Facile immaginare il malumore in casa sindacale. Non va meglio per i 70mila lavoratori del sistema distributivo Coop che da quattro anni non possono ”contare sui legittimi e sacrosanti aumenti salariali, che, invece, i loro colleghi dipendenti da imprese aderenti a Confcommercio ed a Confesercenti hanno avuto” spiega la Fisascat Cisl. ”Appare dunque ingiustificato ed ingiusto che, per una pura visione ideologica del proprio ruolo negoziale - prosegue la nota sindacale - le associazioni nazionali delle imprese cooperative si sottraggano sistematicamente ad un serio confronto di merito per rinnovare un contratto nazionale di lavoro alla categoria” soprattutto per ”chi afferma di essere un’impresa diversa dalle altre ed attenta al sociale, neghi proprio alle donne ed agli uomini che quotidianamente operano per consolidare nell’economia e nel Paese un tale modello di impresa il giusto compenso per il lavoro svolto”.

(Articolo completo su Conquiste Tabloid)

( 22 dicembre 2017 )

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