Enzo Bianchi il monaco ecumenico in dialogo con il mondo
È morto all'età di 83 anni Enzo Bianchi all’ospedale le Molinette di Torino dove era ricoverato per l’aggravarsi della malattia che l’aveva portato alla dialisi alcuni anni fa. Monaco, prolifico saggista, esperto biblista, fondatore delle Edizioni Qiqajon, Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute. Padre Enzo Bianchi è stato per molte generazioni un punto di riferimento. Il fondatore della comunità di Bose ha rappresentato per molte generazioni un punto di riferimento dagli anni del post Concilio, con la nascita di una esperienza monastica davvero inedita per la sua dimensione ecumenica che era ispirata proprio dalla sua esperienza di giovane affascinato dal Vaticano II, dallo studio della Bibbia, al ritorno delle radici evangeliche. Era innamorato del nuovo e aveva carisma e coraggio. Aveva incontrato la comunità dell’abbé Pierre; poi frère Roger Schutz della comunità monastica di Taizé. Aveva portato a Torino i primi gruppi ecumenici con gli amici dell’Azione Cattolica e della Fuci, nei primi anni Sessanta. Infine, proprio il giorno della conclusione del Concilio Vaticano II l’8 deicmebre 1965 aveva deciso di recarsi eremita nella Serra di Ivrea, nel borghetto abbandonato di Bose, per vivere la vita monastica seguendo le Regole di san Basilio, e che, insieme alla messa quotidiana, aveva riempito la sua infanzia e la sua giovinezza. Un percorso lungo e sempre più ricco che ha raccolto migliaia di viandanti e pellegrini, persone credenti e non credenti, cercatori di senso. Dalla piccola chiesa fino allo sviluppo tumultuoso della fine degli anni Novanta fino ai primi del nuovo secolo. In quell’angolo sperduto subito sotto la Serra morenica, donne e uomini, giovani e adulti, religiosi, cristiani e non sono arrivati in migliaia per condividere la vita e la preghiera dei monaci ma soprattutto per ascoltare Enzo Bianchi. Una prolifica attività editoriale, articoli, saggi, conferenze, una amicizia con Papi e vescovi, religiosi e preti e suore di periferia. Tanti cattolici laici e laici atei o agnostici. Tutti uniti nella volontà di cercare. Una comunità che negli anni Settanta e Ottanta era diventata un polmone d’ossigeno del cristianesimo attraverso un monachesimo capace di leggere la Storia ospitando a parlare Umberto Galimberti, Massimo Cacciari, Massimo Recalcati e tutti i maggiori esponenti dell’ortodossia e del mondo evangelico e riformato. Il priore non ha mai smesso di dar vita a cose nuove, tanto da realizzare altre fraternità a Cellole, a Ostuni, a San Masseo, a Gerusalemme. Nel 2000, dopo l’allontanamento per volontà della Santa Sede dalla sua comunità nel Biellese, Bianchi ha vissuto dapprima a Torino, ospite in casa di amici e poi nel 2021 in una filiale nel monastero in Toscana. A 80 anni, fonda la fraternità monastica Casa della Madia e nonostante la malattia, durante quello che definisce un “nuovo inizio” non smette di incontrare “fratelli e sorelle”, viaggiare e progettare il futuro: negli ultimi mesi, ha partecipato ai funerali del suo amico don Antonio Mazzi, ma non è riuscito a passare un pò di tempo al mare della sua amata Sardegna. Nonostante ciò, la sua agenda era ancora piena di impegni: questo autunno, ad esempio, avrebbe dovuto guidare un corso per cuochi.
Sostenuto da alcuni monaci di Bose a lui più legati, e alcuni laici, tra i quali Valentino Castellani, suo amico fin dai tempi dell’Università fonda con alcuni fratelli e sorelle la Comunità della Madia, ad Albiano non troppo distante da Bose. Continua fino all’ultimo a pensare, pregare, scrivere e dialogare. Ora che ha terminato la corsa terrena si affida al Dio di Gesù che ha testimoniato e tra gioie e dolori, provato a dire e vivere lungo i suoi oltre ottant’anni di cammino terreno.
Luca Rolandi

