Catania si prepara a diventare uno dei cuori pulsanti dell’industria globale dei semiconduttori di potenza. Il piano industriale 2024-2034 di StMicroelectronics rafforza il ruolo strategico del sito etneo, confermando investimenti massicci su produzione, ricerca tecnologica e sviluppo prodotti. Negli ultimi anni l’azienda ha ridefinito il proprio modello operativo, puntando su maggiore flessibilità ed efficacia. Il piano, esteso fino al 2034, ingloba il progetto “SiC Campus”, già approvato dalla Commissione Europea nel 2024. Gli investimenti complessivi raggiungono circa 5,1 miliardi di euro, con l’obiettivo di rendere il sito un riferimento per i wafer in carburo di silicio da 200 mm e per lo sviluppo del nitruro di gallio (che rappresentano la frontiera attuale per l'elettronica di potenza ad alta efficienza). Sul campus sono già stati investiti 1,4 miliardi di euro, con una capacità iniziale di 2.000 wafer a settimana prevista entro il 2027. Ulteriori 1,6 miliardi serviranno per arrivare a 5.000 wafer settimanali entro il 2028, traguardo però vincolato alla realizzazione delle infrastrutture idriche necessarie. Il piano si sviluppa in tre fasi. La prima porterà a un incremento della capacità produttiva del 206%, mentre le successive sono ancora in fase di definizione e dipenderanno dall’andamento della domanda globale.
Nonostante l’incertezza del mercato automotive, StM punta a diversificare i mercati di sbocco per garantire la crescita del polo etneo. Sul fronte occupazionale, dopo l’aumento di mille addetti tra il 2020 e il 2025, si prevede una fase di stabilità fino al 2029 e una nuova crescita dal 2030. I sindacati, pur accogliendo positivamente il piano, sollevano alcune criticità. “Il riconoscimento di Catania come centro iniziatore di innovazione, insieme al mantenimento del design center di Palermo, è un segnale forte - dichiarano il segretario nazionale Fim Massimiliano Nobis e il segretario generale regionale Pietro Nicastro -. Tuttavia, il successo di questa sfida si gioca sulla capacità del territorio di rispondere prontamente alle necessità industriali”.
Tra i nodi principali emerge quello delle infrastrutture idriche. La firma del contratto per la fornitura e lo scarico dell’acqua è prevista solo per giugno 2026. “Senza un sistema idrico adeguato, gli obiettivi produttivi rischiano ulteriori slittamenti”avvertono i sindacalisti. A preoccupare sono anche i ritardi operativi, con alcune produzioni posticipate al 2027. Secondo il sindacato, ciò sta già generando pressioni organizzative e carichi di lavoro critici. Sul fronte occupazionale, la Fim chiede certezze: “Servono stabilizzazioni, gestione del turnover e percorsi chiari per i lavoratori” sottolineano Nobis e Nicastro. Fondamentale anche il tema della formazione: “Occorre colmare il gap di laureati Stem con accordi tra aziende, università e scuole. Inoltre - continuano i sindacalisti -. È necessario attrarre fornitori strategici per creare una filiera locale forte e resiliente”. Il sindacato propone quindi un monitoraggio semestrale del piano per verificare investimenti e ricadute occupazionali. “Catania deve correre, ma non può farlo da sola - concludono -. Servono infrastrutture, servizi e una politica industriale che guardi al lungo periodo”.
L’assessore alle Attività produttive della Regione Sicilia, Edy Tamajo, definisce il progetto un passaggio fondamentale per lo sviluppo del territorio: “È una scelta chiara e coraggiosa che concentra su Catania una delle più importanti operazioni industriali in Europa” afferma. La Regione ha già stanziato 300 milioni di euro di risorse europee per sostenere l’investimento. “Non è solo un progetto industriale, ma la costruzione di un ecosistema dell’innovazione nel Mezzogiorno”conclude l’assessore. Un piano ambizioso, dunque, che può trasformare Catania in un hub globale dei semiconduttori.
Sara Martano

