Come rispondere al caro energia? L’Eurogruppo prova a trovare una risposta unitaria, omogenea, ordinata e coordinata ad un problema cui tutti si trovano a dover rispondere, nel corso di una riunione che non cambierà lo stato dell’arte. Intanto perché, fanno sapere fonti europee, non si si attendevano conclusioni operative già in occasione della riunione di ieri. Tocca all’Ecofin di domani. In secondo luogo perché le regole di bilancio non si cambiano. "Per quanto tempo il quadro normativo può mantenere la propria credibilità se si rivela flessibile in ogni singola situazione pratica", sottolineano a Bruxelles. Considerazioni che suonano da bocciatura per l’Italia di Giorgia Meloni che continua a chiedere flessibilità di spesa pubblica, in barba alle regole comuni.
Considerazioni che riportano indietro di dieci anni, alla crisi dell’euro del 2015, con l’allora ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, capofila dei rigoristi, a mettere in guardia dall’eccesso di flessibilità per non compromettere fiducia. Allora si trattava di salvare la Grecia dal default, ma sempre allora c’era in atto un braccio di ferro politico tra Italia e Commissione europea per flessibilità nella spesa. Cambiano i governi ma non i vizi tricolori, respinti oggi come allora. Quello che incassano il governo Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è la disponibilità ad affrontare il tema ed avviare la riflessione su come alleviare il rincaro di energia e carburanti, perché, riconoscono le stesse fonti Ue, "è inevitabile che quanto sta accadendo in Medio Oriente abbia influito sulla nostra economia, anche se finora non in modo così grave come temevamo".
Ci sono comunque buone notizie: la situazione non è poi così nera. Certo, un aspetto particolarmente critico riguarda l’andamento del prezzo del diesel, che rimane il motore industriale delle nostre economie, e il confronto sulle misure da attuare per mettersi ai ripari appare comunque necessaria, per ragionare e affrontare le cose per bene. Volendo fare un esempio, ragionano a Bruxelles, "se decidessimo che le entrate extra dell’Iva derivanti da prezzi del petrolio più elevati possono essere spese in misure discrezionali secondo le regole fiscali, sarebbe simmetrico". Analogamente, "quando i prezzi del petrolio scendono e le entrate Iva diminuiscono, ci aspetteremmo che i Paesi trovino risparmi discrezionali equivalenti".
Il dibattito resta aperto anche oggi all’Ecofin, ma innanzitutto, ci si deve chiedere fino a che punto vogliamo modificare le nostre regole di bilancio in risposta a ogni shock che ci troviamo ad affrontare”, ribadisce la fonte comunitaria.
Tradotto: le regole non si cambiano. Nella riunione dell’Eurogruppo, che è stata vivace, un altro aspetto, tutto nuovo, è finito sul tavolo dei ministri economici dell’area dell’euro: tutto ciò con l’intelligenza artificiale si può fare sia in termini di potenziale incremento della produttività nei servizi pubblici, sia riguardo alle possibili implicazioni delle nuove tecnologie per le modalità di riscossione delle entrate pubbliche. È l’Eurozona che inizia a ragionare a come condurre la lotta all’evasione fiscale.
E "Abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione dall'Italia l'11 settembre e la nostra valutazione ha concluso che, nel caso dell'Italia, l'attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine. Lo ha detto un portavoce della Commissione europea nel quotidiano briefing con la stampa a proposito della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) da parte dell'Italia. "Ora il fascicolo passa al Consiglio, che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo, solo allora la clausola potrà essere ufficialmente attivata per l'Italia", ha aggiunto. Mah, forse troppo tempo, vista la congiuntura internazionale e il fatto che l’Ecofin di domani, sempre a Lussemburgo, avrebbe il potere politico-istituzionale per rendere operativa questa indiscrezione della Commissione europea.
Rodolfo Ricci
