Dall’inesauribile archivio fotografico di Carlo Riccardi spuntano settant’anni di storia d’Italia: quella vera, della Roma speranzosa del dopoguerra, della stagione della Dolce vita felliniana. C’è un po’ di tutto in questa mostra allestita al We Gil di Largo Ascianghi, l’hub culturale della Regione Lazio situato nel cuore di Trastevere, inaugurata martedì 3 novembre e che, curata da Lorenzo Imprescia e Maurizio Riccardi, terrà aperti i battenti fino a domenica 29 novembre.
Già dal titolo, “Carlo Riccardi 100. Verso l’Umano”, si evince l’intento dell’esposizione promossa dalla Regione Lazio, realizzata in collaborazione con LazioCrea e con Intesa Sanpaolo main partner, visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19 (l’ingresso è gratuito): mostrare ciò che ha immortalato il fotoreporter nel centenario della sua nascita, avvenuta il 3 ottobre 1926 a Olevano Romano. Riccardi del resto non è stato solo un fotografo, ma anche un pittore (è scomparso nel dicembre del 2022).
Amico di Flaiano, le sue immagini sono diventate memoria di un Paese tra “personaggi celebri, artisti e uomini di potere – sostengono gli organizzatori –, divi e bambini che dimostrano come davanti al suo obiettivo le distanze si annullano”.
Una rassegna divisa per aree tematiche la quale, grazie all’Archivio Riccardi, mette in evidenza anzitutto i grandi passaggi sociali e culturali che hanno caratterizzato l’Italia del Novecento. “Nella fotografia come nella pittura di denuncia sociale, con le sue maxitele diventate strumento condiviso di partecipazione e di dialogo, emerge la sensibilità di Riccardi verso l’essere umano – afferma Simona Renata Baldassarre, assessora regionale alla Cultura e alle Pari opportunità –. Far conoscere questa eredità ai giovani significa offrire loro strumenti per comprendere da dove veniamo e guardare con maggiore consapevolezza al futuro”.
E oggi gli oltre tre milioni di negativi (realizzati a partire dal secondo dopoguerra e gelosamente custoditi nell’Archivio che porta il suo nome) rappresentano un patrimonio, una testimonianza preziosa dell’identità nazionale racchiusa in immagini che vanno oltre la cronaca: dietro ogni volto c’è una vicenda umana, dietro ogni gesto un frammento di verità. “Nel suo obiettivo – spiegano gli organizzatori – il re e il contadino perdono la distanza che sembra separarli.
La luce trova la sua forza più autentica non nell’abbaglio della celebrità, ma nei gesti quotidiani, nelle espressioni spontanee, nella dignità degli umili: in ciò che di solito resta ai margini. È questo il senso del titolo ‘Verso l’Umano’, un invito a riconoscere ciò che ci accomuna e a ritrovare, attraverso l’arte, il valore della persona, della memoria e della relazione”.

