Mercoledì 4 novembre 2026, ore 13:18

Cultura

Le librerie come presidio culturale

di GIAMPIERO GUADAGNI

Un settore che vale 1,8 miliardi di euro, conta 4.451 punti vendita e 12.200 addetti. Tra il 2017 e il 2025 l’occupazione è aumentata del 9,1% “nel nuovo” e del 16,8% “nell’usato”. Cresce inoltre la presenza dei giovani. Ed è significativa anche la componente femminile: le donne costituiscono il 65,8% dei dipendenti nel commercio del libro nuovo e il 60,4% nell’usato. L’85% degli occupati possiede almeno un diploma. Il settore mostra segnali di tenuta e crescita, ma una presenza ancora fortemente diseguale sul territorio. L’83% dei Comuni italiani, infatti, non ha una libreria. Sempre tra il 2017 e il 2025 i punti vendita del nuovo sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre quelli dell’u sato sono cresciuti del 7,9%. Questi i numeri principali messi in luce dal primo Rapporto Ali (Associazione Librai Italiani) sulle librerie italiane, realizzato con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e presentato nei giorni scorsi in occasione degli Stati Generali delle librerie. Un’iniziativa, questa, del Piano Olivetti per la Cultura, in collaborazione con l’Ali Confcommercio, promossa dal Centro per il Libro e la Lettura.

Facciamo il punto con Stefano Lanna, Direzione Generale per il Piano Olivetti per la Cultura Cosa ci dicono i dati, anche dal punto di vista occupazionale, presentati in occasione degli Stati Generali delle librerie?

In Italia esistono 4.451 punti vendita e dal punto di vista occupazionale il numero degli addetti è in crescita, con il dato di 12mila occupati nelle librerie. Il nostro intento è di costruire una politica pubblica in grado di pensare e realizzare una libreria in ogni piccolo e medio comune italiano. Il Ministero della Cultura ha già avviato un bando per sostenere l’apertura di nuove librerie per under 35enni, in una logica che vede nel libro lo strumento privilegiato per trasformare un territorio in una comunità reale, animata da idee, cultura, creatività. Stiamo lavorando in questa direzione complessiva.

Qual è oggi l’identikit del libraio? E come questa figura professionale va aiutata concretamente?

Una cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che l’Italia è una Nazione fatta di piccoli centri, di territori, di realtà locali molto radicate, che a volte sono in difficoltà, ma che tuttavia restano scrigni incomparabili di tesori, di bellezza e di memoria. Diceva il filosofo: “l’amore è l’organo del particolare” e l’Italia è un territorio fatto, appunto, di singolarità. In questo panorama il libraio oggi svolge una funzione meritoria, di straordinaria importanza. Le librerie, in particolare le librerie cosiddette “di prossimità”, le librerie storiche, quelle antiquarie, sono presìdi di cultura insostituibili. Sono custodi di conoscenza puntuale dei territori, anche grazie al collegamento con i piccoli editori; einoltre possono diventare centri di irradiazione di cultura per tutti, grazie a presentazioni di libri, gruppi di lettura, conferenze, incontri. Quello che si chiede al libraio oggi e di fare ancor di più quello che in sostanza ha sempre fatto: valorizzare l’attività di centro culturale della propria libreria, promuovere il confronto e la discussione, fare rete. I libri possono riempire una vita, ma il libro, come dice il Ministro Alessandro Giuli: “non basta a sé stesso”: c’è bisogno, tutt’intorno, di un’offerta culturale che stimoli curiosità e amore per la lettura.

Più in generale, quali sono le misure economiche necessarie a sostegno della filiera?

