Tra i dati più significativi spicca il giudizio negativo sull'andamento dei prezzi nel corso dell'anno passato che aumenta nell'82% dei casi. Le categorie con i rincari più pesanti sono generi alimentari, carburanti, pasti fuori casa, viaggi e vacanze. Quote più contenute riguardano invece l'acquisto della casa. Il pagamento dell'affitto mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa, seguono le utenze, il mutuo e le spese mediche. Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese con difficoltà: un terzo deve usare i risparmi accumulati. Per contenere le spese, vengono rinviati anche acquisti considerati necessari e si spende meno per la cura della persona. Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute più elevate nei controlli medici periodici e nelle cure odontoiatriche. In generale la salute sta tornando ad essere, in molti casi, un privilegio di classe. Molte le cause: sottofinanziamento sistematico del nostro Sistema sanitario; lunghe liste d’attesa, carenza di medici di base, chiusura di reparti ospedaieri per mancanza di personale, emigraziomne di infermieri emigrano verso Paesi che li pagano il doppio.
Intanto, il potere d'acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021: nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell'1,6%, mentre i beni essenziali sono aumentati oltre il tasso d'inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell'intera ricchezza nazionale mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l'Irpef: il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. La ricchezza netta dei nuclei familiari italiani è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024, dato che porta l'Eurispes a segnalare che, di fatto, il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. L’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno, caso unico in Europa.
Non sorprende, quindi, che quasi la metà dei cittadini preveda un peggioramento della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi. E la sfiducia si allarga alla dimensione sociale.
Altra questione sotto i riflettori è il Sud. Più di un italiano su 5 pensa che l'istituzione di un organo di gestione e controllo aiuterebbe a ristabilire trasparenza nell'utilizzo delle risorse per il Sud. Il Mezzogiorno, commenta Fara, ”è la nostra più grande risorsa non sfruttata. Ha bisogno però di infrastrutture, di legalità, di istruzione, di fiducia. L'esperienza della Zes Unica per il Mezzogiorno ha prodotto in questo senso risultati importanti, mettendo in rete risorse e imprese sul territorio”.
Capitolo lavoro: lo smart working per gli italiani appare come una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita ed autonomia, ottimizzazione delle risorse (di tempo ed economiche), senza una totale rinuncia alla socialità, alla distinzione degli spazi e ad alcune abitudini che per molti fanno ormai parte della vita lavorativa. Resta da scoprire come e quanto l'irruzione irrefrenabile dell'Intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nel mercato occupazionale influirà anche nell'ambito dell'organizzazione logistica del lavoro. Secondo l'indagine il 31,3% degli lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l'8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo.
Giampiero Guadagni
