C’è ancora tempo fino al 25 Ottobre per visitare e meditare sullo spettacolare scenario allestito da Giuseppe Modica negli spazi del Mattatoio a Roma con la sua pittura immersa nei valori infiniti dell’azzurro, a comporre una intensa sinfonia evocativa: la Sicilia come metafora, avrebbe potuto aggiungere il suo amico Leonardo Sciascia, allusiva del mitologico, incerto e perenne equilibrio degli elementi radicali della vita (acqua, aria, terra, fuoco).
Ho avuto il piacere e la fortuna di poter ammirare la mostra in compagnia di un amico e valoroso artista come Enzo Cucchi, per commentarla insieme ed ascoltare le parole di Modica, tutto poeticamente assorto nel descrivere l’effetto estetico dei suoi elaborati dipinti che attirano lo sguardo d’insieme e al tempo stesso suggeriscono la preziosa cura del dettaglio: sono paesaggi mediterranei, toccati dalla luce polverosa dell’estate siciliana, larghi orizzonti leggeri e sconfinati che avverti riposare emergenti dalle profondità abissali di un mare avvolgente, tutore delle più misteriose affinità elettive col fondo tellurico di magma che ribolle. Non a caso l’esposizione dei quaranta dipinti realizzati nell’arco quaranta anni, si riconosce nella eco suggestiva del titolo “Il fuoco nel mare”, ricavato dal simbolico e sottinteso al mito di Colapesce, per sottolineare la complessità estetica dell’ epitelio visivo. Commentando con l’autore tra le ariose pareti che accolgono l’esposizione, ci si è rivelato il pregio estetico della sua “pittura parlante”, che trapunge col fiato il miracolo della luminosità in un gioco plurimo di specchi schermati e rifrangenti. L’immagine “empedoclea” del mondo, dall’ elemento tellurico al colore del mare di Sicilia, è così mirabilmente evocata grazie ad una sapiente e minuziosa armonia di trasparenze, riflessi luminosi e geometrie spaziali che suggella il maggior merito dell’ arte di Giuseppe Modica.

