Giovedì 11 giugno 2026, ore 20:02

Verso il Consiglio Ue 

Meloni: Kiev-Mosca, deve negoziare l'Europa 

Il sostegno pieno all'Ucraina; il bilancio a lungo termine dell'Unione europea; le sfide connesse all'economia e alla competitività globale, comprese le richieste dell'Italia, ad esempio sulla revisione del meccanismo Ets. E naturalmente la situazione in Medio Oriente, con la crisi in Iran che sembra vivere una nuova fiammata. Sono questi i temi principali su cui è ruotato l'intervento della premier Meloni prima alla Camera e poi al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
L'Europa, ha detto Meloni, ha il dovere di stare al tavolo con la Russia, evitare la ”cecità diplomatica” o ”l’autoesclusione”, ma per farlo in maniera efficace bisogna smetterla di ”procedere a tentoni” e con formati ”variabili. Esplicito il riferimento a Francia e Germania che sulla crisi ucraina stanno promuovendo riunioni ristrette insieme alla Gran Bretagna. Al contrario occorre stabilire ”in maniera univoca l'obiettivo del negoziato con Mosca, e poi individuare chi possa rappresentare gli interessi europei”, una figura autorevole, investita della fiducia degli Stati membri. Per contribuire a costruire le condizioni della pace ”occorre costruire solide garanzie per l'Ucraina e un'architettura di sicurezza di lungo periodo. Preservare l'unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, non è facile ma necessario”. E tuttavia ”coordinamento non significa delega. Diverse condizioni dipendono dall'Europa, impattano sull'Europa ed è l'Europa a doverle negoziare. La Ue deve essere pronta a guidare questo dialogo, farebbe un errore a subirlo”. Meloni frena invece sul percorso di adesione dell'Ucraina all'Ue, che ”deve proseguire nel rispetto del merito e della parità di tutti i Paesi candidati”. Insomma, sì all'Ucraina, ma al termine della guerra. La priorità resta la ”riunificazione” con i Balcani Occidentali. Ma "la nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta, concreta”. Parole che però alimentano dubbi dell’opposizione, in particolare del Pd che chiede un sostegno più convinto a Kiev.
Per quanto riguarda la competitività e la risposta alla crisi energetica, dopo la flessibilità ottenuta nei giorni scorsi (anche se per investimenti verdi e non per gli sconti carburante), Meloni continua a chiedere una revisione drastica del meccanismo Ets, lasciando anche capire di essere pronta a intervenire ancora sui carburanti, in particolare per l'autotrasporto.
C'è poi la situazione in Medio Oriente. Meloni ribadisce: ”L’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarla”. E auspica che la crisi si risolva al più presto ma ”questo non significa stare fermi”; ed è è necessario ”muoversi con responsabilità, proteggendo i militari presenti nell'area e la libertà delle rotte commerciali”. Non si possono alterare unilateralmente le regole di transito nello stretto: ”Hormuz non riguarda solo Hormuz” e dunque ”serve una risposta ferma e responsabile della comunità internazionale”. E ancora: ”L’Italia intende sostenere misure contro coloro che come i coloni violenti fomentano l'odio e l'estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l'inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Rispedisco al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l'Italia e poco dignitose per Israele”.
Sulle comunicazioni della premier sono state in tutto 8 le risoluzioni presentate alla Camera. Unica quella presentata dalla maggioranza. C’è poi quella dei vannacciani di Futuro Nazionale. In ordine sparso le opposizioni: ogni forza di minoranza ha depositato un proprio testo (6 in tutto).
Pur senza citare le armi, nella risoluzione il Pd ribadisce il pieno sostegno a Kiev ”mediante tutte le forme di assistenza necessarie” e chiede di ”garantire la prospettiva dell'ingresso dell'Ucraina nell'Ue”. Il M5s parla di ”aumentare le misure di sostegno umanitario e gli aiuti alla popolazione” ma di ”"interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine”. Mentre per l'adesione all'Ue chiede di ”verificare” il rispetto dei criteri previsti per tutti candidati. Posizione simile quella di Avs: l'iter per entrare in Ue sia ”senza deroghe o scorciatoie”.
Giampiero Guadagni

( 11 giugno 2026 )

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