Venerdì 16 ottobre 2026, ore 16:40

Immigrazione

Made in Immigritaly: i volti che non si vedono negli spot

A dieci anni dalla Legge 199 la Fai Cisl ha fatto un bilancio sul contrasto al caporalato e ha presentato la nuova ricerca sui lavoratori stranieri: in agricoltura sono oltre 4 su 10, nell’industria alimentare sono il 18,82% Dall’industria alimentare in provincia di Cuneo all’attività vitivinicola della Franciacorta, dalla coltivazione vivaistica a Pordenone alle produzioni orticole dell’Agro Pontino o nella Piana del Sele, fino alle colture agrumicole di Catania. Sono solo alcuni dei nuovi casi territoriali analizzati nel report “Made in Immigritaly 2026”, seconda indagine nazionale realizzata dal Centro Studi Confronti e commissionata dalla Fai-Cisl, dedicata ai lavoratori di origine straniera nell’agroalimentare italiano. Edito da Agrilavoro Edizioni e Com Nuovi Tempi, il volume, di 532 pagine, rispetto al primo rapporto del 2024, oltre ad esplorare nuovi casi territoriali, descrive comparti non ancora indagati, si arricchisce di dati aggiornati e di un inedito servizio fotografico che mostra, andando oltre le statistiche, anche i volti di un’umanità che non compare mai negli spot del made in Italy agroalimentare nonostante svolga oramai un ruolo essenziale e strutturale. Il volume è stato presentato a Roma, in occasione del decennale della Legge 199 contro il caporalato, con la partecipazione di oltre 240 studenti, ricercatori, rappresentanti delle parti sociali, della politica e delle istituzioni. I dati più rilevanti dicono che tra stagionali e lavoratori a tempo indeterminato i lavoratori immigrati in agricoltura nel 2025 hanno raggiunto 430mila unità, il 42% del totale. I braccianti provenienti da Paesi extra-Ue sono in aumento e ammontano a 316.766, il 79,3% del totale dei lavoratori stranieri. Sono ben 186 i Paesi di provenienza: le prime dieci cittadinanze per numero di lavoratori sono Romania, India, Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Senegal, Nigeria e Mali. Significative le rilevazioni territoriali, che segnalano come in diverse regioni e province il numero dei lavoratori immigrati nel settore abbia superato il 50%. Per la prima volta in Italia l’indagine fa il punto anche sull’industria alimentare: su 527mila dipendenti gli immigrati sono 99.164, il 18,82%, la maggior parte (34,58%) occupata nella produzione di prodotti da forno e farinacei. L’incidenza maggiore è nelle filiere della carne, il 43%. “In questi anni - ha commentato il Reggente nazionale della Fai Cisl Antonio Castellucci - sono state realizzate tante buone pratiche di inclusione e contrasto alle irregolarità valorizzando la contrattazione, la bilateralità, i servizi offerti dal sindacato. Sono pratiche positive da replicare e promuovere. Però manca ancora una politica migratoria moderna, efficiente e coerente. Serve una legislazione più avanzata, servono protocolli anticaporalato regionali e territoriali, progetti partecipati per la prevenzione dello sfruttamento, bisogna superare le logiche del click day e riformare il metodo dei decreti flussi, poi occorre favorire forme di emersione degli irregolari già occupati in agricoltura e aumentare gli investimenti sulla formazione professionale e linguistica”. “L’immigrazione - ha evidenziato la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, intervenendo alla presentazione della ricerca - è una questione nevralgica per il futuro dell'Europa, strettamente legata al suo sviluppo economico, sociale e demografico. Va governata con umanità, legalità e lungimiranza, attraverso una strategia che tenga insieme accoglienza responsabile, integrazione, cooperazione con i Paesi di origine e canali di ingresso legali e governati, a partire proprio da quelli legati al lavoro”. Ricordando i dieci anni della Legge anticaporalato, la leader della Cisl ha commentato: “Ha rappresentato una conquista importante: il punto più debole rimane quello della prevenzione, dobbiamo riuscire a togliere al caporale la funzione che esercita, costruendo prima e meglio di lui le risposte delle quali lavoratori e imprese hanno bisogno”.
Rossano Colagrossi

( 16 ottobre 2026 )

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