Giovedì 26 marzo 2026, ore 20:54

Dibattito

Le guerre e il fanatismo religioso

In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una pervasiva legittimazione della guerra, con l’aggravante che ogni protagonista si esprime con toni messianici. Da una parte Putin e Netanyahu, accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità, dall’altra gruppi terroristi come Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houti nello Yemen, sostenuti dall’Iran. Per le loro azioni, insieme ad altri gruppi politici appartenenti a diverse religioni, invocano il nome di Dio, come se fossero spinti da un richiamo divino. Nel mondo occidentale, Trump viene sostenuto dai movimenti cristiano evangelici estremisti. La scena che abbiamo visto in tv il 6 marzo 2026 è l’esempio più evidente e grave di tale commistione: gli evangelici, coordinati dal pastore telepredicatore Greg Laurie nella Sala Ovale della Casa Bianca, mentre toccano con le mani le spalle di Trump seduto con gli occhi chiusi, pregano e invocano la protezione di Dio all’uomo della provvidenza, che ha avviato la guerra giusta e santa contro l’Iran. Il Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, aveva detto ai giovani in partenza per la guerra contro l’Ucraina: “ricorda che se muori per il tuo paese sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”. Comportamenti che offuscano gli indubbi processi di laicizzazione della nostra contemporaneità: dall’idea di famiglia, e conseguente evoluzione dei rapporti di coppia alla diffusione delle convivenze, alla partecipazione giovanile alle manifestazioni promosse dai movimenti Lgbt. In generale, ciò dimostra la complessità di ogni mutamento, fonte di contraddizioni e di componenti contrastanti. Viviamo, in maniera molto più accentuata che nel passato, in società pluraliste, oggi però ancora più frantumate e alla ricerca di identità che un tempo venivano trovate nella collocazione sociale. A livello internazionale, in Iran la rivoluzione del 1979, che rappresenta una data periodizzante della storia contemporanea (non ancora assunta come tale nella pubblicistica corrente), alla lotta conto la monarchia dello Scià, ha aggiunto la dimensione religiosa e ciò è davvero paradossale se pensiamo che Khomeini aveva trovato esilio in Francia (Presidente Giscard d’Estaing e Primo Ministro Jacques Chirac), patria della laicità assoluta. La Costituzione iraniana basata sulla sharia era stata approvata da oltre l’80% della popolazione. Le idee religiose integraliste tradotte in politica portano sempre al predominio di un potere dittatoriale e di fanatismo oscurantista. Impressi nella memoria di tutti restano le azioni dell’islamismo estremista, l’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004 (11-M) in diversi treni locali provocarono la morte di 191 persone e oltre 2 mila feriti; al Museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo 2015, dove sono state uccise 24 persone; gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015; la strage di Nizza del 14 luglio 2016. I miliziani dell'ISIS stabilirono la propria capitale del costituendo Stato islamico (Califfato) nella città di Raqqa, nel nord della Siria. Contro lo Stato Islamico dell’Isis (Daesh) si batterono in primo luogo i curdi, un popolo senza Stato presente in diversi paesi (14 milioni in Turchia, 6 milioni in Iraq, 7 milioni in Iran 7 milioni, un milione e mezzo in Siria). L’Isis a partire dal 2014 impose il suo controllo a quasi 12 milioni di persone, ma nell’ottobre 2017 e i suoi miliziani sono stati sconfitti. La dinamica delle guerre del Golfo è davvero esemplificativa di questa nuova fase guerriera del Ventunesimo secolo. La prima, nel biennio 1990-91 fu una reazione all’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. Governava gli Stati Uniti d’America George W. Bush e si costituì una coalizione internazionale che, con l’approvazione dell’Onu, decise di bombardare Bagdad (operazione “Desert Storm”) e costrinse al ritiro gli iracheni. Trascorsi dieci anni, l’11 settembre 2001, assistemmo ad un evento incredibile da raccontare, e ancora oggi difficile da analizzare in tutti i suoi aspetti costitutivi. La più grande superpotenza mondiale, che aveva dato ulteriore prova della sua forza e determinazione nella prima guerra del Golfo, era sotto attacco e vedemmo in diretta Tv due attentati abbattutesi contro le Twin Towers a New York e contro un’ala del Pentagono a Washington. I responsabili vennero individuati nei talebani afghani e nella rete terroristica al Qaeda del sunnita Osama bin Laden. Negli attentati furono uccise circa 3 mila persone. La reazione americana contro il terrorismo di matrice islamica non poteva mancare e a fronte del rifiuto dei talebani di estradare bin Laden, il 7 ottobre gli USA attaccarono l’Afghanistan (“Enduring Freedom”) e in due mesi, il 13 novembre 2001, venne rovesciato il regime grazie anche all'apporto bellico dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord. Ahmid Karzai divenne il primo Presidente. Nell’asse del male, secondo George Bush, veniva inserito anche l’Iraq e l’Iran. Il segretario di Stato Colin Powell consegnò in sede Onu le “prove” che Iraq nascondeva “armi di distruzione di massa” (chimiche e biologiche), mentre un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) al Consiglio di sicurezza ribadiva la non esistenza di tali armi. Gli Stati Uniti, col suo fedele alleato britannico (in quel caso il laburista Tony Blair) si stavano preparando all’intervento militare, contro quello che veniva considerato il primo “Stato canaglia”, sostenitore dei terroristi ai quali avrebbe potuto fornire testate nucleari. In numerose città si sviluppò un movimento per la pace con le famose bandiere arcobaleno, che sventolavano nelle manifestazioni e venivano appese nei balconi. A Londra circa due milioni di persone manifestarono ad Hyde Park dove intervenne il sindaco laburista Ken Livingstone. Niente da fare, nel marzo 2003 iniziò la seconda guerra del Golfo: prima invitarono Saddam (al potere dal 1979) a dimettersi e poi passarono all’uso della forza militare. Questa volta negli Stati Uniti al potere c’era Bush figlio. I marines sbarcarono sul territorio senza incontrare particolare resistenza. La caduta del regime fu piuttosto rapida. La popolazione in festa abbatté tutti i simboli del regime, compresa, il 9 aprile, l’abbattimento della monumentale statua di Saddam. Il dittatore venne catturato e successivamente, nel 2006, condannato all’impiccagione. Ma il paese cadde in una vera e propria guerra civile (a partire dalla storica rivalità sunniti contro sciiti). Il 12 novembre 2003, la base degli italiani stanziata nella città irachena di Nassiriya fu attaccata da un camion bomba uccidendo 19 nostri connazionali tra carabinieri, soldati dell’esercito ed anche due civili. Il 2 maggio 2011 dopo lunghe ricerche venne rintracciato e ucciso in Pakistan Osama bin Laden. Il Presidente Barack Obama dichiara: “In notte come questa, possiamo dire che giustizia è stata fatta”. Veniamo all’ultimo anno. Nel giugno 2025 (“guerra dei dodici giorni”) Israele con l’operazione “Rising Lion” scatenò un’ondata di bombardamenti su diverse parti del territorio iraniano, colpendo in particolare siti nucleari (impianto per l’arricchimento dell’uranio di Natanz), basi militari e relativi gruppi dirigenti. Colpita Teheran e altre sette città: operazioni condotte da circa 200 caccia israeliani contro sedi dei “Guardiani della Rivoluzione.” L’attacco USA all’Iran del 22 giugno 2025 (due di notte ora italiana), proseguì l’operazione contro i siti nucleari (Fordow, Natanz ed Esfahan). Secondo Trump era stato devastato il programma nucleare iraniano. L’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran fu giustificato per “prevenire” il rafforzamento nucleare e interrompere il sostegno ai gruppi estremisti islamici. Dopo appena 8 mesi, sabato 28 febbraio 2026 Donald Trump e Benjamin Netanyahu scatenano la guerra totale (Epic Fury) nel Golfo, senza valutare le conseguenze della reazione dell’Iran e del coinvolgimento di circa 250 milioni di persone dell’intera area. E’ stata subito uccisa la Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei e altre autorità del regime teocratico, ma viene respinta la richiesta di Trump a deporre le armi e al popolo di ribellarsi contro il governo. Nel frattempo l’esercito israeliano bombarda il sud del Libano dove agisce il gruppo terrorista degli Hezbollah costringendo alla fuga dalle proprie case oltre un milione di libanesi. La reazione degli ayatollah è immediata e vengono colpite con missili di vario tipo e droni le ambasciate Usa a Riad e Dubai. In particolare gli iraniani si scagliano contro le numerosi basi militari americane presenti nei paesi del Golfo e sconvolgono la vita degli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi e Dubai) che si erano abituati ad attrarre turisti benestanti. Tra i primi “effetti collaterali” abbiamo l’attacco a una scuola femminile che uccide 175 persone in maggioranza bambine. Un prete cristiano maronita, padre Pierre el-Rai, viene ucciso mentre soccorreva la gente ferita da un bombardamento dell’esercito israeliano. La Chiesa cattolica universale con Papa Francesco aveva profeticamente promosso il viaggio apostolico negli Emirati Arabi e firmato nel febbraio 2019 col Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, l’importante documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. I gesuiti americani e diversi vescovi statunitensi sono ormai in lotta aperta contro le scelte di Trump, sia sulle guerre, sia sui provvedimenti contro le opere assistenziali e caritatevoli svolte all’interno. E oggi Papa Leone XIV, non cessa di esortare alla pace e alla fine delle guerre che costituiscono uno “scandalo per la famiglia umana”.

Salvatore Vento

( 26 marzo 2026 )

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