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Ilva, bene Calenda. Ma serve un piano di investimenti

"ArcelorMittal e Governo abbiano ben chiaro che i lavoratori e il sindacato non permetteranno ulteriori rinvii in termini di garanzie ambientali, occupazionali e di diritto per il futuro, rifiutando logiche di possibili 'scambi' sulle modalità e le tempistiche del risanamento ambientale legato alla salute dei lavoratori e della comunità tarantina e ionica". Si conclude così il documento unitario del Consiglio di fabbrica dello stabilimento Ilva di Taranto, che si è riunito oggi aprendo l'incontro con un minuto di silenzio per ricordare le vittime sul lavoro.

Taranto è il sito produttivo e occupazionale più grande dell'Ilva. Oltre ai 3300 esuberi previsti nello stabilimento siderurgico jonico i sindacati temono per l'indotto che, dalle manutenzioni alle pulizie industriali e civili, dai trasporti ai servizi, mette insieme circa 3.700 unità per oltre 340 imprese, e chiedono garanzie per questa fascia di lavoratori.

Lavoratori e sindacati di Taranto valutano positivamente lo stop al negoziato impresso ieri dal ministro Carlo Calenda (Mise) e auspicano una trattativa a tutto campo, rimuovendo anzitutto gli elementi che per ora l'hanno fatta naufragare, ovvero esuberi e azzeramento dei diritti acqusiti.

"Il ministro Calenda ha fatto bene, benissimo, ad annullare l'incontro sull'Ilva e a richiamare alle sue responsabilità la sua proprietà", ha ribadito stamane da Palermo la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. "Ci sono stati degli affidamenti e dei patti che devono essere assolutamente rispettati” ha aggiunto.

Lavoratori e sindacati ribadiscono che "la necessità che la trattativa parta non solo dalla correzione della parte retributiva e della continuità dei contratti, ma é imprescindibile - sottolinea il documento approvato dal consiglio di fabbrica stamane a Taranto - ricevere garanzie sull'aspetto occupazionale e degli investimenti, nelle opere di risanamento ambientale e di rilancio del sito produttivo di Taranto indotto compreso, anello fortemente penalizzato in tutta questa vicenda".

Lo spiega bene il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, in una lunga intervista a Lidia Baratta su Linkiesta.it. "Serve un piano di investimenti per il sito di Genova, e soprattutto per il rilancio di Taranto. In questi anni di commissariamento non è stato fatto alcun investimento nella manutenzione degli impianti tarantini, per cui si riparte da molto indietro", avverte il sindacalista. "Il primo sequestro dell'Ilva risale ormai al luglio 2012, più di cinque anni dopo siamo ancora a fare i conti con il futuro del principale polo siderurgico italiano. Il problema del nostro ceto politico - accusa Bentivogli - che è a-industriale, non ha cioè una cultura lavoristica e industriale. Non ci si occupa sul territorio di industria e lavoro, se non per schierarsi con questo o quel sindacato. Si guarda alle vertenze sempre in un'ottica di speculazione politica, mai con analisi serie. A Taranto solo quando è esplosa la questione ambientale ci si è accorti che i registri tumori erano pressoché inesistenti. Non esiste una politica industriale: in questi anni sull'Ilva si sono fatti errori a tutti i livelli, che hanno dimostrato una grande mancanza di preparazione. La politica - sottolinea il sindacalista - si fa vedere su queste questioni durante le campagne elettorali e soprattutto dove ha garanzia di non essere fischiata. I lavoratori diventano oggetto da strumentalizzare. Le fabbriche sono ormai solo un bacino elettorale. Con un pezzo di sinistra che ormai non sa più leggere il mondo del lavoro". Infine, per Bentivogli "i governi dei Paesi industriali sostengono le questioni relative all'industria all'unisono, senza convenienze politiche, perché consapevoli che la manifattura è una spina dorsale importante dell'economia".

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( 10 ottobre 2017 )

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