Un moderno polo del lusso, capace di portare la sua eleganza senza tempo “oltre le nostre persone” grazie ad “alleanze con gruppi che garantiscano importanti sinergie”. È così che Valentino Garavani, morto a 93 anni, aveva immaginato il futuro del marchio creato negli anni Sessanta e negli ultimi decenni al centro di una complessa sequenza di passaggi di mano. Dal controllo diretto del fondatore a quello di investitori internazionali, sempre con lo stesso obiettivo: continuare ad essere sinonimo nel mondo dello stile e della bellezza del Made in Italy. Il marchio, oggi, è controllato da Mayhoola for Investments, fondo del Qatar a capo della storica casa di moda romana. Riccardo Bellini è dal 1 settembre il ceo di Valentino. Scelto come successore di Jacopo Venturini, che era alla guida della griffe dal 2020 e si è dimesso dopo un periodo di congedo, è andato ad affiancare il direttore creativo Alessandro Michele, nominato nel marzo 2024 dopo l’addio di Pierpaolo Piccioli. Scopo della nomina di Bellini, in piena crisi del lusso, quello di affrontare il rallentamento delle vendite del marchio, che ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 1,31 miliardi di euro, in diminuzione del 2% rispetto all’anno prima, e con un Ebitda sceso del 22% a 246 milioni di euro. Oltre a dover gestire i rapporti con il gruppo del lusso francese Kering, che nel 2023 ha acquisito una partecipazione del 30% nella storica maison per 1,7 miliardi di dollari, con l’impegno di acquistarne il restante 70%. Un assetto che non cambierà però prima del 2028, come ha assicurato nei mesi scorsi lo stesso gruppo francese rendendo nota una modifica dell’accordo fra gli azionisti in base alla quale le opzioni di vendita della quota del 70%, esercitabili nel 2026 e nel 2027, sono state rinviate rispettivamente al 2028 e al 2029.
Innumerevoli i messaggi di cordoglio e di stima. “Valentino Garavani è stato uno dei più geniali protagonisti dell’eccellenza italiana - afferma la segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola -. Un ambasciatore straordinario del made in Italy, simbolo di eleganza, raffinatezza e capacità creativa. Ha portato il nome del nostro Paese nel mondo, creando migliaia di posti di lavoro”. “Con la scomparsa di uno dei grandi maestri della moda italiana, definito a ragione l’ultimo imperatore della moda, il nostro Paese perde un protagonista assoluto del bello e del made in Italy” gli fa eco Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio. E poi ancora il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso lo definisce “icona indiscussa dell’italian style” aggiungendo che “ha guidato con geniale creatività il successo della moda tricolore nel mondo. Con il suo rosso inconfondibile ha firmato uno stile senza tempo, trasformando l’ingegno italiano in un linguaggio universale di eleganza, l’emblema indiscusso del made in Italy”.
Sara Martano

