Mercoledì 7 ottobre 2026, ore 19:53

Sanità

Rapporto Gimbe: in 3 anni quasi 19 miliardi di tagli invisibili al Ssn

Quasi 19 miliardi di euro: sono quelli persi dal Ssn tra il 2023 e il 2026, nonostante l'aumento di 17,5 miliardi delle risorse destinate al Fondo sanitario, passate da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026: è quanto emerge dal 9° Rapporto Gimbe presentato alla Camera. Seguendo l'analisi esposta dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, malgrado negli ultimi 3 anni si sia registrato un aumento del finanziamento nominale del Fondo sanitario, si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. “È il fenomeno dei tagli invisibili” ha detto Cartabellotta. “Non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto del 2022”, quando il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil, mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Altro dato da sottolineare è la crescita di 37,5 miliardi del Fondo sanitario intervenuta dal 2010 al 2026, condizione “annullata”dall'inflazione, dall'aumento dei bisogni di una popolazione che invecchia e dai costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche, che hanno sostanzialmente fatto tornare il finanziamento ai livelli del 2010. Una situazione che potrebbe non cambiare, visto che nel Documento programmatico di finanza pubblica per il prossimo triennio si prevede “una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Inoltre, secondo Gimbe, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo sanitario. “Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea, il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario” ha dichiarato il presidente Gimbe, secondo il quale in assenza di ulteriori stanziamenti, la spesa ricadrà sulle Regioni, le quali saranno costrette o ad aumentare le imposte o a tagliare i servizi, con evidenti costi per i cittadini, nei confronti dei quali il Ssn “ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo”. Criticità che “non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami”. Nel 2024, infatti, sono stati più di 5,8 milioni coloro che lo hanno fatto, rispetto al 7,6% del 2023. “E' in gioco la tenuta del patto sociale” ha detto Cartabellotta. Altro fenomeno che sta erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità del Ssn, è la crisi del personale sanitario, la cui spesa nel 2025 ammonta a 52,2 miliardi di euro, anche se l'incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Secondo Gimbe, se la quota fosse rimasta invariata, tra il 2012 e il 2025 al personale sarebbero stati destinati 36,8 miliardi di euro in più. Un dato che per il presidente Cartabellotta, ha fatto perdere al Ssn la sua attrattività, portando alla grande fuga dei “camici bianchi” che non accenna a rallentare. Infine le diseguaglianze territoriali e sociali: nel 2024 sono 18 su 21 le Regioni e le province autonome risultate inadempienti ai Lea, contro le 13 del 2023. Disparità confermate anche dalla mobilità sanitaria interregionale che nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi di euro: il valore più elevato dal 2010. Una situazione preoccupante quella del Ssn, per il cui rilancio Gimbe ha presentato un piano in 16 punti, per “preservare uno strumento di democrazia e coesione sociale e una leva per lo sviluppo economico del Paese.
“Un Ssn che continua a garantire risposte fondamentali ai cittadini, ma che rischia di entrare in una crisi irreversibile se non si interviene sulle risorse, sull’organizzazione e, soprattutto, sulla valorizzazione del personale” come dichiarato dal segretario generale Cisl Fp, Roberto Chierchia. “Non si può pensare - ha detto - di mettere in sicurezza il Ssn senza investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno. Per questo occorre accelerare l’iter di certificazione del CCNL della Sanità 2025-2027 e aprire immediatamente la prossima tornata contrattuale per il triennio 2028-2030, incrementando ulteriormente le risorse già stanziate per colmare il divario retributivo dalle principali economie europee”. Chierchia ha chiesto, inoltre, al Governo di superare rapidamente misure ormai anacronistiche, a partire dai tetti di spesa sul salario accessorio degli enti del Ssn e di estendere anche ai lavoratori pubblici la detassazione all’1% delle somme percepite a titolo di produttività”. Importante per il segretario Fp Cisl anche “il peso ormai strutturale del privato accreditato nella risposta sanitaria del Paese. Rappresenta l’85,1% dell’assistenza residenziale, il 78,4% di quella riabilitativa, il 72,8% della semi-residenziale e il 59,7% della specialistica ambulatoriale. Pubblico e privato sono due componenti di una stessa risposta ai bisogni di salute del Paese e la qualità di entrambe passa dalla qualità del lavoro. Ecco perché rilanciamo la sfida del Libro Verde della Cisl sul welfare: costruire una filiera realmente integrata tra sanitario, socio-sanitario, socio-assistenziale e sociale, nella quale ospedali, case di comunità, strutture territoriali previste dal Pnrr, servizi sociali e soggetti accreditati operino dentro una programmazione pubblica unitaria. Un sistema capace di mettere al centro la persona e prendere in carico i bisogni lungo tutto il percorso di cura e assistenza”.

Anna Taverniti

( 7 ottobre 2026 )

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