Ho realizzato questa intervista al nuovo editore del quotidiano La Stampa, Alberto Leonardis, alla Festa della Cisl Piemonte che si è svolta a Torino il 18 e 19 giugno dal titolo “Un’idea di futuro”. Futuro che riguarda in qualche modo anche lo storico quotidiano torinese, passato ufficialmente di mano a fine maggio di quest’anno dal Gruppo Gedi alla nuova società controllata al 51% da Sae (Sapere Aude Editori) di cui Leonardis è presidente e amministratore delegato. Oltre a La Stampa, SAE possiede i quotidiani il Tirreno, La Nuova Sardegna, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia Pavese.
Per Leonardis, la festa della Cisl è stata la prima uscita pubblica in Piemonte da nuovo editore del giornale che è stato per circa cento anni di proprietà della famiglia Agnelli. Classe 1966, il nuovo editore della Stampa è un abruzzese molto legato alle sue radici e alla sua terra, che si è fatto strada nel mondo dell’informazione italiana. È sposato, ha tre figlie e vive a Milano da una decina d’anni, città nella quale si è sempre sentito ben accolto.
Prima di entrare nel vivo delle questioni che riguardano La Stampa, parliamo un po’ de di lei. Chi è Alberto Leonardis?
“Intanto ringrazio dell’invito. Mi fa davvero piacere partecipare a questo primo evento pubblico promosso dalla Cisl. Io sono originario di un paesino della provincia de L’Aquila che si chiama San Pio delle Camere che è lo stesso paese dove è nato Franco Marini (applauso della platea). Nella mia infanzia ho avuto il piacere di conoscere anche Luigi Macario, che era amico di mio padre e che veniva in vacanza dalle nostre parti, e Pierre Carniti. La mia famiglia è sempre stata molto vicina al mondo sindacale e quindi mi fa davvero piacere prendere parte al vostro evento”.
Come è arrivato al mondo dell’editoria?
“Non mi piaceva fare il dipendente e mi sono messo a fare l’imprenditore. Nel fare l’imprenditore ho capito che la cosa che mi veniva bene era mettere assieme i capitali per sviluppare progetti condivisi. La mia prima operazione è stata la realizzazione del giornale all’università. Poi ho continuato nell’attività individuale mettendo assieme i capitali per rilanciare i giornali. La prima esperienza editoriale di un certo peso è stata quella del quotidiano abruzzese Il Centro acquisito da Carlo Del Benedetti e di cui sono stato azionista e presidente esecutivo. L’avventura che stiamo vivendo ora con la Stampa nasce 5 anni e mezzo fa. Ho messo insieme i capitali di imprenditori che vivono in vari luoghi d’Italia. In questo modo abbiamo acquisito il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. Successivamente La Nuova Sardegna e La Provincia Pavese. In seguito, abbiamo diversificato le nostre attività comprando società primarie nel mondo dell'organizzazione eventi e comunicazione d’impresa. L’acquisizione de La Stampa è il completamento di un'operazione che dà veramente il valore aggiunto che cercavamo. Un giornale nazionale, fortemente radicato nel Nord-Ovest, con ambizioni internazionali. Stiamo cercando la nuova sede a Manhattan, a New York, e La Stampa sarà un giornale che avrà un suo posizionamento importante anche negli Stati Uniti”.
Che effetto le fa essere diventato l’azionista di maggioranza del quotidiano che è stato prima della famiglia Agnelli e poi di John Elkann?
C'è tanto orgoglio e anche molta responsabilità. La Stampa è giornale con una storia importante. Un giornale che io ho sempre letto. Soprattutto per la sua pagina internazionale che è strepitosa. Forse la migliore. E tanto altro. Devo dire che siamo molto motivati, c’è un’atmosfera sia in redazione che nel management molto positiva. Cercheremo di portare quella che è la nostra autenticità, cioè un approccio molto operativo. Siamo gente pragmatica e mi fa molto piacere, dico la verità, che John Elkann sia rimasto socio del nostro gruppo, con una quota del 22%, attraverso una sua fondazione. E mi fa anche piacere che al progetto abbiano aderito soggetti piemontesi di grande portata all’interno della nostra operazione. Crediamo di poter fare qualcosa di buono, rilanciando anche dal punto di vista dello sviluppo questo giornale.
