Venerdì 28 agosto 2026, ore 17:36

Vertenze

Radici Chimica di Novara: lavoratori contro i tagli a personale e stipendi

In presidio sotto la sede di Confindustria i lavoratori della Radici Chimica di Novara. Una mobilitazione resa necessaria che nasce dalla decisione dell’azienda di fermare la produzione e annunciare 140 esuberi su 287 dipendenti. Per i lavoratori non si tratta soltanto di una riorganizzazione industriale, in gioco ci sono il futuro dello stabilimento, la continuità occupazionale e il salario di centinaia di famiglie.

La tensione è ulteriormente aumentata dopo la decisione dell’azienda di intervenire anche sui superminimi individuali. Secondo la rappresentanza sindacale, gli aumenti contrattuali del Contratto nazionale Chimico sarebbero stati assorbiti nei trattamenti individuali, determinando una riduzione delle retribuzioni. Questo è stato l’ulteriore motivo che ha spinto i lavoratori alla mobilitazione. La protesta è quindi partita con lo stato di agitazione e con le assemblee organizzate all’esterno dello stabilimento. 

Per i sindacati è necessario affrontare il futuro dello stabilimento con un confronto vero e non con decisioni già prese. La preoccupazione riguarda anche gli impianti e, in particolare, le operazioni legate alla sfera di ammoniaca ancora presente nel sito. I lavoratori chiedono che ogni eventuale riapertura degli impianti necessaria allo smaltimento avvenga garantendo condizioni di sicurezza assolute.

La vertenza, dunque, non riguarda soltanto il presente, ma anche ciò che accadrà nei prossimi mesi. Dall’arrivo del fondo americano Lone Star alla guida dello stabilimento, i sindacati denunciano di aver assistito a decisioni assunte senza un adeguato coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori. Nel frattempo, il numero degli addetti si sta già riducendo per effetto dei pensionamenti, delle dimissioni e della mancata conferma di parte dei lavoratori interinali, ma per la Rsu questo non può diventare il modo per affrontare la crisi.

La richiesta è quella di aprire un confronto istituzionale più ampio, coinvolgendo Regione Piemonte e Ministero del Lavoro. I lavoratori chiedono che il periodo previsto dalla normativa sulle delocalizzazioni venga utilizzato per costruire un vero piano di salvaguardia occupazionale e non vogliono che il tempo che separa l’azienda dalle prossime scadenze diventi semplicemente un periodo di attesa. Vogliono invece che venga trasformato in uno spazio di trattativa per individuare soluzioni alternative agli esuberi. Inoltre chiedono il ripristino dei trattamenti salariali contestati, chiarezza sul futuro produttivo e tutela dei posti di lavoro.

Sara Martano

( 28 agosto 2026 )

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