Non soltanto il padre di Pinocchio, ma anche un giornalista brillante, uno scrittore irriverente, un osservatore acuto della società e della politica del suo tempo. A duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini (1826-1890), universalmente conosciuto con lo pseudonimo di Collodi, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze in collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi - Fondazione Collodi e Società Dante Alighieri, gli dedica la mostra “C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto Collodi tra satira, giornalismo e letteratura per l’in fanzia”, ospitata fino al 15 giugno all’Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti a Palazzo Corsini Suarez a Firenze. Attraverso documenti originali, prime edizioni, giornali d’epoca, volumi rari e opere d’arte, l’esposizione ricostruisce il percorso umano e letterario di Collodi, restituendo al pubblico il ritratto di un intellettuale profondamente legato alla Firenze dell’Ot tocento, ben prima che il suo burattino di legno conquistasse i lettori di tutto il mondo. Tra le sorprese della mostra che racconta l’uomo e lo scrittore: la prima edizione di Pinocchio del 1883, custodita nella biblioteca di una scuola media; i volumi sopravvissuti all’alluvione del 1966; dodici dipinti a olio di Vinicio Berti esposti per la prima volta; uno studio di Venturino Venturi.
Il legame tra Collodi e il Vieusseux comincia oltre vent’anni prima della pubblicazione di Pinocchio. Tra i documenti più significativi in mostra figura infatti anche la firma autografa di Carlo Lorenzini sul Libro dei Soci del Gabinetto Vieusseux, datata 30 giugno 1865. Firenze è appena diventata capitale del Regno d’Italia e la città vive una stagione di straordinario fermento politico e culturale. Lorenzini è allora un giornalista dalla penna tagliente, impegnato nella cronaca e nella satira, che frequenta il Vieusseux, luogo privilegiato di incontro, lettura e confronto con i protagonisti della vita politica e intellettuale dell’e poca.
Tra i pezzi più preziosi e curiosi della mostra c’è naturalmente la prima edizione delle “Avventure di Pinocchio”, pubblicata a Firenze dall’editore Paggi nel 1883. Accanto al volume è esposto anche il “Giornale per i bambini” del 1881, in prestito dalla Fondazione Spadolini, sulle cui pagine Pinocchio fece la sua prima apparizione il 7 luglio di quell’anno. La storia del burattino venne pubblicata a puntate, tra interruzioni e riprese, fino al 25 gennaio 1883, prima di essere raccolta in volume e diventare uno dei maggiori successi editoriali della letteratura italiana. Il Gabinetto Vieusseux, del resto, aveva riconosciuto immediatamente l’importanza dell’opera, acquistandone una copia appena pubblicata. Quell’esem plare della prima edizione oggi non è più presente nelle raccolte dell’istituto a causa dell’allu vione del 1966 che colpì duramente il Gabinetto Vieusseux. A sessant’anni da quella tragedia, la mostra racconta anche la storia dei libri salvati dall’acqua.
Tra questi figura la prima edizione inglese di Pinocchio, del 1892, sopravvissuta all’allu vione che per il suo prestigio sarà esposta al Salone Internazionale in Messico, testimonianza della precoce fortuna internazionale del capolavoro collodiano. E soprattutto un altro volume di grande valore storico e letterario: “I racconti delle fate” di Charles Perrault, con traduzione di Carlo Lorenzini, opera che segnò il suo avvicinamento al mondo della letteratura per l’in fanzia. Il libro porta ancora su di sé i segni dell’alluvione. Un documento che permette di toccare con mano lo straordinario lavoro di recupero e salvaguardia compiuto per restituire alla collettività un patrimonio che sembrava perduto. La mostra dedica inoltre uno spazio importante alla fortuna artistica di Pinocchio, personaggio che ha attraversato generazioni, linguaggi e forme espressive. Di particolare rilievo il prestito dall’Archivio Vinicio Berti: un cospicuo nucleo tra litografie, oli e commenti realizzati dall’artista per l’edizione di Pinocchio del 1981 e presentati per la prima volta nell’ambito di una vera e propria esposizione. Un’occasione per scoprire il burattino attraverso lo sguardo di uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento.
Ma il successo di Pinocchio non si esaurì con la storia immaginata dal suo autore. Fin dai primi anni successivi alla pubblicazione, il burattino divenne protagonista di un fenomeno editoriale sorprendente, quello delle cosiddette ’’Pinocchiate’’: nuove avventure, continuazioni e storie parallele che, con un linguaggio contemporaneo, potremmo definire veri e propri sequel e spin-off. Il pubblico voleva continuare a leggere le peripezie di Pinocchio e numerosi scrittori raccolsero questa eredità, inventando nuove vicende da collocare prima della sua trasformazione in bambino.
Tra i titoli più fortunati: “Il segreto di Pinocchio” di Gemma Mongiardini Rembaldi, “Il cugino di Pinocchio” di Momus, pseudonimo di Augusto Piccioni; “Pinocchio in Affrica” di Eugenio Cherubini. In occasione del bicentenario della nascita di Collodi, il Gabinetto Vieusseux si prepara a ripubblicare questi tre libri, offrendo al pubblico la possibilità di riscoprire, grazie alle copie anastatiche, una stagione poco conosciuta della letteratura italiana e di riflettere sulla straordinaria vitalità del personaggio di Pinocchio.

