La competitività dell’Unione europea richiede accelerazioni forti. Occorre saper rallentare in certe curve, per poi ripartire con slancio. Il freno che interessa alcuni Stati membri è quello alla burocrazia comunitaria. È quello che chiedono a Bruxelles, in una lettera indirizzata ad Antonio Costa, Italia, Germania e Belgio, in occasione del Consiglio europeo. Meloni, Merz e De Wever, sollecitano un’accelerazione delle autorizzazioni per gli investimenti strategici e una riduzione degli obblighi di rendicontazione, in particolare per le piccole e medie imprese, fa sapere il quotidiano belga Le Soir. Azionare il “freno d’emergenza contro la burocrazia”, spiegano i firmatari significa comprendere la necessità di ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese. I controlli e i requisiti di conformità devono essere “proporzionati ai rischi e ai benefici attesi”. Il freno d’emergenza, secondo la proposta dei 3 Paesi, prevederebbe un intervento del Consiglio europeo “come ultima istanza”, senza tuttavia specificare i dettagli di tale ruolo. I tre capi di governo propongono, inoltre, una soluzione strutturale per accelerare le procedure di pianificazione e autorizzazione degli investimenti in settori strategici come energia, decarbonizzazione, digitale, intelligenza artificiale, difesa. Una “regola di priorità”, si fa notare, consentirebbe di favorire tali investimenti, sospendendo temporaneamente alcune normative. Italia, Germania e Belgio chiedono una riduzione degli obblighi di redazione e pubblicazione di rapporti (reporting), soprattutto per le piccole e medie imprese. E propongono di invertire l’onere della prova: spetterebbe all’UE dimostrare che un determinato obbligo di rendicontazione sia effettivamente indispensabile. L’Italia sta inoltre lavorando alla creazione di una piattaforma comune, con il gruppo di Stati “amici della coesione”, con cui affrontare le fasi decisive del negoziato sul bilancio pluriennale. La piattaforma contiene punti considerati imprescindibili per un accordo. Tra questi il no a nuovi tagli al bilancio, il sostegno alla PAC e ai fondi di coesione non solo nei finanziamenti ma anche nelle regole di applicazione, l'inserimento di risorse proprie che siano equilibrate, il no agli sconti o ai correttori di bilancio (rebates), cioè ai quei meccanismi di correzione finanziaria che riducono il contributo netto di alcuni Stati membri al bilancio comunitario. I Paesi cosiddetti “frugali”, Germania in testa, con Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia, premono per un taglio forte al bilancio 2028-2034 proposto dalla Commissione (1800 miliardi), che il Parlamento UE vuole aumentare invece a più di 2mila. Il compromesso proposto dall’Irlanda, presidente di turno del Consiglio dell’UE, prevede un potenziale risparmio di circa 140 miliardi, pari all'8 percento rispetto alla proposta iniziale. Per Merz la soluzione irlandese “è ancora molto lontana” poiché “nessuno Stato membro può permettersi di versare contributi di questa entità. Il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, ritiene che la trattativa per il bilancio non sarà breve: “Non raggiungeremo un accordo né a ottobre né a novembre, e non so nemmeno se riusciremo a trovare un’intesa prima della fine dell’anno”.
Pierpaolo Arzilla

