Nel dettaglio, Meloni ha detto intanto che l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti ”è una scelta che considero molto rischiosa. L'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina”, e dunque la decisione di Trump ha un ”risultato dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca”. Ciò che serve, per Meloni, è invece ”ridurre le tensioni” in Medio Oriente e garantire libertà di navigazione ”senza pedaggi e senza limitazioni discriminatorie”. Per questo la premier italiana chiede ai partner europei un contributo maggiore per la missione Aspides che l'Italia guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime nazioni: servono più navi e servono ora”. Nel frattempo serve una risposta ”coordinata e rapida” da parte dell'Europa per far fronte al caro prezzi. Bisogna intervenire sul mercato degli Ets sulla formazione del prezzo dell'elettricità, e bisogna garantire agli Stati membri la flessibilità necessaria sia sulla spesa consentita dal patto di stabilità sia per l'utilizzo del maggior gettito Iva al fine di sostenere famiglie e imprese. E poi, per Meloni, bisogna rivedere le ”regole sbagliate” sulla transizione ambientale ed evitare che "aggravino gli effetti delle crisi che stiamo attraversando.
Capitolo Ucraina. Meloni ribadisce la sua posizione: l’Europa deve parlare con una voce. Il sostegno italiano a Kiev ”non è alternativo alla pace, ma la rende possibile. Nessuno in quest'aula vuole la guerra, tutti vogliamo che si arrivi alla pace, la differenza è su come pensiamo che ci si arrivi”. Ciò che Meloni non accetta sono gli attacchi sull'aumento delle spese militari da parte delle opposizioni: ”Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro”.
Quanto al Medio Oriente, per la premier ”la sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione e continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto ogni canale di dialogo”; ma al tempo stesso bisognerà chiedere al nuovo governo di Tel Aviv, ”chiunque vincerà le elezioni”, di ”interrompere la spirale negativa” e riaprire spazi per il dialogo, altrimenti la soluzione a due Stati diventerà impossibile.
Spazio poi al bilancio Ue: ”Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. L’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la pesca e la coesione”. Non solo: ”No a nuove tasse” per finanziare la spesa europea, piuttosto si eliminino gli sconti di cui ancora godono alcuni Stati.
Sul tema migranti Meloni ha rivendicato il diritto di difendere i confini e quindi di aver sospeso Schengen con la Spagna ”come la Francia fa con noi da 10 anni”.
A seguire un dibattito molto acceso, con le opposizioni all’attacco in particolare su questioni di politica interna. Rispondendo alle dure critiche sul fronte lavoro, la premier ha risposto sull’ex Ilva: ”Continuiamo a mantenere il dialogo mai interrotto con le organizzazioni sindacali, con le associazioni di categoria, con la regione, gli enti locali, perché vogliamo assicurare prospettive industriali a Taranto con forni elettrici e de carbonizzazione per dare continuità anche alla produzione dell'acciaio in Italia". E più in generale che come ”anche la Bce ha messo nero su bianco, attraverso gli interventi di sostegno al reddito questo Governo ha restituito più di quanto ha preso attraverso il drenaggio fiscale, aiutando in particolar modo i lavoratori dipendenti”.
Al termine l'aula del Senato ha approvato le due risoluzioni presentate dalla maggioranza sulle comunicazioni della premier Meloni. Bocciati i 5 documenti proposti singolarmente dalle forze di opposizione.
Giampiero Guadagni
