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Accoglienza, 20mila posti di lavoro a rischio

Migliaia di posti di lavoro già bruciati e altri migliaia a rischio. Il sistema dell’accoglienza è in piena emergenza ma il Governo non se ne occupa. Si parla molto di migranti, ma pochissimo di lavoratori. Per questo i sindacati rilanciano l’allarme su un sistema al collasso. “Torniamo nuovamente a sollecitare il ministro Di Maio - sottolineano in una nota unitaria i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello, Ivana Veronese - affinché apra con urgenza un tavolo di crisi nazionale sulla situazione occupazionale nel sistema di accoglienza: 5mila lavoratrici e lavoratori sono già in esubero e 15mila saranno ulteriormente coinvolti”. Non è il primo appello dei sindacati al ministro. Altre due lettere erano state inviate al Mise: la prima ad aprile e la seconda a maggio. Finora, però, non è arrivata alcuna risposta.

“La crisi occupazionale, che coinvolge sia il sistema di prima accoglienza, per esempio i Cara, sia il sistema di seconda accoglienza, gli Sprar, sta assumendo - denunciano i tre segretari confederali - una dimensione nazionale con migliaia di posti di lavoro persi e professionalità vanificate. Ciò impone un intervento immediato”.

Le lavoratrici e i lavoratori impegnati nel sistema dell’accoglienza sono oggi circa un terzo della popolazione ospite ma, ricordano Massafra, Cuccello, Veronese, “secondo quanto previsto dal decreto Salvini, quasi 20 mila dipendenti potrebbero essere interessati da procedure di esubero”. Le conseguenze del decreto e il più generale indebolimento del sistema, denunciano i sindacalisti, “metterebbero così in discussione la qualità dei servizi offerti”.

“L’ampiezza del fenomeno non può certo essere gestita ordinariamente e nella dimensione locale - concludono Massafra, Cuccello, Veronese -. Il Governo ci dia immediatamente un riscontro e convochi con urgenza un incontro”.

I. S

( 20 maggio 2019 )

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