Martedì 1 settembre 2026, ore 2:14

Il caffè luogo  di socialità e cultura

di LUCA ROLANDI

A cavallo tra la fine dell’Ottocento e primi Cinquanta del Novecento il giornalista e scrittore Nino Bazzetta di Vemenia aveva indagato a lungo su dei luoghi simbolo della socializzazione moderna i Caffè. E in fondo come Paul Valery aveva scritto: «La vita di caffè non nuoce alla considerazione, perché la fanno non solo gli oziosi, ma anche i primi magistrati e anche i ministri». La prima edizione di questo volume fu del 1939, nel quale l’autore descriveva i caffè storici in Italia da Torino a Napoli. Tra gli argomenti trattati: il caffè italiano nella vita nazionale, Il caffè della Regal Torino e le cronache del Risorgimento, I vecchi caffe milanesi, Sesia all'Adda e sul Ceresio Fogazzariano, Superba, Dal Ticino al Mincio, Pavia e Ducati redenti, A Madonna Verona e nella Reggia della Divina Isabella, Sul Benaco A Treviso, a Vicenza, Il Pedrocchi, I caffè di Bologna, Firenze, Venezia, Roma, I caffè di Napoli e gli epigrammisti partenopei All'interno alcune illustrazioni e venti planches fuori testo che mostrano foto d'epoca e antiche vedute (La ciocolatta, Antonio Baratta, Cav. Lustra, Caffe Bournè e Caffe della Cecchina, Caffe Borrani, Piazza della Scala e Caffe Martini, Caffe Gittardi, Caffe Hagy, Emma Ivon, Caffe del genouecc, Caffe Pedrocchi di Padova, Bottega del caffè del Goldoni, Caffe Florian di Venezia, Caffe della nave a Venezia, Caffe dei Cacciatori a Bologna, Caffe del paretaio ai Bagni di Lucca, Caffe Greco a Roma, La fioraia e il rEverendo, Il Duca sdi Maddaloni e il Marchese di Caccavone. Poi altre funro le edizioni pubblicate anche dopo la morte dell’autore. Recentamente il libro è tornato in libreria per merito dell’editrice Interlinea di Novara il bellissimo volume I caffè storici d'Italia. Da Torino a Napoli. Figure, ambienti, aneddoti, epigrammi con illustrazioni e ritratti, Novara, Interlinea edizioni, 2019, presentazione di Stefano Giannini, con Notizia biografica di Raffaella Fontana e Lino Cerutti. Un aggiornamento del saggio di culto degli anni Trenta su figure, ambienti, aneddoti ed epigrammi, con illustrazioni d’epoca, dei maggiori caffè storici italiani da Torino a Napoli. Come annota l’autore, «“l’uomo che entra nel gabinetto di toeletta della propria moglie – ha scritto Balzac – è un filosofo o è un imbecille”: quello che entra al caffè o all’osteria è uno avviato alla conoscenza della morale». Dai locali risorgimentali della prima capitale d’Italia alla Milano Belle Epoque passando per i caffè delle maggiori città italiane (da Pavia a Bologna, da Padova a Venezia, da Lucca a Firenze fino al golfo partenopeo). Il caffè, sin dalla sua diffusione, è sempre stato considerato una bevanda aggregante, che favorisce la socializzazione tra coloro che la consumano e stimola la conversazione. I caffè letterari, nati in Europa sul finire del 1600, rappresentarono una pietra miliare nell’atmosfera di fermento culturale e di innovazione che pervase l’intero continente nei secoli successivi e videro la nascita di grandi capolavori e di correnti filosofiche che hanno fatto la storia. L’epoca d’oro dei caffè letterari è legata all’Illuminismo, che ebbe il suo fulcro in Francia durante il 1700. Solo a Parigi, alla fine del secolo, esistevano oltre 3000 caffè, nei quali si incontravano i giovani intellettuali che diedero il via a una vera e propria rivoluzione, segnando il trionfo della borghesia ai danni della nobiltà, che fino ad allora aveva detenuto quasi completamente il monopolio della cultura. Anche in Inghilterra si diffusero rapidamente le Coffee Houses, nelle quali scrittori, poeti e uomini d’affari si riunivano per discutere di nuovi investimenti, stimolare l’intelletto o semplicemente scambiarsi le proprie opinioni sulla società. In Italia nacquero ben presto molti caffè letterari, frequentati non solo dalla classe borghese ma anche dalla nobiltà. La più famosa rivista illuminista italiana, fondata da Pietro Verri, si chiamava proprio “Il Caffè”, e nei suoi contenuti imitava gli scambi d’opinione e le discussioni intellettuali che si creavano all’interno di tali locali. Ricchi di fascino e storia, i caffè letterari rappresentano ancora oggi un luogo magico, nei quali si respira un’atmosfera unica. Ecco una guida agli 8 caffè letterari più famosi, da visitare per ripercorrere le orme di celebri scrittori e artisti: Caffè Florian a Venezia. Nato nel 1720, rappresenta il più antico caffè d’Italia e prende il nome da quello del suo fondatore, Floriano Francesconi. Ai suoi tavolini si sono seduti Giacomo Casanova, Carlo Goldoni e, durante i loro soggiorni in Italia, Charles Dickens, Marcel Proust e Goethe. Caffè Gambrinus a Napoli. Fondato nel 1860, fu il più famoso centro di ritrovo per gli intellettuali napoletani. Lo frequentarono Gabriele D’Annunzio, Jean Paul Sartre, Matilde Serao e Oscar Wilde. Caffè Giubbe Rosse a Firenze. Fondato nel 1896, il locale divenne il centro del movimento Futurista, ospitando tra gli altri Marinetti, Boccioni e Carrà. Caffè dell’Ussero a Pisa. Situato sulle sponde del fiume Arno, questo locale nato nel 1775 ospita alle pareti numerose frasi scritte dai suoi celebri clienti nel corso dei secoli. Era il preferito di Carducci, che vi compose numerosi poemi comici. Caffè pasticceria Pirona a Trieste. Questo locale in stile Liberty fondato nel 1900 fu assiduamente frequentato da Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce, che vi scrisse l’Ulisse. E infin il Caffè Florio di Torino: frequentato da Cesare Balbo, Cavour, D’Azeglio, le sue mura conservano eco di discorsi di storia e politica. E anche Nietzsche amava questo caffè e lo frequentava spesso quando si recava in città. I caffè, dunque sono stati e forse sono ancora luoghi per tutti, ma anche salotti di cultura come scriveva e a ragione Valéry.
Nino Bazzetta di Vemenia, I caffè storici Da Torino a Napoli. Figure, ambienti, aneddoti, epigrammi con illustrazioni e ritratti, Novara, Interlinea edizioni, 2019

( 4 gennaio 2021 )

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