Martedì 21 settembre 2021, ore 18:15

Quotidiano di informazione socio‑economica

Famiglia

I padri dopo la separazione

Quando ci si separa o si divorzia, ci sono tante cose che aumentano: la rabbia, la solitudine, i risentimenti. Ma soprattutto le spese.
In primo luogo ci sono i costi per le procedure legali, perché in presenza di figli minori o di figli maggiorenni ma economicamente non autosufficienti, la presenza degli avvocati è indispensabile. Poi tutto raddoppia: case separate quindi doppio affitto, doppie bollette, doppi elettrodomestici, doppio arredamento. Le entrate invece restano invariate.
Questo è il motivo per cui già da anni la Caritas aveva evidenziato che spesso un padre separato “non collocatario”-i cui figli, cioè, a seguito della separazione, abitano stabilmente con la madre- è povero.
Il problema è stato evidente già molti anni fa: i padri separati o divorziati in Italia sono 4 milioni, di questi 800.000 vivono sulla soglia di povertà, secondo i dati Eurispes del 2013. Il 66% circa non riuscirebbe a sostenere le spese per i beni di prima necessità.
Per aiutare i genitori lavoratori separati o divorziati, che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività lavorativa, il decreto sostegni bis prevede l’istituzione di un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2021, per provvedere all’erogazione di una parte o dell’intero assegno di mantenimento, fino a un importo massimo di 800 euro mensili. Il decreto attuativo dovrebbe essere approvato entro luglio.
La povertà dopo la separazione è pericolosa. Gradualmente vengono meno sia il diritto alla dignità che alla bigenitorialità. Parliamo di padri il cui reddito è spesso l’unica entrata mensile della famiglia: dopo la rottura, serve per pagare il mantenimento dei figli, a volte anche dell’ex-moglie e spesso anche il mutuo o l’affitto della casa in cui il padre non ha più diritto a vivere. Con quello che resta spesso non si può pagare un altro affitto. Qualcuno torna a casa dei genitori anziani, se possono accoglierlo. Più spesso questa persona rimane da sola. Se è un poliziotto o un appartenente alle forze dell’ordine ha la priorità nell’assegnazione degli alloggi nelle caserme: in genere un piccolo monolocale, assegnato a titolo gratuito con un piccolo contributo per le spese.
Non tutti ovviamente sono così fortunati: c’è chi finisce a dormire in macchina, o negli alloggi della Caritas, soprattutto nelle grandi città, in cui gli affitti sono cari.
L’assegno di mantenimento per i figli, spesso è al di sopra delle reali capacità economiche dell’uomo. Secondo l’Unione Padri Separati nel 94% delle separazioni, l’uomo è tenuto al versamento di assegni di mantenimento. Solo nel 30% dei casi gli è concesso di mantenere la casa, il restante 70% degli uomini deve sostenere anche le spese per una nuova abitazione, che dovrebbe essere nella stessa zona in cui abitano i figli e abbastanza spaziosa per poterli ospitare nei giorni in cui gli sono affidati.
A novembre 2020 quattro parlamentari europei hanno presentato alla Commissione un’interrogazione parlamentare per chiedere quali iniziative concrete ha intenzione di realizzare per incentivare gli Stati membri a sostenere i padri che devono ridefinire il proprio equilibrio di genitore e uomo.
Nel testo dell’interrogazione si legge: “La rottura dei legami familiari è molto spesso fattore scatenante primario dello stato di povertà, in cui la figura paterna risulta essere la più penalizzata.” Nello specifico: “ Si contano oltre 200 suicidi all'anno, questo nonostante nel 2006 in Italia sia stata varata la legge sul cosiddetto affido condiviso: una vera emergenza sociale, peggiorata negli ultimi anni in tutta l'Ue. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato più volte l'Italia perché non rispetta l'affido condiviso, dimostrando che tra legge e applicazione della stessa c'è spesso una distanza abissale. Nel 2018 la Corte ha sollecitato l'Italia a riconoscere il diritto alla "genitorialità".”
Commenta l’avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia: “Purtroppo, i fatti di cronaca ci raccontano situazioni di estrema difficoltà, con padri costretti a vivere in auto”. Questi padri non possono ovviamente tenere i figli con sé e trascorrono sempre meno tempo con loro. Non è tutto: “Con la pandemia e le relative difficoltà economiche, poi, la situazione è peggiorata ulteriormente. Certamente nella valutazione del Giudice c’è sempre l’obiettivo primario di tutelare i minori, ma sarebbe auspicabile tenere nel giusto conto anche la vita dei genitori”.
Ad esempio, con uno stipendio netto di 1.400 euro al mese, si può arrivare a dover pagare anche tra i 400 e i 700 euro per il mantenimento, a seconda del numero dei figli. La somma rimanente dovrebbe bastare a coprire le spese di vitto e alloggio per sé, oltre alle piccole spese da sostenere in compagnia dei figli. 
“Dovrebbero con urgenza essere decise tutta una serie di riforme per gli alloggi da concedere ai padri separati con figli” continua l’avvocato Ruggiero: “Alloggi gratuiti o con pagamenti di gettoni minimi all’interno delle città (stabili di proprietà del comune in disuso da ristrutturare) che permetteranno così di agevolare la situazione economica dei genitori separati”.
Il progetto Aus – Accoglienza Uomini Separati, della Caritas Ambrosiana, destinato a uomini con vissuto di separazione da breve tempo, al massimo un anno, in situazioni di bisogno abitativo e relazionale offre accoglienza in un appartamento a Milano, con possibilità di ospitare, saltuariamente, i propri figli.
Sono previsti un accompagnamento educativo e l’offerta di una rete di supporto psicologico, sociale, legale e spirituale.
Uno spazio di “normalità” da cui ripartire, che consente anche l’ospitalità, seppur temporanea, di eventuali figli.
Un’esperienza simile è la Casa di accoglienza “Padre sempre”, parte del progetto Caritas “Uniti ai separati”, centro polifunzionale ubicato vicino alla parrocchia di S. Cristoforo, a Fano, vicino ad un oratorio in cui è possibile per padri e figli trascorrere del tempo insieme. Si tratta di un appartamento in cui possono essere ospitati fino a 4 padri separati con una cameretta ciascuno, in cui ospitare temporaneamente anche i figli, mentre sono in comune la cucina e sala TV.
Piccoli passi, in un lungo cammino ancora da percorrere.
Tuttavia, è bene puntualizzare che gli assegni di mantenimento nella maggior parte dei casi riguardano solo i figli, non le mogli. 
E se è vero che le donne in quanto affidatarie dei figli di fatto restano nella casa familiare in cui i piccoli devono vivere, anche loro sono spesso a forte rischio povertà. 
Una donna separata deve occuparsi per tutta la settimana, da sola, dei figli: per questo motivo rischia di perdere anche il lavoro, soprattutto se è precario. Durante la pandemia questo rischio è aumentato.
Dopo un divorzio, tutti sono più poveri. Forse perché una famiglia, quando funziona, è più della somma delle sue singole parti.

Elisa Latella

( 7 giugno 2021 )

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