Martedì 31 marzo 2026, ore 21:50

Welfare 

Lavoro di cura, fattore di stress e di difficoltà economiche 

In Italia ci sono quasi 8 milioni di caregiver: persone, soprattutto donne, assistono volontariamente familiari o persone care, con una quota di popolazione in età attiva maggiore rispetto alla media europea. L’88,3% vede queste responsabilità come ”foriere di stress emotivo e psicologico”, dato che sale al 91,1% tra le donne. Sono alcuni dei dati del Rapporto Cnel sul valore sociale del caregiver, un'indagine realizzata con la collaborazione del Censis che si concentra sull'impatto che l'impegno di cura ha sulla vita lavorativa e sulla salute dei caregiver.
L'87,6% di perone con compiti di cura pensa che il carico familiare incida sul benessere fisico; e anche in questo caso emerge un divario di genere: per le donne si arriva al 92,3%. Il 23,8% riporta sintomi depressivi moderati, il 13,6% sintomi moderatamente severi e il 7,3% ha sintomi severi. L'89,2% dei caregiver e il 93,4% delle caregiver donne sostiene che la cura limiti il tempo disponibile per il lavoro o altre attività personali. L'83,6% dei caregiver va incontro a difficoltà economiche rilevanti. Spesso, uno degli aggravi economici maggiori deriva all'assunzione di un lavoratore domestico che, tuttavia, per il 79,1% dei caregiver è essenziale ma insufficiente.
Il Cnel ha anche analizzato le misure a sostegno dei caregiver presenti nella contrattazione di secondo livello pubblicata nell'Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro. Su 620 accordi esaminati, solo 141 (pari al 23%) contemplano almeno un intervento a favore dei lavoratori con responsabilità di assistenza familiare. La presentazione del Rapporto, che si è tenuta il 27 marzo a Villa Lubin, è stata un'occasione di confronto tra istituzioni, parti sociali ed esperti.
Ha sottolineato il segretario generale del Cnel, Massimiliano Monnanni. "L'attenzione del Cnel al tema dei caregiver è indirizzata a rafforzare la conoscenza del fenomeno per supportare al meglio le scelte dei decisori istituzionali, mentre è in corso un iter parlamentare complesso, che auspichiamo possa portare presto all'approvazione di una legge sui caregiver. In questo contesto il Cnel ha scelto di non esercitare le proprie prerogative in materia di iniziativa legislativa, ma di svolgere un'attività di consulenza e accompagnamento. Le politiche sociali sono centrali nel programma della XI Consiliatura, come dimostrano anche i tre disegni di legge approvati dall'Assemblea qualche giorno fa - in materia di collocamento delle persone con disabilità, accesso alla pratica sportiva e promozione di stili di vita sani - che hanno tutti un'ispirazione in chiave sociale. Ricordo anche l'importante e ambiziosa proposta di legge del Cnel sulla riforma della legge 328. L'obiettivo resta quello di offrire strumenti conoscitivi solidi per orientare decisioni efficaci”.
Da parte sua il consigliere del Cnel Alessandro Geria, coordinatore dell'Osservatorio Cnel sui servizi sociali territoriali, ha osservato ch ”i caregiver che prestano cura volontariamente ai propri cari con disabilità o non autosufficienza rappresentano un perno del nostro sistema di welfare. Siamo di fronte a un universo numericamente più ampio rispetto agli altri Paesi europei, quasi 8 milioni di persone di tutte le fasce d'età, ma specialmente adulti e anziani, che generano un alto valore sociale”. Eppure, rimarca Geria, ”restano ancora oscurati da un cono d'ombra che li rende ’invisibili’. Per questo abbiamo voluto offrire un contributo, proseguendo l'analisi elaborata nel Rapporto dello scorso anno, finalizzato non solo a indagare il profilo dei caregiver, ma anche ad approfondire la complessità delle loro condizioni, l'impatto sulla salute e sulla dimensione lavorativa, come anche il rapporto con il sistema dei servizi di assistenza domiciliare”.
Intanto è “urgente e non più rinviabile” una riforma organica del settore del lavoro domestico è ”urgente e non più rinviabile”. E' quanto le parti sociali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto - Fidaldo, Domina, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf - hanno evidenziato nella piattaforma unitaria inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ministro dell'Economia e delle Finanze, ministro dell'Interno, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità e ministro per le Disabilità.
Cinque i punti sui quali si chiede un intervento legislativo prioritario, per garantire anche a lavoratrici e lavoratori domestici i diritti riservati a tutti gli altri lavoratori: tutela economica in caso di malattia; tutele economiche e normative in caso di maternità e genitorialità; agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie datrici di lavoro che applicano correttamente il contratto del settore; gestione dei flussi migratori che permetta l'accesso nel Paese dei migranti - che rappresentano una quota significativa degli addetti del settore - promuovendo accoglienza e inclusione;contrasto del lavoro irregolare e, allo stesso tempo, valorizzazione del lavoro domestico come importante misura a sostegno della disabilità, della non autosufficienza e della genitorialità.
Il settore, che rappresenta uno dei principali strumenti di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e un fattore decisivo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sottolineano le parti sociali, coinvolge oltre 1,5 milioni di cittadini tra assistenti familiari, famiglie e persone assistite, contando circa 817.000 lavoratori regolari e oltre 900.000 famiglie datrici di lavoro, con una spesa privata che, oltre a rappresentare un risparmio significativo per lo Stato, corrisponde allo 0,9 del Pil nazionale. Alle quote di lavoro emerso deve pero' essere sommata la percentuale straordinariamente elevata di lavoro irregolare, grande piaga del settore, unica per proporzioni nel mondo del lavoro. ”L'irregolarità compromette la dignità del lavoro, limita l'accesso ai diritti sociali e previdenziali, indebolisce le famiglie e priva lo Stato di risorse fiscali e contributive rilevanti - dichiarano le parti sociali firmatarie della piattaforma - Al lavoro domestico non si riconosce ancora la funzione essenziale che assolve nel sistema di welfare familiare e nazionale, garantendo cura e assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità, e le norme che regolano il settore non risultano adeguate a rispondere ai bisogni reali né delle famiglie, né delle lavoratrici e dei lavoratori".
Giampiero Guadagni

( 30 marzo 2026 )

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