Sabato 20 giugno 2026, ore 6:31

Risiko bancario 

Intesa-Mps, Giorgetti: Mef neutrale sull’Opas 

Il Mef uscirà dal capitale di Monte dei Paschi di Siena. Ma attenderà la finestra di mercato più opportuna, in modo da massimizzare l'incasso". Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti conferma che non c'è nessuna fretta. Anche perché il timing dovrà necessariamente tenere conto del risiko bancario che vede in campo Intesa SanPaolo, con un accordo per la cessione di sportelli ad Unipol, ma anche le avance di Banco Bpm: un processo di consolidamento su cui, assicura, via XX Settembre avrà una posizione di "neutralità". La banca senese è oggi una preda ambita. Ma non è sempre stato così.

"Era una Cenerentola che non voleva nessuno, poi piano piano è cominciata a diventare interessante", ricorda Giorgetti in audizione alla commissione d'inchiesta sulle banche, ripercorrendo le tappe del progressivo disinvestimento del Mef: dall'autunno 2023 all'autunno 2024 ha ridotto la propria partecipazione dal 64,23% all'11,73%, poi ridottosi all'attuale 4,863%, che ha "un controvalore teorico di circa 1,6 miliardi di euro". Ora l'impegno dell'azionista Tesoro, come ribadito più volte, è quello di uscire dal capitale di Rocca Salimbeni: "ma occorre compiere questo passo alle migliori condizioni di mercato", avverte.

La modalità sarà quasi sicuramente quella dell'Abb (Accelerated Book Building, procedura accelerata di raccolta ordini), considerata una delle migliori soluzioni. Sulla tempistica si considererà l'andamento del prezzo del titolo, ma le valutazioni sui tempi della cessione dovranno tenere in considerazione anche il "processo di consolidamento in corso". Sull'Opas di Intesa SanPaolo - che ha tempo fino al 28 giugno per il deposito del documento di offerta alla Consob e le richieste di autorizzazione alle diverse autorità di vigilanza - c'è anche la notifica al golden power, la cui gestione è affidata ad un gruppo di coordinamento interministeriale presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Uno strumento "molto delicato" - lo difende il ministro - che il governo non usa "a casaccio": non è nemmeno un problema tra banca straniera e italiana, puntualizza, vale anche tra banche italiane "qualora venga messa in discussione la sicurezza nazionale".

In questo caso il Mef sarà "neutrale", ma il golden power "valuterà e in astratto può anche capitare di dover valutare se in quelle condizioni ci sono delle prescrizioni da fare", dice il ministro, ricordando il caso di Unicredit. Ma le sue parole allarmano le opposizioni: "Siccome il ministro dell'Economia deve essere arbitro e non giocatore, mi auguro che Giorgetti voglia precisare, altrimenti chiederemo che il governo venga in Parlamento a spiegare", afferma Cristina Tajani del Pd. L'audizione è anche l'occasione per rassicurare sulla solidità del sistema bancario (riconosciuta anche da un valutatore indipendente, e mai tenero con l’Italia come l'Fmi) e sull'andamento del credito: il 2026 è iniziato "con una crescita", vedremo come l'aumento dei tassi deciso dalla Bce "si riverbererà" su questo trend, osserva il ministro.

Mentre sul destino di Banco Bpm, con la francese Credit Agricole autorizzata a salire fino al 29,9%, il ministro se la cava con una battuta: "è come ai mondiali, se c'è Italia-Germania io tifo Italia, se c'è Italia-Francia io tifo Italia. Dopodiché le regole sono regole".

Non si è parlato invece di Mezziorno. "La Cisl valuta positivamente i dati diffusi oggi da Svimez che confermano, per il quarto anno consecutivo, una crescita del Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord. Si tratta di un segnale importante, che testimonia come gli investimenti pubblici, le risorse del Pnrr, la politica di coesione europea e gli strumenti di incentivazione stiano contribuendo a rafforzare la capacità di crescita delle regioni meridionali", ha sottolineato il segretario confederale Cisl, Ignazio Ganga.

"Particolarmente significativo è il dato relativo all'occupazione, che continua a crescere nel Mezzogiorno a ritmi superiori rispetto al resto del Paese, con un contributo rilevante del lavoro femminile e una maggiore incidenza dei contratti a tempo indeterminato. Questi risultati confermano che investire sul Sud non rappresenta un costo, ma una scelta strategica fondamentale per l'intero Paese. Quando cresce il Mezzogiorno cresce l'Italia. I dati Svimez mostrano inoltre con chiarezza il ruolo decisivo svolto dalle politiche pubbliche nel sostenere questa dinamica positiva. La crescita registrata negli ultimi anni è stata alimentata, infatti, dagli investimenti attivati dal Pnrr, dall'espansione delle opere pubbliche e dalle politiche di sostegno alle imprese, che hanno contribuito ad arrestare processi di divergenza territoriale che per decenni hanno caratterizzato il Paese".

Per queste ragioni, per la Cisl, sarebbe un errore indebolire, nelle scelte sul futuro della politica di coesione europea post 2027, la dimensione territoriale degli interventi. "Riteniamo invece che occorra rafforzare gli strumenti che stanno contribuendo alla crescita del Mezzogiorno, valorizzando il ruolo delle Regioni, delle autonomie locali e delle parti sociali nella programmazione e nell'attuazione delle politiche di sviluppo".

Rodolfo Ricci

( 19 giugno 2026 )

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