Martedì 26 maggio 2026, ore 2:56

Magnifica Humanitas 

IA: persona al centro, no a derive per i lavoratori 

“Il lavoro resta una dimensione fondamentale dell'esperienza umana: non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”. Papa Leone XIV dedica ampio spazio al lavoro nella sua prima enciclica ”Magnifica Humanitas” sulla custodia della persona umana nel tempo dell'Intelligenza Artificiale, presentata lunedì mattina e che porta la data 15 maggio, 135.mo anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII.
Oggi, scrive Prevost, l'intreccio tra automazione, robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porterà, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realtà, i ’nuovi modi’ di lavorare non sono necessariamente migliori, perché ”mentre l'Ia promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora”. Per questo, contrariamente ai benefici dell'Ia che vengono pubblicizzati, ”gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessità di stare al passo con la tecnologia può erodere il senso della propria capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro”. Proprio per evitare questa deriva ”occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione”.
San Giovanni Paolo II ha ricordato che la disoccupazione è un male grave e che, soprattutto quando assume dimensioni massicce, essa può diventare una vera calamità sociale, che interpella in modo speciale la responsabilità dello Stato. ”Nella quarta rivoluzione industriale - sottolinea Leone XOV - questa preoccupazione si fa più acuta, poiché l’innovazione viene spesso accolta solo in funzione della riduzione dei costi e dell’aumento dei profitti. In alcuni contesti è realistico temere una contrazione significativa e rapida dei posti disponibili, con un effetto a catena che colpisce in profondità famiglie, giovani ed economie locali. In molti settori ciò si traduce già in nuove forme di precarietà e disuguaglianza, con remunerazioni molto elevate per una minoranza altamente specializzata e salari sempre più ridotti per una larga parte della popolazione attiva”. È certo auspicabile che la tecnologia sollevi l’uomo da lavori particolarmente gravosi, ripetitivi o pericolosi e che offra un sostegno intelligente all’attività umana, ”ma la regola generale deve restare la tutela dei posti di lavoro e del ruolo insostituibile della persona. L’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione, perché la persona umana è fine e non mezzo, e l’ordine economico deve rimanere sottoposto alla sua dignità e al bene comune”.
La Dottrina sociale della Chiesa insiste sul fatto che l'accesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualità umana di un modello di sviluppo.
Papa Prevost si rivolge ai sindacati: ”Le organizzazioni sindacali, che la Chiesa ha sempre sostenuto, sono chiamate ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori, per rappresentarli e difenderli in uno scenario in cui, senza scelte coraggiose, si profilano più povertà e più disuguaglianze, con una moltitudine di esclusi circondati da macchine e sistemi automatizzati che hanno preso il loro posto”.
In questa transizione ”non basta reagire quando i posti scompaiono, ma occorre governare in anticipo la trasformazione. Una via praticabile consiste anzitutto nel fissare criteri sociali per l’innovazione: ogni introduzione di automazione e di IA dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori, perché la tecnologia sia orientata a liberare tempo e capacità umane, non a produrre esclusione. In secondo luogo, è necessario che politiche attive rendano accessibili a tutti formazione continua e passaggi professionali, senza scaricare sui singoli l’intero costo dell’adattamento alle trasformazioni. Infine, serve una responsabilità d’impresa che includa la qualità e la dignità del lavoro tra gli indicatori di successo. Quando queste condizioni sono presenti, l’innovazione può diventare alleata di un lavoro più sicuro, più creativo e più dignitoso; quando mancano, essa tende a trasformarsi in un’accelerazione dell’ingiustizia”.
Quanto all’iniziativa imprenditoriale ”può essere una vera vocazione, capace di generare ricchezza e migliorare la vita di tutti, a condizione che riconosca la creazione di lavoro dignitoso e di valore come parte essenziale del proprio servizio alla società e non come variabile dipendente dal solo profitto”. Una società giusta richiede uno Stato presente e istituzioni civili capaci di superare la sola logica dell’efficienza, orientando esplicitamente risorse, creatività e norme a favore dei più vulnerabili. Invece di attendere i benefici di una crescita che ’alla fine’ ricadrà anche sui poveri, occorrono scelte che rendano la crescita inclusiva fin dall’inizio”.

Per la prima volta un Papa è intervenuto personalmente alla presentazione di una propria Enciclica. Prevost ha detto di ”sentirsi chiamato a guardare a un'altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con l'apertura al mistero e con le grida dei poveri e della terra che risuonano nel mio cuore. Mi sono giunte voci, molto inquietanti, su sistemi d'arma sempre più' autonomi, praticamente al di la' di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l'accesso all'assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie”. Insieme a queste voci, è risuonato forte anche ”il silenzio di chi non ha voce quando si prendono decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza”. Quindi l'ascolto è un'unica radice dell'enciclica. E da questo ascolto ”nasce una convinzione disturbante: l'urgenza di disarmare l'Intelligenza Artificiale”. Perché ”quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio”.
Prevost, ricordando i suoi anni di missione in Perù, ha raccontato di quando nel 2017 le piogge torrenziali e le inondazioni provocate da El Nino colpirono il nord del Paese: "Molte famiglie hanno visto le loro case inghiottite dal fango, e lo stesso è accaduto a molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.

Giampiero Guadagni

( 25 maggio 2026 )

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

Apre il numero una intervista a Guido Melis, Professore emerito di Storia delle istituzioni della Sapienza, saggista e politico

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Mostre

L'archetipo della disperazione

Presso la Fondazione Luigi Rovati-Milano la mostra Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg, a Picasso

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Anniversari

1976 Torino è lo storico scudetto

Il gol di testa in tuffo di Paolino Pulici al Cesena; la commossa gioia del presidente Orfeo Pianelli; la composta soddisfazione dell’allenatore Gigi Radice

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

© 2001 - 2026 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it