Partiamo da un dato. Nel primo trimestre 2026, la produzione metalmeccanica registra un recupero dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e una crescita tendenziale del 2,6%. Il quadro generale resta tuttavia critico, a causa della contrazione degli ordini esteri e della tenuta finanziaria. Questa la fotografia scattata della 178ª edizione dell'indagine congiunturale di Federmeccanica sull'industria metalmeccanica-meccatronica italiana, presentati ieri a Roma. Secondo lo studio, le performance sono positive in quasi tutti i comparti, con l'unica eccezione dei prodotti in metallo (-2,4% congiunturale).
A trainare è soprattutto la ripresa della fabbricazione di autoveicoli e rimorchi (+13,6% tendenziale), che aveva registrato perdite superiori al 20% nel primo trimestre 2025. Seguono i comparti computer, apparecchi elettronici e ottici (+5,8%), metallurgia (+3,4%) e macchine e apparecchi meccanici (+2,8%). Più contenuti gli incrementi per apparecchiature elettriche (+0,8%). Se l'Italia mostra segnali di reazione, la produzione metalmeccanica nell'Ue diminuisce mediamente dell'1,0% rispetto al trimestre precedente. La Francia prosegue la sua crescita (+0,5%), mentre la Germania registra una contrazione del 2,6% e la Spagna riduce i volumi dell'1,7%. Nei primi tre mesi del 2026, l'export del settore è cresciuto del 4,8% su base annua. L'import è però aumentato ancor di più (+8,4%), determinando un avanzo commerciale di circa 10 miliardi di euro.
Le vendite all'estero variano a seconda dell'area: calano le esportazioni verso Germania (-5,6%) e Spagna (-6,0%), mentre i flussi verso i mercati extracomunitari crescono dell'8,6% su base tendenziale. L'export è in calo verso Cina (-9,5%), India (-15,3%) e Usa (-1,1%).Nonostante le previsioni a breve indichino una variazione positiva per la produzione totale, ci sono elementi di preoccupazione per tutto il settore. Il 26% delle imprese dichiara una diminuzione del portafoglio ordini, mentre il 32% ha registrato un aumento. Il 12% (+3% rispetto alla scorsa indagine) valuta "cattiva o pessima" la situazione della propria liquidità. Il 30% delle aziende ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione e il 14% di queste ha già fatto ricorso ad ammortizzatori sociali.
L'occupazione si mantiene stabile per il 72% del campione, mentre il 14% prevede aumenti e sempre il 14% ridimensionamenti. Il 59% delle imprese ritiene gli effetti del conflitto in Medio Oriente significativi e il 43% di queste teme che possano essere di lunga durata. Le conseguenze più pesanti riguardano l'aumento dei costi di produzione, in particolare quelli energetici (indicati dal 27% delle rispondenti) e le spese per trasporti e logistica (26%). Per quanto riguarda le misure correttive, il 31% delle aziende ha avviato rinegoziazioni contrattuali con clienti e fornitori, mentre il 26% sta procedendo alla diversificazione dei fornitori per mitigare i rischi. "C'è una questione industria che emerge, che ci auguriamo venga messa nell'agenda di chi poi ha le leve a livello europeo a livello nazionale, perché l'industria ha delle criticità evidenti". ha detto Stefano Franchi, dg di Federmeccanica. Franchi ha ricordato l'evento di qualche giorno fa a Taranto, quando il Consiglio generale di Federmeccanica è andato all'ex-Ilva per mandare "un messaggio molto forte e chiaro".
Rodolfo Ricci