Nel 2025 il Piano Olivetti ha messo a disposizione della filiera del libro 60 milioni di euro: una dotazione inaudita rispetto agli anni precedenti, e i risultati si sono visti. Rispetto a un mercato internazionale anche pesantemente in calo quello italiano è in crescita: secondo i dati Aie, al 20 settembre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, le librerie hanno registrato un aumento di vendite in tutta Italia pari al 3,2%. È, voglio far notare, una ripresa trainata dal Sud e dai piccoli centri. Gli acquisti delle biblioteche nelle librerie di prossimità sono stati pari a circa 35 milioni di euro e Il 31% del fondo per le biblioteche è stato destinato a biblioteche del Sud. Ma c’è un risveglio del mercato anche al nord: per la prima volta a Torino le librerie sono in aumento e le indipendenti, in tutt’Italia, hanno aumentato le vendite dell’8,5%. Nei primi nove mesi del 2026 si sono acquistati 70 milioni di libri, un milione e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ora l’obiettivo è consolidare questa crescita, ma soprattutto questa modalità di crescita. La nostra scommessa è innescare meccanismi positivi a partire dalle zone di marginalità.

Come va ripensata la libreria in Italia? Qual è il rapporto attuale, e quale può essere in prospettiva, tra digitale e negozio fisico?

Ho accennato al fatto che la libreria deve essere, sempre più, un luogo di aggregazione culturale e sociale a partire dalla cultura dei territori. Aggiungo che deve essere, sempre più, un luogo di accessibilità, in particolare nei confronti di fasce sociali marginalizzate. In questo panorama un uso umanistico delle risorse digitali risulta fondamentale. Non sto parlando di farsi fare i riassunti dall’Intelligenza Artificiale, ma pensiamo alle straordinarie possibilità di accesso ai testi che il digitale ci dà, alla possibilità di realizzare esposizioni immersive, alle possibilità che il digitale apre alla ricerca e all’innova zione. Anche in questo caso abbiamo a disposizione, finalmente, mezzi straordinari di conoscenza e di studio, in particolare indirizzati ai giovani, ma non solo. Anche il negozio fisico può, e deve, integrarsi con gli strumenti digitali.

Lei è direttore del Piano Olivetti, strumento di programmazione e indirizzo del Ministero della Cultura, istituito quasi due anni fa. Qual è la ragione sociale? E quali progetti sono stati finora portati avanti?

Il Piano Olivetti nasce e si sviluppa come “medium”, come mezzo per conoscere, agire, armonizzare individuo, lavoro, comunità. Perché tutti, come da intuizione geniale di Adriano Olivetti - un imprenditore illuminato ben consapevole della centralità della cultura nel vivere contemporaneo – abbiano accesso alla bellezza, alla cultura, alla storia. E allo stesso modo perché tutte le componenti della società, qualunque sia il proprio ruolo, possano contribuire alla cultura della comunità. Il Piano Olivetti nasce e si sviluppa non per imporre contenuti, ma per facilitare un dialogo “alto” tra le componenti della società. La ricognizione delle iniziative riconducibili agli obiettivi del Piano ha individuato circa 300 progetti nei diversi ambiti di intervento del Ministero della Cultura, dalla rigenerazione culturale all’accessibilità, dalle biblioteche agli archivi, dalla digitalizzazione all’educazione e alla partecipazione. Tra le iniziative che abbiamo realizzato e abbiamo in cantiere c’è il Premio Olivetti per l’accessibilità culturale, con circa 680 candidature; la realizzazione dell’”Atlante” per mappare i bisogni culturali delle aree interne e periferiche, che sarà curato da una studiosa di primo piano come Chiara Faggiolani; ci sono le iniziative a favore della filiera editoriale di cui abbiamo parlato; c’è l’iniziativa “Semi di comunità” che riporta le opere d’arte che fanno parte del patrimonio archeologico italiano nei luoghi in cui sono state scoperte; ci saranno momenti di studio, progettualità, riflessione condivisa; e iniziative che rispondono alla necessaria funzione italiana di “ponte” nel Mediterraneo globale. La “ratio” che racchiude tutto è la consapevolezza che bisogna sempre, e sempre più, conoscere e unire luoghi, generazioni, fasce sociali, istituzioni e società civile.

( 4 novembre 2026 )

Cultura

Le librerie come presidio culturale

Intervista a Stefano Lanna, Direttore Generale per il Piano Olivetti per la Cultura

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