Un piano industriale straordinario per il settore automotive capace di tutelare la filiera produttiva e l’occupazione intervenendo con risorse nazionali ed europee adeguate a fronteggiare una crisi che il sindacato definisce ormai strutturale. La richiesta della Fim Cisl al tavolo automotive convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è netta: “Per fronteggiare una crisi strutturale che dura da anni - ha dichiarato il segretario generale Fim Ferdinando Uliano - occorre semplificare il quadro normativo sulla CO2 e potenziare massicciamente le risorse europee e nazionali, spostando finalmente il baricentro dei finanziamenti dal sostegno alla domanda al supporto diretto della capacità produttiva delle imprese”. Secondo il sindacato, il fondo automotive previsto dal Governo non è sufficiente rispetto alla portata della crisi. “Bisogna fare di più - ha ribadito Uliano - mettendo a disposizione risorse importanti sia come Paese sia come Europa, con una dotazione specifica dedicata al settore per accompagnare la transizione”.
Tra le priorità indicate dal sindacato c’è anche la salvaguardia degli stabilimenti italiani di Stellantis. Il coordinatore nazionale Fim Stefano Boschini sottolinea l’importanza di accelerare il piano industriale per Cassino, con i nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati, e di mantenere vivo il progetto della Gigafactory di Termoli per la produzione di batterie. Parallelamente, il sindacato ritiene indispensabile garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per tutta la durata della transizione industriale, superando gli attuali limiti della cassa integrazione che stanno già penalizzando migliaia di lavoratori.
La Fim richiama inoltre l’attenzione sul costo dell’energia, che in Italia resta circa il doppio rispetto ai principali concorrenti europei, aggravando la perdita di competitività del sistema produttivo e mettendo sotto pressione la filiera della componentistica e le piccole e medie imprese, già colpite dalla crisi dell’automotive tedesco. Per evitare una desertificazione industriale e occupazionale, il sindacato chiede quindi un rafforzamento degli investimenti pubblici e la creazione di un fondo europeo dedicato esclusivamente al comparto automobilistico.
Dal Governo, il ministro Adolfo Urso ha rilanciato la necessità di intervenire sul piano europeo: “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione”. Urso ha indicato nell’impostazione del Green Deal europeo una delle cause principali della crisi dell’industria automobilistica continentale, sostenendo la necessità di introdurre il principio della neutralità tecnologica e di anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act, senza attendere il 2029. Il ministro ha inoltre ricordato che il nuovo Dpcm Automotive prevede risorse per 1,35 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, destinando il 70% dei fondi al sostegno della filiera attraverso accordi per l’innovazione e mini contratti di sviluppo con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
Riguardo a Stellantis, Urso ha assicurato che il Governo continuerà a monitorare l’attuazione del nuovo piano industriale del gruppo, verificando il rispetto degli impegni assunti. Il riferimento è ai 5 miliardi di euro annunciati per nuove tecnologie, piattaforme e modelli e ai circa 7 miliardi di contratti annui destinati alla filiera della componentistica. Per il sindacato, però, le risorse oggi disponibili restano insufficienti rispetto alla gravità della crisi e senza un forte intervento coordinato tra Italia ed Europa sarà difficile salvaguardare occupazione, stabilimenti e capacità produttiva di uno dei settori strategici dell’industria nazionale.
Sara Martano

