Lunedì 23 febbraio 2026, ore 23:41

Giornata mondiale  

Giustizia sociale: condizione per pace, coesione e sviluppo sostenibile 

In un’economia globale che negli ultimi trent’anni è diventata più ricca e più produttiva, le disuguaglianze continuano a rappresentare una delle principali sfide strutturali del nostro tempo. Secondo i più recenti dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel 2025 il 53% del reddito globale era detenuto dal 10% più ricco della popolazione, mentre il divario di partecipazione al lavoro tra uomini e donne si attestava ancora a 27 punti percentuali. Numeri che non descrivono soltanto una disparità economica, ma riflettono una frattura più ampia nella distribuzione di opportunità, sicurezza e diritti. In questo contesto, la Giornata mondiale della Giustizia Sociale, celebrata ogni anno il 20 febbraio, richiama la comunità internazionale alla necessità di rafforzare politiche per il lavoro dignitoso, la protezione sociale e una crescita realmente inclusiva, capace di ricostruire fiducia e coesione in un mondo attraversato da profonde trasformazioni.
Oltre 800 milioni di persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema e circa 3,8 miliardi non hanno accesso ad alcuna forma di protezione sociale. Anche il mercato del lavoro globale mostra una stabilità solo apparente: sebbene il tasso di disoccupazione mondiale si aggiri attorno al 4,9%, centinaia di milioni di persone restano escluse da un’occupazione adeguata. 284 milioni di lavoratori vivono in condizioni di povertà estrema pur avendo un impiego, mentre quasi sei lavoratori su dieci operano nell’economia informale, senza tutele, con redditi instabili e una forte esposizione agli shock economici.
”La giustizia sociale è' sempre più importante perché implica uno sviluppo della giustizia generale che regola i rapporti sociali secondo il principio del rispetto della legge”, ha detto monsignor Juan Antonio Cruz Serrano, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione degli Stati Americani. Nel contesto attuale, aggiunge, ”la giustizia sociale è particolarmente significativa, poiché il valore della persona, della sua dignità e dei suoi diritti è seriamente minacciato dalla tendenza a privilegiare l'utilità e il possesso”.
Da parte sua la Cisl riafferma il proprio ”impegno irrinunciabile per la costruzione di un'economia e di una società più eque, inclusive e sostenibili”. In un momento storico segnato da crescenti disuguaglianze, dalla crisi del multilateralismo, dalla rapidissima trasformazione digitale e dall'urgenza della transizione ecologica ”la difesa della giustizia sociale non è soltanto un imperativo morale: è la condizione essenziale per garantire pace, coesione e sviluppo sostenibile a livello nazionale e globale”. Per questo ”richiamiamo il Governo, le istituzioni europee e la comunità internazionale all'impegno urgente e concreto sulle priorità che la Cisl indica da tempo quali pilastri di una società più giusta. A partire dal contrasto alla povertà lavorativa e alla precarietà che colpiscono in particolare giovani e donne. Servono buona contrattazione, partecipazione e un nuovo statuto della persona nel mercato del lavoro che assicuri protezione dall'inizio alla fine della vita attiva. Occorre rafforzare la protezione sociale con interventi strutturali mirati a sostenere le famiglie nel delicato equilibrio tra vita e lavoro e a garantire al contempo dignità e assistenza alle fasce di popolazione più fragili, in particolare anziani e non autosufficienti”. Ed è necessario ”assicurare una gestione giusta e inclusiva della transizione digitale e della transizione ecologica, perché nessuno venga lasciato indietro nei processi di cambiamento. La via giusta passa per il rilancio del dialogo sociale tripartito quale strumento privilegiato di governance del mercato del lavoro e delle politiche economiche. Questo è il senso del patto sociale che proponiamo a chiunque abbia spirito riformista e capacità di mettersi in gioco per il bene comune”. La Cisl auspica che istituzioni e parti sociali colgano questa ricorrenza internazionale non come un traguardo astratto ma come impegno concreto, ”perché una crescita economica che non assicuri benessere diffuso, diritti garantiti e opportunità per tutti non merita il nome di sviluppo”.
Giampiero Guadagni

( 20 febbraio 2026 )

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