Mercoledì 15 aprile 2026, ore 22:08

Economia 

Rischio stagnazione, l'allarme di Confcommercio 

Confcommercio intravede un ”rischio stagnazione” per l'economia italiana, con una valutazione al ribasso delle stime sulla crescita del pil a +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027. Nello scenario peggiore, calcola l'associazione datoriale, le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre il reddito disponibile e i consumi: nel biennio 2026-2027, la perdita stimata arriva fino a 963 euro per famiglia, con effetti su crescita e occupazione. Confcommercio (ieri il primo evento ufficiale in cui la confederazione utilizza la nuova denominazione Confcom) fa una valutazione in più fasi. L'economia italiana mostrava ”segnali positivi prima del conflitto”, con l'inflazione contenuta all'1,5%, consumi e pil in crescita e occupazione ai massimi. Ma il Paese continua ad essere zavorrato da una serie di nodi strutturali, precedenti al conflitto in Medio Oriente, che incidono sulla crescita: pressione fiscale elevata ed inverno demografico. Il rallentamento della crescita dell'Italia, annota Confcommercio, ”non è imputabile agli shock internazionali”, ma a ”fattori strutturali interni” presenti da decenni. Il primo di questi problemi, afferma il presidente Sangalli, si chiama fiscocrazia: troppe tasse e troppa burocrazia che continuano a frenare imprese, investimenti e crescita. Le stime di crescita del Pil per l'Italia nello scenario peggiorativo sono di appena +0,3% per il 2026 e +0,4% per il 2027. Il quadro complessivo resta improntato a una sostanziale incertezza e con una forte preoccupazione: ”Senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale. Una prospettiva che l'Italia non può certo permettersi”. Dopo il boom economico, annota Confcommercio, la crescita è progressivamente crollata: dal +4,7% del periodo 1966-1980 all'1,8% tra il 1981 e il 2007, fino allo zero dell'ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo.
Sangalli analizza l'altro punto dolente. ”Negli anni '80 avevamo quasi 25 milioni di giovani sotto i 30 anni. Oggi sono circa 16 milioni. In quarant'anni abbiamo perso una parte decisiva del nostro futuro e senza lavoro, competenze e capitale umano, la crescita diventa un miraggio”. Altro tema è la discussione sul lavoro povero e sui cosiddetti contratti pirata. Il dumping contrattuale vede nel terziario circa 154 mila lavoratori coinvolti in accordi meno tutelanti, con perdite fino a 8 mila euro annui, assenza di welfare e effetti negativi sulla concorrenza e sulla produttività. Il fenomeno genera anche un impatto sulla finanza pubblica, con un minor gettito contributivo e tributario di circa 560 milioni nel 2025. Il Governo ha annunciato un decreto nel Cdm in vista del Primo Maggio.
A proposito di questo provvedimento annunciato, intervenendo alla trasmissione televisiva la leader della Cisl Fumarola ha sottolineato: ”Il tema del lavoro è molto più ampio: si comincia sicuramente dal lavoro povero, dalla contrattazione in dumping, ma pensiamo che questo tema debba rientrare in una visione più ampia, perché il nostro Paese ha bisogno di sapere in che modo traghettare non solo questa fase emergenziale, ma anche il futuro. Il futuro è il dopo Pnrr. Noi abbiamo proposto una grande alleanza su contenuti condivisi, partendo dal lavoro, passando poi per tutti gli altri aspetti”.
Aggiunge Fumarola: ”È stato importante l'intervento emergenziale, ma non siamo in grado di immaginare quando questa situazione terminerà. Nell'ipotesi che vada ancora avanti bisogna proteggere salari e pensioni. Bisogna proteggere il lavoro. Bisogna fare in modo che si metta in campo una nuova politica dei redditi. E' importante tenere sotto controllo prezzi e tariffe pubbliche e dare respiro alle persone e alle imprese sane”. Secondo Fumarola ”bisogna continuare sulla strada dei rinnovi dei contratti, mettere in campo azioni che possano aumentare la produttività, che deve essere redistribuita sugli stipendi, e anche avere un respiro più ampio avendo uno sguardo più lungo”.
Giampiero Guadagni

( 14 aprile 2026 )

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