Nel 2024 il valore dell'economia non osservata, principalmente l'insieme del sommerso e delle attività illegali, è pari a 218,2 miliardi, in aumento dello 0,3% rispetto al 2023, a fronte di una crescita del Pil corrente del 3,2%. La sua incidenza sul Pil scende al 9,9% dal 10,2% dell'anno precedente con una riduzione di 0,3 punti percentuali. Lo indica l'Istat. L'economia sommersa si attesta a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi rispetto all'anno precedente), mentre il valore delle attività illegali scende a 19,8 miliardi. Ancora in crescita il lavoro irregolare: nel 2024 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità sono 3 milioni e 277 mila, di cui 2 milioni e 396 mila unità sono occupate come dipendenti.
Rispetto al 2023, il lavoro irregolare aumenta del 4,6%, pari a oltre 145 mila unità. Il lavoro non regolare cresce nella componente dipendente (+5,4%, +121,8 mila unità) e in quella indipendente (+2,7%, +23,4 mila unità). E' di 187,8 miliardi il valore dell'economia sommersa da sotto-dichiarazione e lavoro irregolare nel 2024 (+2,4 miliardi rispetto al 2023), indica inoltre l'Istat, aggiungendo che si riduce all'8,5% l'incidenza delle due componenti sul Pil. Nel 2024 il traffico di stupefacenti registra una lieve riduzione: il valore aggiunto scende a 14,9 miliardi di euro (-0,4 miliardi rispetto al 2023), mentre la spesa per consumi si attesta a 16,8 miliardi (-0,4 miliardi rispetto al 2023).
Nello stesso periodo i servizi di prostituzione mostrano una moderata crescita: il valore aggiunto e i consumi finali aumentano entrambi del 2,8%, arrivando rispettivamente a 4,2 miliardi e 5,0 miliardi. Si conferma marginale l'attività di contrabbando di sigarette che, sul complesso delle attività illegali, rappresenta una quota pari al 3,1% del valore aggiunto (0,6 miliardi di euro) e al 3,2% dei consumi delle famiglie (0,7 miliardi di euro). Entrando più nel dettaglio, nel 2024, l’incidenza del lavoro irregolare sull’occupazione totale aumenta in numerosi settori di attività economica. Gli unici comparti in controtendenza sono stati quelli dell’istruzione, sanità e assistenza sociale e degli Altri servizi alle imprese che segnano un calo, rispettivamente, di 0,2 e 0,1 punti percentuali.
I comparti nei quali si osserva l’aumento più consistente del tasso di irregolarità sono gli Altri servizi alle persone (+0,9 punti percentuali), l’agricoltura, silvicoltura e pesca e le costruzioni (+0,8 punti in entrambi). Crescite più contenute si rilevano nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e nella produzione di beni di investimento (+0,5 punti percentuali per entrambi), nella produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (+0,3 punti), nella produzione dei beni alimentari e di consumo (+0,2 punti) e nei Servizi professionali (+0,1 punti).
In agricoltura, settore fortemente caratterizzato da una significativa presenza di lavoro irregolare, la crescita del tasso complessivo, che passa dal 17,6% del 2023 al 18,4% del 2024, è interamente riconducibile alla componente indipendente, il cui tasso di irregolarità aumenta di 1,1 punti percentuali. Per i dipendenti si è registrata, invece, una flessione di 0,3 punti percentuali, in controtendenza rispetto a tutti gli altri settori, nei quali il tasso di irregolarità della componente dipendente risulta in aumento.
Per gli indipendenti, nel 2024 il tasso di irregolarità raggiunge il livello più alto dall’inizio delle serie storiche nei settori dell’Industria in senso stretto (12,6%), nel commercio trasporti, alloggio e ristorazione (16,8%) e negli Altri servizi alle persone (21,2%). Nel complesso, l’incidenza del lavoro irregolare è più rilevante nel terziario (14,2%) e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli Altri servizi alle persone (41,4%), dove si concentra la domanda di prestazioni lavorative non regolari da parte delle famiglie.
Rodolfo Ricci
