Venerdì 16 ottobre 2026, ore 17:25

Dossier

Chi detiene oggi il potere?

La maggior parte delle persone non comprende ancora come funzioni realmente il potere moderno, né perché la resistenza democratica continui a fallire simultaneamente in tutte le nazioni occidentali. I cittadini votano, ma poi vedono le stesse politiche attuate dal Canada all’Australia, dalla Svezia alla Nuova Zelanda, e presumono che si tratti di una coincidenza o di una naturale convergenza. In realtà non si tratta né dell’una né dell’altra cosa. Per cercare qualche risposta ci si può addentrare su Substack, ecosistema editoriale dove convivono articoli, video, podcast e community, progettato per mettere al centro creator e brand che ragionano da media company. Molto più di semplici blogger, gli autori scambiano idee e ragionamenti. Per tornare alla nostra domanda di partenza, la lettura ci spinge a dedurre che alla base di tutta la governance moderna c’è quella che potrebbe essere considerata una struttura Kiel: una pila di controllo universale che opera attraverso quattro ambiti fondamentali a cui fa riferimento la letteratura sulla gestione dei sistemi complessi (spesso legati alla teoria del controllo, alla cibernetica e all’info warfare. Li sintetizzò bene la Rand corporation: Informazione (il controllo sui flussi di dati, sulla raccolta di intelligence e sulla narrazione pubblica); Flussi/Energia (la gestione delle risorse materiali, delle catene di approvvigionamento e delle infrastrutture critiche); Tecnologia/Algoritmi (i modelli matematici e informatici usati per prevedere e indirizzare i comportamenti); Incentivi/ Norme (le regole formali e informali che condizionano le scelte degli attori all’interno del sistema). La transizione dalla deliberazione democratica (basata sul dibattito politico, il consenso e la rappresentanza) all’ottimizza zione tecnocratica (basata su metriche, algoritmi ed efficienza calcolata) rappresenta il nucleo del dibattito contemporaneo sulla post-politica. In questo scenario, le decisioni non vengono più prese in base a una scelta valoriale, ma vengono presentate come l’unica soluzione tecnica ottimale. Controllando sistematicamente questi quattro ambiti, si potrebbe controllare qualsiasi sistema complesso, che si tratti di un’operazione militare, di un’e conomia nazionale o persino della governance globale stessa. Oggi la deliberazione democratica è stata sostituita dall’ottimizza zione tecnocratica, ma il cambiamento è avvenuto in modo così graduale che la maggior parte delle persone non si è nemmeno accorta della transizione. Le multinazionali diventano agenti di controllo anziché attori indipendenti. Implementano requisiti Esg, obblighi di diversità e restrizioni sulle emissioni di carbonio non perché lo richiedano i mercati, ma perché il sistema finanziario da cui dipendono rende gradualmente obbligatoria la conformità, fingendo che sia volontaria. Con tale infrastruttura, per i cittadini diversificare il voto elettorale non funziona affatto. I politici possono dunque vincere le elezioni, ma non possono cambiare i meccanismi di coordinamento sovrastanti che controllano la pianificazione strategica, da tempo esternalizzata. Questo sistema presenta una vulnerabilità critica: la maggior parte delle persone non ne comprende il funzionamento. Continuano a cercare di risolvere i problemi attraverso istituzioni che sono state concepite per impedire qualsiasi soluzione. Votano per politici incapaci di cambiare il sistema di base. Protestano contro politiche determinate da processi amministrativi al di fuori della portata democratica. Ma una volta che si comprende l’ar chitettura del potere, non la si può più ignorare. Ogni importante sviluppo politico diventa prevedibile. Ogni apparente crisi che genera risposte identiche in tutte le nazioni rivela gli stessi meccanismi di coordinamento, portando a una soluzione prestabilita e giustificando l’espansione dei poteri tecnocratici. Capire questo non ci rende tuttavia complottisti. Ci fa solo capire come sia cambiato il potere: i politici per cui voti sono in pratica quadri intermedi, non figure apicali. Le politiche che attuano sono predeterminate da istituzioni di cui non hai mai sentito parlare, finanziate da fondazioni apparentemente filantropiche che affermano di servire il bene comune ed imposte attraverso meccanismi finanziari progettati per rendere la resistenza un suicidio economico.

L’architettura di controllo è ora completa anche se non del tutto operativa. L’etica rende la resistenza immorale. I sistemi digitali rendono automatico il coordinamento. I meccanismi finanziari rendono obbligatoria la conformità. Sembrerebbe tutto perfetto, in attesa di una crisi, di una tempesta che dia il via al meccanismo. Eppure, qui risiede il paradosso supremo: un sistema progettato per impedire la resistenza rendendola impensabile potrebbe essersi reso vulnerabile proprio all’unica cosa che non si può programmare: il momento in cui un numero sufficiente di persone, simultaneamente, riesce a smascherare la facciata morale e a riconoscere la struttura di controllo cosmopolita per quello che è. A quel punto, la domanda non è più “Chi comanda?”, ma “Un sistema progettato per impedire la resistenza può mai essere riprogrammato pacificamente?”. E poi, anche volendo, resistenza contro chi? Difficile distinguere tra bene e male ed individuare i veri responsabili di questa situazione caotica. Per il miliardario di Palantir, Peter Thiel, l’Anticristo è ad esempio principalmente un archetipo politico che rappresenta la tirannia globale che si manifesta sotto le spoglie della benevolenza, della pace universale e della salvezza dalla catastrofe. Accusa coloro che si trovano a sinistra di volerla realizzare attraverso iniziative come l’Agenda 2030 o le conferenze sul clima delle Nazioni Unite, che stabiliscono standard globali.

Sostiene spesso che la filosofia politica moderna presenta all’u manità una falsa dicotomia: Armageddon - una catastrofe totale causata da rischi esistenziali come la guerra nucleare, l’intelligenza artificiale fuori controllo, le armi biologiche o il collasso climatico oppure l’Anticristo, uno Stato mondiale unico totalitario o un apparato di iper-sorveglianza creato per impedire tale distruzione. Sostiene che il pubblico sia costantemente terrorizzato dall’Armageddon, il che lo rende cieco alla minaccia dell’Anticri sto. Pertanto, nazionalismo, autoritarismo e mercati chiusi devono essere considerati positivi e devono essere sostenuti. In sostanza, il sistema di credenze di Thiel - perché di questo si tratta sostiene che non esista un esito predestinato e che l’Anticristo sia un monito ad evitare un sistema di governo mondiale. L’ironia sta nel fatto che, mentre accusa la “fabbrica dell’odio di sinistra” di fomentare l’avvento di un simile sistema, egli stesso contribuisce, tanto quanto i suoi detrattori, alla sua realizzazione tramite Palantir. Il sistema funzionerà comunque allo stesso modo, a prescindere dalla consapevolezza soggettiva dei partecipanti del proprio ruolo al suo interno. Comprendere il meccanismo è più importante che determinarne l’intento.

Raffaella Vitulano

( 14 ottobre 2026 )

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