Il mondo bancario e assicurativo prova a fare muro contro l'entità del contributo da 5 miliardi di euro chiesto dal governo tra le coperture per finanziare la prossima legge di bilancio. Mentre quello energetico ricorda di aver "già dato" con il decreto bollette. "C'era un accordo triennale siglato dal governo e sarebbe stato in vigore per i prossimi 3 anni. Io ci ho creduto", ricorda il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. "Bisognerebbe considerare anche altre imprese", sottolinea il manager ammettendo che si tratta "di una manovra complessa". Una posizione analoga la esprime anche il mondo energetico.
"Le aziende elettriche hanno avuto un decreto bollette non più tardi di qualche mese fa. Non mi pare che il settore elettrico abbia fatto poco, anzi", argomenta l'ad di Enel Flavio Cattaneo. L'esecutivo intanto resta in attesa del dialogo con la Ue sul perimetro di utilizzo dei fondi per la flessibilità sull'energia prima di approvare la manovra, una prima risposta informale alle proposte italiane potrebbe arrivare nel weekend. Mentre si fa strada l'ipotesi di una possibile riunione del Cdm il 28 ottobre per il via libera al testo. Nella maggioranza ci sarebbe un cauto ottimismo sul possibile esito della trattativa con Bruxelles. Intanto il vice premier Antonio Tajani ha avuto un colloquio informale con il presidente di Unipol Carlo Cimbri - ipotizza di estendere la partecipazione alla misura anche agli istituti statali come Cdp. Un contributo alla manovra da "tutto il mondo finanziario, non soltanto banche e assicurazioni. Credo che debbano essere coinvolte anche Cassa depositi e prestiti e altre realtà".
La possibilità, però, riscontrerebbe alcune perplessità tra gli alleati di governo visto che si tratterebbe di un passaggio di risorse tra una partecipata e lo Stato. Il leader azzurro, nel corso della riunione di maggioranza a Palazzo Chigi, avrebbe avanzato anche una proposta per tenere in piedi parzialmente l'ampliamento del taglio dell'Irpef, con l'aliquota del 33% estesa gradualmente prima ai redditi fino a 55 mila euro e poi a quelli fino a 60 mila. I tecnici del Mef e la Ragioneria, però, avrebbero avanzato dubbi sulla copertura del provvedimento. Anche la premier Giorgia Meloni, viene riferito, durante il vertice tra i leader non avrebbe chiuso rispetto alla possibilità di intervenire nuovamente sul taglio dell'Irpef per il ceto medio, ma sempre però in relazione a come si concluderà il dialogo con Bruxelles.
Il taglio delle tasse al ceto medio è una misura sentita anche da FdI, che però porta avanti una valutazione sulla difficile spendibilità del provvedimento anche in vista delle prossime elezioni. Intanto, il deficit 2025 dell'Italia al 3,1%, il rapporto debito pil al 136,7%. L'Istat ha notificato i dati dei conti pubblici del 2025 a Bruxelles secondo quanto previsto dalle regole del trattato di Maastricht, confermando le indicazioni fornite le scorse settimane. "Sulla notifica trasmessa dall'Italia non sono state espresse riserve" da parte della Commissione (Eurostat), è scritto nella nota che sottolinea come "i dati contenuti in questa nota sono coerenti con quelli diffusi lo scorso 5 ottobre". Nel 2025 l'indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche (-69.736 milioni di euro) è stato pari al -3,1% del Pil, in diminuzione di 5,1 miliardi rispetto al 2024 (-74.835 milioni di euro, corrispondente al -3,4% del Pil).
Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari allo 0,8% del Pil, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024. La spesa per interessi che, secondo le attuali regole di contabilizzazione, non comprende l'impatto delle operazioni di swap, è stata pari al 3,8% del Pil, in leggera riduzione rispetto al 2024. I dati del debito delle Amministrazioni Pubbliche per gli anni 2022-2025 sono quelli pubblicati dalla Banca d'Italia e sono anch'essi coerenti con il Sec 2010. Rispetto al 2024 il rapporto tra il debito delle AP e il Pil è aumentato di 2,5 punti percentuali.
Rodolfo Ricci
