Salute mentale, crisi familiari, partecipazione alla protezione: l’infanzia e l’adolescenza, oggi, sono interessate da queste sfide secondo quanto evidenziato dalla relazione annuale presentata oggi al Parlamento dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni.
Un documento che ha mostrato come l’esposizione precoce e pervasiva agli schermi che riguarda i più piccoli vada ad affiancarsi a fragilità familiari, disagio emotivo, ritiro sociale e difficoltà nella costruzione dell’autonomia. I temi affrontati nella relazione presentati da Marina Terragni partono dalla constatazione secondo la quale molte delle difficoltà che oggi interessano bambini e adolescenti (disagio psicologico, fragilità familiare, uso problematico delle tecnologie) siano “accomunate dall’indebolimento dei contesti relazionali e dalla crescente difficoltà degli adulti ad esercitare una funzione educativa e di accompagnamento”. Da qui, secondo la Garante, la necessità di restituire “centralità alla responsabilità degli adulti, all’ascolto dei minorenni e alla ricostruzione di contesti relazionali capaci di accompagnarne la crescita”.
Analizzando le varie difficoltà che incontrano i minori, in primis quello riguardante il digitale, descritto nella relazione come “l’ambiente nel quale bambini e adolescenti crescono, studiano e costruiscono relazioni” alla presenza di un rischio: quello per cui “l’esperienza mediata dagli schermi sostituisca progressivamente il gioco, il movimento, la socialità diretta e la sperimentazione dell’autonomia”.
Un pericolo da scongiurare attraverso la “responsabilità degli adulti”, senza però il ricorso esclusivo a divieti, filtri o strumenti tecnologici. Altro punto dolente nel percorso di vita degli adolescenti, come descritto dal Garante, i problemi familiari, con le separazioni conflittuali e gli allontanamenti: anche in questo caso risulta indispensabile l'ascolto dei bambini, riportando al centro il loro punto di vista ed evidenziando il rischio che “nei procedimenti che li riguardano, il loro interesse concreto venga oscurato dal conflitto tra gli adulti o dalla rigidità dei meccanismi decisionali”. Un interesse che coincide con una protezione che deve, comunque, arrivare prima dell’emergenza, come sottolineato dalla relazione, la quale indica appunto come gli eventuali maltrattamenti “raramente si manifestano all’improvviso”. Al contrario: “dietro molte situazioni di grave vulnerabilità sono presenti segnali precoci che troppo spesso non vengono colti”, soprattutto in famiglia dove si verificano maggiormente i casi (87%). E proprio su questa problematicità è intervenuto, nel corso della presentazione del documento, la ministra per la Famiglia la Natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, la quale ha sottolineato come “l’intervento prioritario che si può fare è proprio attraverso la famiglia, cioè attraverso le relazioni fondamentali di cura che si sviluppano al suo interno”. Nell'adozione dei provvedimenti sui minori “il metodo e l’orientamento che abbiamo seguito partono dalla centralità della famiglia” ha detto Roccella. E' lì "che un minore, mediamente e normalmente, in situazioni non di particolare criticità, cresce, ed è lì che noi dobbiamo fare il primo intervento: cercare di intervenire in una situazione generale di indebolimento delle strutture parentali e comunitarie che sostenevano un tempo la famiglia” ha osservato.
Per il ministro, nell'impossibilità di tornare indietro per ricreare reti di parentela ricche come quelle di un tempo, il metodo individuato è stato quello di cercare di ricrearle in qualche modo, attraverso politiche pubbliche. Per Roccella, quindi, non bisogna spostare le responsabilità della famiglia altrove. Necessario, invece, cercare di sostenerle, ampliarle, aumentare le competenze e gli strumenti, alimentando anche l’autorevolezza genitoriale e parentale, che è altra cosa rispetto all’autorità. "La tutela dei minori deve essere un criterio trasversale e anche mondiale" ha concluso la ministra. "Lo è nei documenti internazionali, si parla sempre del best interest dei minori come di un criterio centrale che deve orientare le politiche pubbliche e quindi un orientamento stabile nelle politiche educative, sanitarie, sociali, digitali e culturali. Investire sui minori vuol dire, investire sul presente e sul futuro".
Anna Taverniti

