Lunedì 19 ottobre 2026, ore 22:59

Economia 

Manovra, tasse e extraprofitti: le scelte sul taglio Irpef al ceto medio  

Il governo Meloni continua a lavorare alla manovra, il perimetro di spesa resta quello fissato nel documento programmatico inviato il 15 ottobre scorso a Bruxelles e più di tanto da quella cifra non ci si potrà spostare. Il totale della misura dovrebbe aggirarsi sui 23,5 miliardi, questo naturalmente impone una drastica selezione degli interventi e inevitabili discussioni su priorità e misure secondarie. Proprio in seguito agli scontri di Milano di questo weekend e agli agenti feriti, Meloni insiste su un provvedimento vale a dire quello di ottenere fondi per la previdenza sociale delle forze armate e di polizia. Il tema è stato già discusso dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, con i sindacati delle forze dell’ordine.

L’obiettivo è assicurare i fondi per le misure compensative sulle pensioni del personale del comparto difesa e sicurezza, che al momento è escluso dai meccanismi di previdenza complementare. L’intervento sull’Irpef, sebbene a lungo prefigurato, si scontra con la difficoltà di coprirne il costo, dato che richiede oltre 2,6 miliardi di euro. Poi c’è il “contributo di banche e assicurazioni“, quei 5 miliardi individuati dal governo e inseriti nel documento programmatico. Ma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli è stato netto, considerando questo contributo “improponibile“.

La Lega punta sulle pensioni e l’estensione del regime forfettario (flat tax) a 100 mila euro. Nell’elenco delle misure considerate da Forza Italia indispensabili figurano, inoltre, l’esenzione del bollo su tutte le prime auto, una no tax area peri giovani under 35. Ma l'Italia ha resistito bene agli shock degli ultimi anni ma dovrebbe rafforzare la crescita di lungo periodo che, secondo le proiezioni, dovrebbe attestarsi in media sotto l'1% annuo nel prossimo decennio. Lo sostiene l'Ocse secondo cui un insieme di riforme su istituzioni, competenze, cuneo fiscale, regolazione e ricerca alzerebbe il livello del Pil del 3,9% in dieci anni e dell'11,9% in venticinque. Il contributo più ampio nel primo decennio viene dalla qualità delle istituzioni e dalla riduzione del cuneo fiscale, con l'1,1% ciascuna. Le rilevazioni emergono dai rapporti Ocse studi economici: Italia 2026 e l'aggiornamento intermedio delle Prospettive economiche (Interim Economic Outlook "Weathering Successive Shocks") presentati ieri al Cnel.

M troppe criticità nell’utilizzo della classe di priorità P per accedere alle visite specialistiche, differenze tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i Cup e divari tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate: sono solo alcuni dei rilievi della Corte dei Conti nella sua relazione sull'attuazione delle misure destinate a ridurre le liste d'attesa nel nostro Servizio Sanitario Nazionale. Situazione che si riverbera sulle Regioni, in qualcuna meno, in qualcuna molto di più. Sicuramente la Sicilia è una di quelle che affrontano la crisi più drammatica. Quella della della Sezione centrale di controllo della Corte dei Conti è un'analisi dettagliata. Che evidenzia come i tempi lunghi per visite ed esami rimangano una criticità strutturale del Paese. Problemi legati non soltanto all'eredità della pandemia, ma soprattutto a fattori organizzativi, gestionali e a marcate disuguaglianze territoriali.

E non è bastato destinare più fondi alla sanità. A fronte di uno stanziamento complessivo di oltre 3,7 miliardi di euro nel periodo 2022-2028, le risorse impiegate finora non hanno prodotto i risultati sperati. A frenare l'aumento dell'offerta sanitaria è prima di tutto la forte carenza di personale, specialmente di medici specialisti. Per la magistratura contabile è quindi fondamentale accelerare sulla riforma della medicina territoriale prevista dal Pnrr per ridurre la domanda impropria che oggi satura ospedali e ambulatori. Un aumento dei finanziamenti che, dunque, non si è tradotto ovunque in un incremento proporzionale delle prestazioni erogate, complice anche una rendicontazione regionale poco omogenea e spesso incompleta che rende difficile monitorare l'uso reale dei fondi.

Rodolfo Ricci

( 19 ottobre 2026 )

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