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Coronavirus 

Giostrai e circensi: l’allegria si è fermata mesi fa 

di Cecilia Augella

Più che una risata una smorfia di dolore per il popolo del "divertimento", giostrai e circensi, giunti oggi a Roma in piazza del Popolo, da tutta Italia, per far sentire il grido di aiuto di un settore duramente colpito dalle restrizioni causa pandemia. Circensi, spettacoli viaggianti, luna park, ma anche lavoratori di parchi giochi, ludoteche, sale per feste, sale eventi, animatori. Alcuni sono fermi da mesi, altri hanno riaperto in estate e ora si avviano a nuove chiusure. La situazione è drammatica.
"Vogliamo lavorare, è tanto che siamo fermi", dicono le voci della piazza, "sono una ditta individuale e voglio lavorare perchè pago tante tasse". E poi "tantissime famiglie aspettano ancora la cassa integrazione di maggio e giugno, le regioni hanno avuto 4 mesi e mezzo per mettersi in pari con la sanità pubblica, poi ci hanno richiuso".
Il problema, inoltre, da economico diventa sociale, e si incrocia con il pregiudizio.
"I nostri bambini nelle scuole non li fanno entrare, e non è giusto, hanno bisogno di istruzione come tutti i bambini", lamentano le mamme, "vogliamo che venga tutelato il nostro diritto di sosta abitativo", chiede chi vive viaggiando.
"Il nostro lavoro si svolge all'aperto, è un lavoro ancora sano, la gente viene sulle giostre all'aperto, è la cosa più bella che si può fare", spiega Luca Moruzzi, segretario nazionale Snisv (sindacato nazionale italiano spettacoli viaggianti) aderente alla Cisl.
Molte le sigle aderenti alla manifestazione: oltre a Snisv anche Felsa Cisl, Unav Spettacoli viaggianti, Ansva Confesercenti, Asvat Toscana, Snav Cgil, Asv, Unav Attrazionisti viaggianti.

( 22 ottobre 2020 )

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