Lunedì 30 marzo 2026, ore 21:54

Lavoro

Meno cause, più accordi: resta alto il disagio nei luoghi di lavoro

Oltre 7 milioni e 211 mila euro recuperati, 10% in più rispetto all’anno precedente, e 3.140 persone assistite. E’ il bilancio (2025) dell’attività dell’Ufficio vertenze della Cisl Monza Brianza Lecco, comprensorio a forte vocazione produttiva, composto in prevalenza di piccole e medie attive nel manifatturiero. I dati evidenziano una riduzione del numero delle vertenze (760 a fronte delle 1.016 del 2024) a vantaggio della via conciliativa, considerata meno rischiosa per i tempi lunghi della giustizia e l’aumento dei casi di lavoratori condannati a pagare le spese legali.

“La riduzione delle vertenze - spiega il segretario generale Cisl territoriale Mirco Scaccabarozzi - non si accompagna però ad un calo del contenzioso e quindi a un miglioramento delle condizioni di lavoro. Sono, infatti, sempre numerose le persone che denunciano ambienti tossici, che si ‘ammalano di lavoro’. I casi sono trasversali e riguardano imprese di piccole dimensioni, padronali, più strutturate, ma anche Spa. Manca ancora la cultura del benessere nei luoghi di lavoro, tra l’altro, in un periodo in cui in alcuni comparti c’è carenza di personale, tanto che l’elevato numero di dimissioni è un costo per le aziende”. 

La conflittualità è più diffusa nei settori terziario (37%), metalmeccanico (23%), tessile-chimico (11%), edile (9%) e nei trasporti (8%). Nella ristorazione c’è lavoro grigio (e anche nero); nei cantieri, dove regna il subappalto, spesso il personale è pagato a giornata, indipendentemente dalle ore lavorate; nei trasporti, vista la mancanza di autisti, molti concordano verbalmente retribuzioni più alte dei minimi contrattuali.
“Il contenzioso - osserva il responsabile dell’Ufficio vertenze, Antonio Mastroberti - riguarda soprattutto il recupero crediti, sia per le difficoltà a pagare gli stipendi, sia per ritorsione nei confronti di lavoratori con cui non si è chiuso bene il rapporto. Abbiamo poi numerosi casi di inquadramenti non corretti, straordinari non pagati e licenziamenti, mentre emergono nuove tipologie come le malattie professionali con richiesta di risarcimento danni, le discriminazioni per differenze salariali o progressioni di carriera, le molestie”.

Le vertenze coinvolgono soprattutto gli uomini (55%) e persone di nazionalità italiana (80%). Interessante il fenomeno delle dimissioni (1.123). Che ha una spiegazione anche culturale.
“La ragione economica è ancora al primo posto fra chi sceglie di dimettersi - aggiunge Scaccabarozzi -, ma negli ultimi anni si è registrato un cambiamento significativo, soprattutto nella fascia 30-50 anni. Il lavoro non è più il centro assoluto della propria realizzazione, ma uno degli elementi che compongono il quadro esistenziale. Questo comporta una maggiore attenzione alla qualità della vita, alla conciliazione dei tempi e all’equilibrio tra dimensione lavorativa e personale. Quindi chi non è soddisfatto è disponibile a cambiare mansione e azienda”.

Il territorio ha un basso tasso di disoccupazione. Secondo Unioncamere tra marzo e maggio 2026 le aziende del monzese prevedono di assumere 15.680 persone (480 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025), quelle del lecchese 6.060 (-560). Rispettivamente il 33% e il 24% con contratti a tempo indeterminato. Colpisce che circa la metà teme di faticare a trovare i profili cercati. Per la Cisl occorre puntare sugli ITS, gli istituti di formazione post scuola superiore che in due anni preparano figure tecniche da inserire nel mercato e garantiscono un altissimo tasso di occupabilità, con l'84%-87% dei diplomati che trova lavoro entro un anno e picchi del 98% in settori come la meccatronica e il digitale. 

Mauro Cereda
 

( 30 marzo 2026 )

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