La legge che estende l’applicazione della pena di morte, decisa lunedì dal Parlamento israeliano, sta causando reazioni indignate nelle istituzioni europee. Il segretario generale del Consiglio d'Europa, Alain Berset, ha espresso “profonda preoccupazione” per quanto approvato dalla Knesset, cioè l’applicazione della pena capitale a “chiunque causi la morte di un cittadino israeliano con l’intento di mettere fine all’esistenza dello stato d’Israele”. Per i palestinesi della Cisgiordania occupata, la pena capitale sarà la sanzione predefinita in tutti i casi in cui l’omicidio sarà definito un atto di terrorismo dalla giustizia militare israeliana. Si tratta, spiega il Consiglio d’Europa, di un “ulteriore allontanamento” di Israele dal quadro di valori a cui si è storicamente ispirato. Tel Aviv, si fa notare, ha abolito la pena di morte per i reati comuni nel 1954 e non ha eseguito condanne a morte dal 1962. La scelta del Parlamento rappresenta, quindi, “una grave regressione”. La pena di morte, afferma Berset, “è un anacronismo giuridico incompatibile con gli standard contemporanei in materia di diritti umani”. Questo significa che “qualsiasi applicazione della pena di morte che possa essere qualificata come discriminatoria è inaccettabile in uno Stato di diritto”. Il Consiglio d'Europa si oppone alla pena di morte ovunque e in qualsiasi circostanza. La Knesset, da par suo, continua a impegnarsi per l'abolizione universale della pena di morte, in conformità con la Dichiarazione di Reykjavik adottata dai capi di Stato e di governo nel 2023. La pena di morte resta “incompatibile con i diritti fondamentali e con il rispetto della dignità umana”. Il Parlamento israeliano, ricorda il Consiglio d’Europa, detiene lo status di osservatore presso la sua Assemblea parlamentare dal 1957. Inoltre, Israele è parte di numerose convenzioni del Consiglio d'Europa e partecipa a diversi dei suoi meccanismi di cooperazione. Il progetto di legge è stato approvato con 62 voti a favore e 48 contrari. A febbraio oltre 1200 intellettuali, giuristi ed ex alti funzionari di sicurezza israeliani hanno diffuso e firmato una petizione contro la proposta di legge. Tra i firmatari, l’ex capo del Mossad, Tamir Pardo, l'ex capo di stato maggiore Moshe Ya’alon, diversi giudici emeriti della Corte Suprema, e cinque premi Nobel. La lettera invitava la Knesset a respingere la proposta nel corso dell'iter legislativo, poiché “l'introduzione della pena di morte getterà una macchia morale su Israele e contraddirà la sua identità di Stato ebraico e democratico”. La pena di morte, secondo i promotori, “è una misura estrema e assoluta, la cui principale giustificazione presentata, scoraggiare gli assassini, non è supportata dalla ricerca scientifica”.
Pi.Ar.