Di recente, a Il Foglio ha dichiarato che “la Stampa non sarà più il giornale degli ultimi anni”. Che cosa voleva dire e quali progetti ha in serbo per il quotidiano torinese?
Dall'analisi che abbiamo fatto sulla Stampa emerge una necessità: cambiare un po’ la linea editoriale. Cambiare la linea editoriale vuol dire fare un giornale di profilo, come dico io, più istituzionale, che abbia come punto di riferimento principale la nostra Costituzione, ma che riesca anche a raccontare ed entrare nel merito della narrazione. Quello che spesso accade è un approccio un po’ dirigista, direi, dell’editore o addirittura del direttore dei giornali, che cerca di trasferire sul giornale un pochino la sua agenda, a volte un pochino il suo pensiero. E questo è sbagliato quando uno fa l’editore puro. L'editore puro deve preoccuparsi di quello che i lettori si aspettano. I lettori di questo territorio si aspettano, dal nostro punto di vista, un giornale un po’ diverso, fatto di analisi nel merito, senza pregiudizio e quindi un racconto, una narrazione che tenga conto dei fatti e li racconti veramente per quello che sono.
Lei, che è uno dei pochi editori puri del panorama nazionale, come vede dal suo osservatorio il futuro dell’informazione italiana in questo momento di crisi strutturale?
Quando un'editoria è condizionata da interessi particolari ovviamente non è un'editoria oggettiva. Io credo e spero che nei prossimi anni si facciano avanti altri imprenditori per ragionare in termini di investimento sul core business dell’editoria e che non ci siano ancora imprenditori che facciano questo mestiere per sostenere altri interessi. Questo lo dico perché essere imprenditori puri permette anche una relazione maggiore di libertà. La libertà della redazione, la libertà della narrazione, esiste nella misura in cui non ci sono interessi particolari da portare avanti. Noi siamo editori puri nel senso che abbiamo un frazionamento talmente tanto esteso del nostro capitale per cui nessuno dei soci è dominante e quindi nessuno dei soci può esprimere, come dire, degli interessi particolari. Noi facciamo questo mestiere perché ancora riusciamo a fare degli utili. Chiuderemo l’anno con circa 270 milioni di euro di fatturato e un margine operativo lordo di circa 18 milioni di euro. Quindi, si riesce ancora, diversificando e stando attenti ai numeri, a fare un’editoria interessante.
Quali sono i progetti del suo gruppo editoriale per avvicinare i giovani alla lettura dei giornali?
Siamo diventati leader e punti di ferimento nazionali sul progetto scuola. Qualche anno fa abbiamo lanciato un progetto scuola, cioè un giornale, un inserto scritto dai ragazzi delle scuole medie e superiori che esce ogni settimana sui nostri quotidiani. La stessa cosa faremo sulla Stampa e questo progetto ci permette da una parte di entrare nel mondo delle scuole per far leggere il giornale cartaceo ai ragazzi delle scuole. Dall’altra, ci permette di poter ascoltare le emozioni, le sensazioni e la volontà di raccontarsi dei ragazzi nelle scuole e nel contempo ci dà la possibilità di formare ragazzi che poi in qualche caso assumiamo anche all’interno del gruppo editoriale.
I lavoratori dell’editoria sono tra i più esposti alle trasformazioni digitali. Come intende dialogare con le rappresentanze sindacali? E che rapporto ha con il sindacato e con la Cisl in particolare?
Ripeto, io ho una certa sensibilità rispetto al rapporto con il sindacato. Per me le cose si affrontano assieme, i problemi si affrontano assieme. La logica che io prospetto e che a me piace di più è immaginare il progetto verso il quale si va. La prima cosa che faccio io anche durante gli incontri con le forze sindacali, il Cdr e i poligrafici, è spiegare il nostro progetto industriale, la nostra missione. Quindi la prima cosa da fare è comunicare ai lavoratori qual è l’idea strategica che l’imprenditore ha in mente per coinvolgerli e per affrontare insieme i problemi. Le relazioni industriali sono fondamentali. Il sindacato è fondamentale. Per superare i problemi e lavorare insieme è fondamentale porsi con rispetto e ascolto verso agli altri, cercando di essere diversi da quello che ci sta succedendo intorno.
Rocco Zagaria

