Venerdì 6 novembre 2026, ore 18:15

Economia 

In Italia concorrenza stabile ma poche le nuove imprese leader 

L'economia italiana è in una situazione di tendenziale stabilità delle condizioni concorrenziali dell'economia italiana, sostanzialmente in linea con quanto osservato nelle altre principali economie europee e in controtendenza con quanto documentato negli Stati Uniti, dove sono peggiorate. E’ questo il messaggio che arriva dal rapporto congiunto "Lo stato della concorrenza in Italia" presentato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dalla Banca d'Italia. "Permangono tuttavia alcuni elementi di attenzione, tra cui l'elevata concentrazione in specifici comparti e la limitata contendibilità delle posizioni di mercato più rilevanti".

Secondo il rapporto, nel commercio all'ingrosso e al dettaglio il markup, un indicatore del potere di mercato, è cresciuto più della media degli altri settori, passando da 1,27 a 1,34 (7 punti percentuali) e ampliando il divario con il resto dell'economia. Il settore dell'energia ha registrato tra il 2010 e il 2023 "la crescita in assoluto maggiore del markup, pari a 11 punti percentuali». Inoltre «nell'industria i livelli di concentrazione sono eterogenei": il comparto dell'energia mostra valori elevati e "lievemente crescenti".

Il rapporto evidenzia poi rilevi per la concentrazione nei servizi. "il settore postale, il trasporto aereo, le telecomunicazioni e il trasporto marittimo presentano una struttura di mercato altamente concentrata; tra questi, il trasporto aereo e quello marittimo mostrano inoltre segnali di ulteriore consolidamento". Con riferimento alla demografia d'impresa, il rapporto Antitrust-Bankitalia evidenzia un quadro disomogeneo: a rilevanti comparti in cui la natalità netta permane negativa, come la manifattura e il commercio, se ne contrappongono altri, come le costruzioni, i servizi di informazione e comunicazione e le attività professionali, che hanno beneficiato di tendenze settoriali positive.

Dall'analisi della persistenza nelle posizioni apicali delle principali imprese all'interno dei diversi settori, emerge che un aumento della contendibilità delle posizioni di leadership ha interessato soprattutto il comparto energetico, il commercio, le attività di alloggio e ristorazione. Al contrario, il settore della raffinazione di petrolio e la fabbricazione di autoveicoli, nell'industria, e il trasporto marittimo e aereo, nei servizi, si sono contraddistinti per una maggiore stabilità delle posizioni apicali. Il Rapporto offre una lettura integrata di tre dimensioni della concorrenza: margini delle imprese, concentrazione del fatturato e dinamismo imprenditoriale. In Italia - si legge - "il rinnovamento imprenditoriale è stato frenato da una dinamica demografica sfavorevole: per gran parte dello scorso decennio le imprese che hanno chiuso sono state più numerose di quelle nate, una tendenza che si è invertita solo dal 2021".

Dal Rapporto emerge anche che le posizioni di vertice restano occupate in larga parte dalle stesse imprese, pur con segnali di maggiore ricambio negli ultimi anni. "Un sano funzionamento dei mercati richiede l'ingresso di nuove imprese e la crescita di quelle più produttive. Rimuovere gli ostacoli a questi processi può rafforzare gli incentivi all'innovazione e all'efficienza, con benefici per la produttività, la crescita e i consumatori". Dunque, la demografia di impresa ha avuto un ruolo importante nel determinare l’evoluzione dei mercati. Per gran parte dello scorso decennio la natalità netta d’impresa - misurata dalla differenza tra imprese entrate e uscite dal mercato - è rimasta negativa, limitando il ricambio imprenditoriale e la pressione competitiva sui leader di mercato.

La natalità netta è tornata positiva solo a partire dal 2021, in un contesto caratterizzato dalla forte ripresa dell’attività economica successiva alla pandemia, dal miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie delle imprese e dalle misure di sostegno (introdotte durante la pandemia e la crisi energetica), che hanno contribuito a preservare il tessuto produttivo nelle fasi emergenziali. All’interno dei singoli settori, si registra un’elevata persistenza delle imprese leader nelle posizioni di vertice, segnalando una contendibilità piuttosto limitata delle quote di mercato. Tale fenomeno si è tuttavia attenuato nell’ultimo quinquennio, coerentemente con il rafforzamento del dinamismo imprenditoriale e con i processi di ristrutturazione intervenuti in diversi comparti.

Rodolfo Ricci

( 6 novembre 2026 )

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