Lunedì 3 agosto 2026, ore 23:17

Sport

Carbonia, lo "Zoboli" non s'illumina più

È triste scriverlo, ma in questi giorni si è consumata, nell'indifferenza generale, l'ennesima crisi in seno al calcio sardo. Una crisi sotterranea, che nessuno vuol vedere, ma che ci tocca un po tutti, gli amanti isolani del calcio. Il Carbonia non c'è più. Una delle squadre più titolate della Sardegna, la seconda dell' isola, in assoluto, dopo il Cagliari, per risultati di prestigio conseguiti nel professionismo calcistico. La pesante situazione debitoria pregressa, stando al comunicato societario, ha reso possibile, purtroppo, ciò. Senza appello, così, di punto in bianco. Gettando, per la "seconda volta", senza colpo ferire un "colpo di spugna" al passato. Perché questo è stata la gloriosa Carbosarda degli anni Cinquanta, di cui il Carbonia ne ha ereditato, nella stagione 1959-60, il titolo sportivo. La Carbosarda per ben undici stagioni quasi consecutive, da sola, con il Cagliari in B, si è trovata a difendere ed a rappresentare onorevolmente la Sardegna in quella sorta di Serie C unica nazionale organizzata, allora, dalla Lega Nazionale di Serie B. Una sorta, per i tempi, di B 2. A confrontarsi con squadroni della Penisola, da Bolzano a Siracusa, passando per Empoli, San Benedetto del Tronto, Lecce, Catanzaro. Questa, però, è una storia diversa. Di calcio e miniere. Una storia unica, inusuale, nata nel 1939, quasi di pari passo con la città. Laddove calcio e storia economica s'intrecciano. Era, quello, il Sulcis minerario, delle grandi imprese parastatali che, sotto il Fascismo, investivano in Sardegna. Parliamo della Monteponi ed, appunto della Carbosarda. La storia economica racconta di investimenti nel sociale, di un territorio che, in quel momento, era il "traino" di tutta la Sardegna e di una città "modello" , Carbonia, costruita su quel sogno. Una città che attraeva forza lavoro e che, appunto, "sognava" anche nello sport. E nel calcio in particolare. Ora quel "sogno" si è spento. Si era, per la verità, già spento qualche decennio fa, quando il Carbonia fallì per la prima volta, "risuscitando" per via del titolo sportivo dello Sguotti. Ora, però, non è la stessa cosa. Soprattutto in un calcio sardo "povero" ed "orfano" delle grandi piazze. Calcio sardo che, arrivato a questo punto, dovrebbe fare una sana riflessione su se stesso e rispondere ad almeno una domanda. Sarà "scomoda" per alcuni, ma occorre farla. E' mai possibile che la Sardegna, senza nulla togliere a quelle realtà, in Serie D ora sia rappresentata da quattro paesi ed un quartiere di città? Qualcuno, anzi, tutti, 'tireranno fuori' dati e fattori organizzativi e di efficienza, presidenti e società "modello", e via dicendo. Ma qui il discorso, per quanto mi compete, è storico-economico, sociale e sportivo allo stesso tempo. Con il Carbonia tocchiamo una delle più gloriose società calcistiche dell' isola, la seconda per prestigiosi risultati conseguiti. In assoluto. E non parliamo solo di storia economica, sociale e sportiva, ma di persone, fatti ed eventi che l'hanno resa grande, quella storia.

Per la Sardegna intera. E di uno stadio, lo "Zoboli" attuale, che quegli avvenimenti li ha vissuti. Ed in questo immaginario le "luci" dello stadio minerario, si "illuminano" oggi, in questo presente senza identità e senza niente e vedono scorrere i grandi di quella Carbosarda: dai cannonieri Gennari e Turotti, con trascorsi importanti a Cagliari, al capitano, appunto, di ogni tempo, Zoboli, ex Juve, bandiera indiscussa di quella squadra, che aveva scelto Carbonia come seconda patria e seconda pelle. Dal cannoniere "triste" Bercarich, il "centravanti" giuliano degli esuli, la cui vita è stata, già di per sé, leggendaria: scappato alle foibe, si realizzerà nel calcio in Italia, fra Cagliari, Reggio Calabria, dove ha una via intitolata nei dintorni dello stadio ed, appunto anche Carbonia. Per arrivare a colui che, a buon diritto, può considerarsi il "mago" di quel sodalizio, mister Perani. Ma lo "Zoboli" è anche fatti ed eventi che, in prima persona, ha visto e vissuto. A partire, indirettamente, da quello che avvenne il 10 giugno 1956 a Venezia, in trasferta, dove la Carbosarda arrivò ad uno sputo dalla B. Era l'ultima giornata della Serie C nazionale a girone unico. Ed i minerari l'affrontano da primi della classe: Carbosarda 43, Venezia e Sambenedettese 42. In palio due posti per la B. Mai una squadra sarda, diversa dal Cagliari, ha raggiunto un risultato così prestigioso: arrivare da primi della classe, all' ultima giornata nella Terza Serie Nazionale di calcio. Ma il destino sarà beffardo. In quello che, all'ultimo atto, fu un vero e proprio spareggio- salvezza", i lagunari prevalsero 2-0. Al cospetto di ventimila tifosi di css ed in una partita "sospetta". Addio Serie B. Addio sogni di gloria. In cadetteria andranno Venezia e Sambenedettese. La classifica s'inverte: Venezia e Sambenedettese 44 punti, Carbosarda 43. Rimane, in assoluto, il risultato di prestigio, unico, ancora in una Sardegna che sembra aver dimenticato.

Ma lo "Zoboli", nel deserto attuale, riguarda anche un altro fatto che racconta molto della storia del calcio sardo e che ancora si vuole misconoscere. Questa è un'altra partita. Non un'amichevole, ma è il primo turno della Coppa Italia nazionale di Serie A, B e C. Ed è una partita del girone eliminatorio. Siamo nel giugno 1957 ed a Carbonia verrà a giocare la Fiorentina. Non una squadra qualunque, ma la Fiorentina vicecampione d' Italia e vicecampione d' Europa. Quella dei Montuori e dei Chiappella, per intenderci. E Montuori "lascerà il segno" anche lì, allo "Zoboli". La Viola passa 4-2, ma la Carbosarda non sfigura affatto. E, soprattutto, non sfigurato né i quindicimila tifosi sardi presenti, accorsi da tutta l'isola per vedere i campioni grigliati, ne l'impianto d'illuminazione dello stadio, inaugurato proprio per quella occasione. Perché, occorre ribadirlo proprio ora agli sportivi sardi immemori, a Carbonia si fissò una data ed un evento "miliare" del calcio sardo: si giocò la prima partita in notturna. Ora sembra, purtroppo, che questi "riflettori" si siano spenti. Lo "Zoboli" non s' illumina più. Rimane la storia, rimangono le gesta ed i ricordi di quella squadra che fece innamorare la Sardegna dopo il Cagliari. La Carbosarda, trovandosi nell' impossibilità di usufruire dell' impianto cittadino, per fare un esempio, alcune.partite della C le giocherà anche a Sassari, dove sarà ammirata e rispettata. E rimane, inevasa, la domanda iniziale in merito allo "status" del calcio sardo attuale ed alla crisi che pervade le sue "piazze" storiche: oggi è toccato al Carbonia, domani toccherà all' Olbia, dopo potrebbe essere invischiato la Nuorese. Fino a quando può durare tale situazione non considerando il fatto che la Sardegna sia un'isola e che tutto non può essere "condannato" da meri parametri "economicistici"?

Gianraimondo Farina

( 3 agosto 2026 )

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