Clima insomma assai diverso rispetto alle tensioni del 2008 che portarono Benedetto XVI ad annullare la visita a causa delle proteste di 67 scienziati dell'ateneo e di numerosi studenti che ritenevano la figura del Pontefice non accademica e ”incongrua” rispetto ai valori della ricerca scientifica.
Ieri il Rettore Antonella Polimeni ha osservato che ”in una società sempre più complessa e frammentata la conoscenza è una delle principali infrastrutture strategiche. La conoscenza è l'architrave per costruire società aperte e democratiche in grado di includere e non escludere”.
Il Papa ha sottolineato come la comunità universitaria della Sapienza si caratterizzi come polo d'eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Apprezzamento particolare per la convenzione firmata nel febbraio scorso dalla Diocesi di Roma e dall’Ateneo per l'apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza.
Ai docenti Leone XIV ha lasciato un messaggio forte: ”Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà - ha aggiunto - è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Il sapere non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”.
Agli studenti l’appello ad essere ”artigiani della vera pace”, .quella ”disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”; senza cedere alla rassegnazione ”trasformando invece l'inquietudine in profezia”.
E poi una denuncia forte e chiaro ”Nell'ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l'applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane”.
Giampiero Guadagni
