Giovedì 8 ottobre 2026, ore 16:20

Industria

Beko: sindacati chiedono il rispetto degli impegni assunti

Beko deve rispettare fino in fondo il piano industriale e gli impegni assunti per tutti gli stabilimenti italiani”. È la posizione ribadita da Fim, Fiom, Uilm e Uglm al tavolo di monitoraggio convocato al Mimit sulla situazione del gruppo Beko. Secondo i sindacati, l’azienda starebbe venendo meno alla corretta attuazione dell’intesa raggiunta nel 2025, soprattutto sul fronte degli investimenti di prodotto, dei volumi produttivi e del conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali. “Non possiamo considerare sufficiente il semplice mantenimento formale dei siti e delle funzioni in Italia - sottolinea Massimiliano Nobis, segretario nazionale Fim -. Gli accordi devono essere rispettati nella sostanza, a partire dagli investimenti necessari a garantire un futuro industriale agli stabilimenti”.

La situazione più critica, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, riguarda diversi siti produttivi. A Cassinetta, in particolare, sarebbero crollate le produzioni del comparto cottura, anche a causa del rinvio del lancio del nuovo forno. I sindacati manifestano inoltre preoccupazione per il possibile trasferimento all’estero di alcuni modelli di frigoriferi che potrebbe determinare un ulteriore incremento della cassa integrazione. Anche a Melano e Comunanza i volumi produttivi risultano, secondo Fim, Fiom, Uilm e Uglm, molto inferiori ai target previsti dal piano industriale, con un ricorso agli ammortizzatori sociali definito “sempre più pesante”. La crisi interessa anche gli uffici. Prosegue infatti il ricorso alla cassa integrazione per il personale impiegatizio, nonostante le numerose uscite volontarie incentivate.

A preoccupare il sindacato è inoltre il mancato ricambio di alcune posizioni strategiche nelle aree ricerca e sviluppo, qualità e commerciale. “Il rischio - osserva Nobis - è quello di impoverire progressivamente il patrimonio industriale e professionale presente in Italia. Non basta avere le fabbriche aperte: servono prodotti, investimenti, competenze e volumi adeguati”. L’unico stabilimento che, in questa fase, appare meno colpito dalle difficoltà è quello di Carinaro. Per il resto del perimetro italiano, i sindacati denunciano una situazione caratterizzata da una forte riduzione dei volumi e dall’insufficienza degli investimenti.

Nel corso dell’incontro la direzione di Beko avrebbe ribadito una posizione incentrata sul rispetto formale degli accordi, con il mantenimento in Italia degli stabilimenti e delle funzioni di staff. Una lettura che non convince i sindacati secondo cui l’azienda starebbe rinviando gli investimenti di prodotto necessari e privilegiando, attraverso una strategia commerciale giudicata “scellerata” le produzioni a basso costo a discapito di quelle realizzate negli stabilimenti italiani. “Chiediamo che Beko torni a investire concretamente in Italia - afferma Nobis - e che il Governo faccia valere le garanzie che erano state messe sul tavolo quando è stato sottoscritto l’accordo”.

Per Fim, Fiom, Uilm e Uglm è quindi necessario un intervento diretto del Governo sulla proprietà turca di Beko, affinché vengano richiamate le responsabilità assunte con l’intesa del 2025 e venga riconosciuta maggiore autonomia alle realtà industriali e al management italiani. Al tempo stesso, i sindacati chiedono che si concretizzi una politica di sostegno al settore degli elettrodomestici, considerato in forte difficoltà per la pressione competitiva internazionale.

Proprio sul fronte europeo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato la necessità di interventi per tutelare l’industria europea degli elettrodomestici dalla concorrenza asiatica. Urso ha ricordato l’iniziativa italiana sul settore, sostenuta anche da Germania, Francia, Polonia, Spagna e Slovacchia, chiedendo alla Commissione europea di trasformare gli impegni assunti in misure concrete. 

Il tema più atteso del tavolo è stato però quello relativo allo stabilimento Beko di Siena, per il quale non è stata ancora individuata una soluzione definitiva di reindustrializzazione. In apertura dell’incontro, secondo quanto riferito dal ministero, Urso ha comunicato che Leonardo ha manifestato la propria disponibilità a contribuire alla reindustrializzazione del sito senese. L’ipotesi prevede un presidio industriale di Leonardo in grado di assorbire una parte significativa degli occupati, all’interno di un progetto più ampio di cluster industriale che potrebbe coinvolgere anche altre imprese. Il ministro ha inoltre dato mandato agli uffici di coordinare il confronto tra Leonardo e Invitalia, che sta seguendo il percorso di reindustrializzazione del sito. “Su Siena - sottolinea Nobis - vogliamo vedere un progetto industriale concreto, con tempi, investimenti e occupazione. Dopo tanti annunci e rinvii, servono fatti”.

Per i sindacati, dunque, il confronto di oggi non chiude la vertenza; il tavolo viene considerato sospeso con molte questioni ancora senza risposta, sia sul futuro dei singoli stabilimenti sia sul piano degli investimenti. Fim, Fiom, Uilm e Uglm chiedono quindi al Mimit una convocazione specifica sul sito di Siena per verificare l’effettiva portata dell’interessamento di Leonardo.

Sara Martano
 

( 8 ottobre 2026 )

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