Venerdì 6 novembre 2026, ore 18:17

Lavoro domestico

Assindatcolf: il sommerso nel 2024 ha raggiunto il 56%

Occupazione domestica in crescita di 7,6 punti percentuale, affiancato però da un tasso di irregolarità arrivato al 56% e da un peso importante sulle famiglie, rappresentato dall'innalzamento delle tariffe che, in un decennio, sono cresciute del 20%: è il quadro delineato dal Rapporto 2026 Family (Net) Work, l'analisi realizzata da Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestico che ha mostrato come, a partire dal 2020, anno in cui il tasso di irregolarità era sceso fino al 51% grazie alla regolarizzazione del settore, la percentuale abbia conosciuto un continuo aumento, arrivando al 53,5% nel 2022, al 55,4% nel 2023, fino a raggiungere il 56,6% nel 2024.
Lo studio, la cui esposizione è avvenuta alla presenza di Andrea Zini, presidente dell'associazione, di Ester Dini, responsabile dell’Ufficio Studi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, del presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, e della consigliera di amministrazione Inps, Maria Luisa Gnecchi, ha voluto fare il punto sulla condizione in cui versa il settore del lavoro domestico che, da solo, concentra il 33,7% di tutta l’occupazione dipendente irregolare in Italia.

La fotografia, che ha mostrato come le famiglie si trovino a vivere molte difficoltà all'interno di questa condizione, è stata realizzata grazie all’indagine condotta a luglio scorso nell’ambito del Family (Net) Work su un campione di oltre 4.000 famiglie utilizzatrici di servizi di collaborazione domestica regolari, delle quali il 41,6%, nel triennio 2024-2026, ha dichiarato di aver avuto un aumento del fabbisogno di tali servizi, a differenza del 52% che non ha vissuto alcun tipo di variazione e del 6,5% che, al contrario, ha registrato una riduzione delle necessità al riguardo.
Andando nello specifico dei bisogni delle famiglie, l'aumento della richiesta di assistenza nel lavoro domestico si è concentrata maggiormente nell'impiego di badanti, con il 67,3% dei nuclei familiari che ha confermato una crescita nelle necessità di assistenza e il 25,9% che ne ha fatto ricorso, portando ad una crescita anche nelle spese affrontate, interessando il 71,7% delle famiglie intervistate e l’86% tra quelle che impiegano una badante. 
Un bilancio, quello familiare, che si aggrava ulteriormente per via della dinamica dei prezzi dei servizi di assistenza a domicilio che, secondo l’indice Istat dei prezzi al consumo, sono aumentati del 20% nel decennio 2015-2025, superando i 1.500 euro al mese per il 65,4% delle famiglie che si avvalgono di una o più badanti, e più di 2.000 euro per il restante 28,9%. A sostenere le famiglie in questo importante impegno economico il ricorso ad una misura di supporto, ma solo per il 37,2% delle famiglie, mentre il rimanente 62,8% ne fa a meno: tra le misure più utilizzate la detrazione fiscale, almeno per il 24,1% del campione, seguita da altri sostegni per il 7,5% delle famiglie, da interventi regionali e comunali per il 5,7%, e da bonus per l’assistenza agli anziani 5,5%. Un ricorso agli aiuti che raggiunge il 59,9% tra le famiglie che impiegano una badante, e si ferma al 22,4% per quelle che, invece, si avvalgono della collaborazione di una colf.

Una situazione, questa, che dimostra quanto sia necessario un aiuto nella conduzione della vita quotidiana, anche se “sei famiglie su dieci non ricevono alcun sostegno, e non per scelta: semplicemente non c’è nulla a cui accedere, o è troppo poco per fare la differenza” come dichiarato da Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, secondo il quale proprio per questo cresce il sommerso nel settore. “Purtroppo – ha proseguito Zini - la Legge di Bilancio non compie scelte precise sul fronte degli anziani e della non autosufficienza: le risorse sono distribuite un po’ ovunque, senza una direzione chiara”. Secondo Zini, invece, investire sul lavoro di cura dovrebbe essere quasi un passaggio obbligato in un Paese interessato da “un inverno demografico, con una popolazione anziana in costante crescita e nascite ai minimi storici”, e con un bisogno di assistenza che aumenterà ulteriormente, di fronte al quale “serve una scelta netta, che sostenga le famiglie e renda conveniente la regolarità, perché solo così il lavoro domestico potrà uscire dal sommerso”.
E proprio sul lavoro di assistenza e di cura era intervenuta anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, nel corso del convegno nazionale della Fp Cisl “Trasparenza salariale e cultura del rispetto. Dalla norma al cambiamento”, denunciando i divari retributivi insiti nella distribuzione diseguale dei carichi di cura e nella sottovalutazione di alcune professioni. Una situazione, secondo Fumarola, per risolvere la quale “servono investimenti nei servizi, nella formazione, nell'occupazione femminile e nelle politiche di conciliazione”. Per la segretaria generale della Confederazione di via Po, è necessario rendere visibili tali disparità per creare le condizioni per affrontarle, attraverso relazioni sindacali partecipative e una contrattazione capace di intervenire sui meccanismi che producono le disuguaglianze”.

Anna Taverniti

( 6 novembre 2026 )

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